i fatti dopo il ragionamento

La mostra dell’amico

di

Gli animali squartati dell'artista austriaco Hermann Nitsch, il sospetto di una Palermo culla dell'avanguardia più estrema e una verità banale che uccide la tua illusione di cambiamento Hermann Nitsch | Blog diPalermo.it

Animali squartati e budella da toccare. Persino il sangue che macchia i camici bianchi usati per il “Teatro delle orge e dei misteri” dell’artista austriaco Hermann Nitsch diventano parte integrante dell’opera. Un ritorno all’istinto, ai riti primordiali e dionisiaci per purificarsi ed afferrare il senso della vita, della morte e della bellezza. Un linguaggio tanto estremo e crudo, il suo, che è stato censurato in Messico. La sua mostra con tele, video ed oggetti feticcio poco adatti ad animi sensibili cercava dunque una terra aperta e all’avanguardia cui approdare. Questa terra è l’aspirante capitale della Cultura bocciata: Palermo.

Ma sono già più di 8 mila le firme raccolte in rete per bloccare l’evento previsto per il 10 luglio. Perché molti – non necessariamente animalisti o vegani – Nitsch e la sua carica di violenza (esercitata per giunta su bestie inermi) non li vogliono. E si stupiscono pure che la mostra possa aver ottenuto il patrocinio del Comune.

Non è in discussione la libertà di espressione: nessuno può mettere un limite all’arte, nessuno può sancire la soglia oltre la quale il “comune senso del pudore” non può essere oltraggiato. Se Sciascia e Pasolini avessero rispettato sensibilità ed idee dominanti non avremmo mai avuto “Il giorno della civetta” e “Salò o le 120 giornate di Sodoma”. Più banalmente, se Raffaella Carrà non avesse mostrato l’ombelico per stuzzicare il dito di un malizioso Alberto Sordi saremmo ancora a una tv che vieta pubblicità di deodoranti considerando sacrileghe le ascelle. Nitsch dunque può squartare e macellare quanto gli pare: se a qualcuno non piace, semplicemente non va a vederlo.

Piuttosto mi chiedo come mai una città come Palermo, in cui negli ultimi dieci anni sono state ospitate al massimo un paio di mostre degne di rilievo, in cui la bellezza e l’arte nella miglior delle ipotesi vengono ignorate, nella peggiore deturpate, si erga ora a patria delle più estreme avanguardie artistiche. Perché quest’interesse improvviso per le performance controverse di un artista peraltro sconosciuto ai più? Qui, dove si piangono quattro ficus e dove vige troppo spesso la regola dell’omertà, ecco che si staglia di colpo e con orgoglio la libertà più sfrenata di parola? Incredibile. Sublime.

Finché non scopri che la spiegazione – a differenza delle opere di Nitsch e di un’altra petizione lanciata ieri a sostegno dell’artista con meno di 100 aderenti – non ha davvero nulla di rivoluzionario, anzi è quanto di più stantio, radicato ed ormai insopportabile possa esistere a queste latitudini: l’austriaco è un amico. Guarda caso proprio dell’assessore comunale alla Cultura, Andrea Cusumano, con cui collabora da due decenni. Svelato il mistero, mentre ti si macellano le braccia e un’altra illusione di cambiamento ferita, sanguina.

21 commenti

Lascia il tuo commento
  • 22 giugno 2015 09:44

    Ti dirò Sandra, squartare e macellare non è arte. Non lo è mai stata e, almeno per me, non lo sarà mai. E’ solo un gesto di barbarie. Così come non riesco porpio a paragonare questo artista esaltato alla Carrà, a Pasolini o Sciascia. Nessuna loro trasgressività ha mai raggiunto questi livelli di lucida follia. E in nome dell’arte non intendo farlo ora. Uno scritto, un quadro, una scultura, un monumento devono emozionarmi, lasciarmi senza fiato per la bellezza, l’armonia, i sentimenti. Animali morti, sangue e interiora per “rievocare le orge dionisiache, attraverso la “sacralità” del gesto efferato, e scuotere le coscienze per raggiungere una sorta di catarsi e purificazione” mi sembrano solo un’enorme porcheria. Porcheria che ovviamente non andrò a vedere. Per questo ho firmato anche io la petizione. E non perché sono un’accanita animalista. Solo perché rispetto la vita di tutti. Animali compresi. Nella petizione, così solo per farvi sapere, c’è scritto che secondo la “Dichiarazione universale dei diritti degli animali dell’Unesco del 1978, nessun animale deve essere usato per il divertimento dell’uomo, che ogni atto che comporti l’uccisione di un animale senza necessità è un biocidio, cioè un delitto contro la vita e che le scene di violenza di cui animali sono vittime devono essere proibite a meno che non abbiano come fine di mostrare un attentato ai diritti dell’animale”. Poi se a Palermo, ultima città del mondo, sono state raccolte più di 8mila firme allora vuol dire che 8mila persone pensano e hanno un cuore grande così. Ai 100 che vogliono la mostra consiglio solo qualche seduta psicoterapica.

