i fatti dopo il ragionamento

Cara

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Cara | Blog diPalermo.it

Fra tutte le sigle che orbitano intorno al pianeta rosso sangue dell’immigrazione (Cpa, Cie, Sprar…) Cara è senz’altro la più pacifica e tranquillizzante. Significa semplicemente “Centro di accoglienza per richiedenti asilo”, ma l’acronimo suona caldo e avvolgente come un abbraccio affettuoso. Come una delle più belle canzoni d’amore di Lucio Dalla: “Tu corri dietro al vento e sembri una farfalla…”.

Se poi a Cara accostiamo l’immagine delle villette a schiera di Mineo che ospitarono le famiglie dei militari Usa di stanza a Sigonella, il combinato disposto evoca più il villaggio di Heidi che un lager per reclusi in quarantena. Cara gente che viene da lontano, Sicilia oh cara…

Alla fine però lo scenario idilliaco si dissolve in un vortice di lerciume che mescola mafia e malaffare, politica marcia e ruberie lottizzate. Un business da duecento milioni di euro: quello cresciuto negli ultimi anni intorno alle villette di Mineo, a forza di appalti pilotati, scorciatoie amministrative, assenza di controlli. E così anche quella parola dolce, pulita e rassicurante cambia di colpo significato. L’accoglienza ai migranti? Cara, carissima, troppo cara.

(Fabrizio Lentini su Repubblica.it)

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