i fatti dopo il ragionamento

La sconfitta di Crocetta

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La resa di Gela che segna il tramonto dei ras della vecchia non politica, la scalata dei 5 Stelle, il paradosso di un Pd che esulta per la vittoria di un candidato che non voleva. I ballottaggi in Sicilia. Dove tutti vincono e tutti perdono Crocetta Sicilia Affonda | Blog diPalermo.it

“Abbiamo la stessa forza del centrodestra alle elezioni del 2001”, gongolava Davide Faraone nei giorni della Leopolda sicula. Sono passati pochi mesi e il turno amministrativo smentisce l’entusiasmo che accompagnava le parole del plenipotenziario di Renzi in Sicilia. Il giorno dopo il turno di ballottaggio vede certificare la sconfitta del Pd.

Una sconfitta che si misura non solo con gli eclatanti risultati negativi di Enna e Gela, ma anche – per quanto possa apparire paradossale – con vittorie che hanno visto il Pd subire la scelta dei candidati. Agrigento ne è l’esempio lampante. Un Pd capace di esultare per la vittoria, netta e al primo turno, di un candidato che non voleva ai danni del candidato scelto attraverso lo strumento delle primarie del Pd stesso. Un paradosso pirandelliano che però non ha impedito alla dirigenza democratica di intestarsi una vittoria in cui il partito è stato, ad essere generosi, spettatore non pagante.

Perde Crocetta. La sconfitta di Gela pesa sul piano simbolico assai più che su quello sostanziale. Gela negli anni del vero 61 a 0 era stata un’enclave assediata. La città più importante e popolosa non governata dal centrodestra in Sicilia, la culla delle fortune di Crocetta che, da sindaco, aveva iniziato una rincorsa che lo avrebbe portato prima a Bruxelles e poi a Palazzo D’Orleans. E proprio a Gela il Movimento 5 Stelle ha deciso di dare battaglia. Caricando il risultato ben oltre il mero dato amministrativo. Crocetta ha accettato lo scontro e ne è uscito con le ossa rotte. Ma lo stesso M5S deve essere cauto nel cantare vittoria. I risultati di Gela ed Augusta, sommati al successo al primo turno a Pietraperzia, nell’Ennese, mostra la vitalità del movimento ma anche, per il sistema elettorale regionale a turno unico, la non autosufficienza dei grillini ad oggi.

C’è poi il centrodestra, o quel che ne rimane. Senza leaders, senza una precisa strategia e costretto a nascondersi dietro liste civiche. Basterebbe paragonare i dati elettorali per accorgersi di un turno che, nel migliore dei casi, appare come un brodino caldo a un malato grave e moribondo. E comatoso appare, a guardare bene, l’intero quadro politico e democratico nell’isola. Con l’astensionismo ovunque e di gran lunga primo partito. Un elemento sempre citato nei comunicati stampa del giorno dopo e completamente dimenticato dopo 48 ore. Frutto di una disaffezione che si legge senso di inutilità della politica ma anche di un quadro politico schizofrenico con alleanze a geometria variabile. Qui con lo schema dell’Ars, lì con quello del governo nazionale, nel comune vicino con un altro schema ancora. Ma sempre con confusione.

Di certo domani Pd e Crocetta saranno impegnati in una corsa degli sciancati per recuperare spazio e protagonismo. E il M5S cercherà di capitalizzare al massimo i risulti ottenuti. Sullo sfondo c’è la Sicilia. Con tutti i suoi drammi e una politica sempre più debole e senza idee. I tempi del 61 a 0, con buona pace di Faraone, sono lontanissimi nella regione dove vincono tutti e perdono, forse qui il vero segnale di novità, i grandi ras a Enna come a Bronte


[ Immagine: fotomontaggio originale di diPalermo - Policy]

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