  • 22 giugno 2015 10:07

    non sono d’accordo. fermo restando che io non andrò a vedere una mostra di armali squartati, non trovo scandaloso il fatto che l’artista sia amico dell’assessore. se si fosse trattato di un artista meno controverso il problema non sarebbe stato sollevato.

  • 22 giugno 2015 11:53

    Visto che si paragona Nitsch a Pasolini o Sciascia..
    Qualcuno sa dirmi allora dove sia il confine tra arte e psicosi?

  • 22 giugno 2015 12:01

    L’Italia continua ad essere il paese in cui tutti parlano credendo di sapere. È un po’ come la teoria Gender. L’importante è presumere e sospettare. Informarsi, documentarsi, studiare costa fatica

  • 22 giugno 2015 12:26

    Ma come si fa a definire Nitsch un artista sconosciuto?
    Ma aprire quanto meno Wikipedia prima d’imbrattare la carta, no?
    Direi che in una città lasciata ad inaridire impietosamente dai suoi stessi abitanti, avere un assessore con delle effettive conoscenze (anche personali) nel campo dell’arte internazionale (quella da manuale, quella che si studia nelle scuole e nelle università, pensa te) sia una benedizione insperata.
    Ma forse non ne vale la pena, l’immobilismo vi s’addice decisamente di più.

  • 22 giugno 2015 12:42

    forse sarebbe il caso che l’autorice dell’articolo si documentasse un minimo su come funziona il mondo dell’arte contemporanea. Scoprirebbe che, in un mondo talmente complesso e privo di valutazioni assolute (se non quelle del costo delle opere, che spesso lasciano il tempo che trovano), le relazioni personali sono uno strumento fondamentale. E, d’altronde, funziona così a Palermo come a New York. Solo che, a Palermo, negli anni ’00 eravamo abituati ad assessori alla cultura che conoscevano al massimo 4 artistucoli del quadrilatero di via Libertà, adesso abbiamo un assessore alla cultura che conosce artisti significativi a livello mondiale. Mi sembra un grosso passo avanti

  • 22 giugno 2015 13:17

    Ho scritto “sconosciuto ai più” a Palermo. Ed e’ un dato di fatto. Che sia su wikipedia (in genere mi documento diversamente) che lo conosca lei o io non lo rende per questo piu’ noto. Per ma la mostra è la benvenuta e mi pare di averlo scritto. Gradirei solo che le cose si basassero sul merito e non sulle amicizie. Perché senza questo legame con l’assessore questa mostra qui non sarebbe mai arrivata e voi fini intenditori di Nitsch avreste dovuto viaggiare per vederlo (immagino l’avrete già fatto tante altre volte). Infine non mi piacciono le mistificazioni: far credere cioè che noi qui siamo l’avanguardia del mondo, cultori dell’arte e della libertà di espressione, quando in realtà stiamo facendo solo un favore ad un amico non è proprio edificante. Dopo la censura in Messico, anche il New York Times ha difeso l’artista, ma la mostra è approdata in Sicilia non negli USA…

  • 22 giugno 2015 17:36

    In effetti, da quando Palermo ha come Assessore alla Cultura un artista di fama internazionale, mi sento a disagio: troppe conoscenze e contatti diretti, che rischiano di tornare utili alla città. Bisognerebbe tornare ai bei vecchi tempi, quando quel posto era occupato da persone estranee agli ambienti artistici, così i contatti erano mediati da “operatori culturali” che facevano lievitare i costi…

  • 22 giugno 2015 18:54

    Cosa vuol dire la dichiarazione dei diritti dell’animale:’
    Unesco 1978, nessun animale deve essere usato per il divertimento dell’uomo, che ogni atto che comporti l’uccisione di un animale senza necessità è un biocidio, cioè un delitto contro la vita e che le scene di violenza di cui animali sono vittime devono essere proibite a meno che non abbiano come fine di mostrare un attentato ai diritti dell’animale”.
    Nessun animale deve essere usato per il divertimento dell’uomo (??? È così? non mi sembra) e inoltre nella mostra non c’è alcun fine ludico.
    Ogni atto che comporti l’uccisione di un animale senza necessità è un biocidio (????? E’ così? Non mi sembra) e inoltre nella mostra nessun animale viene ucciso , sono animali già macellati.
    Le scene di violenza di cui gli animali sono vittime devono essere proibite (?????? Devono essere nascoste, non si può fare un documentario su come avviene una macellazione, non si può riprendere una corrida, un uomo che frusta in cavallo ecc?) Inoltre nelle performances la violenza avviene su un animale già morto.
    A cosa servono queste dichiarazione dei diritti?

  • 22 giugno 2015 19:14

    Ma che articolo è? L’amicizia tra Nitsch e Cusumano sarebbe un motivo per rifiutare la mostra? Le ‘amicizie’ da rigettare sono quelle che creano i fenomeni ‘di clientela’. Qui di clientelismo non ne vedo. Non ce n’è nemmeno l’ombra. La verità è che il vostro bigottismo non trova sbocchi, e non volendo perdere la parvenza di un pensiero liberale, non riuscite a trovare buoni motivi per condannare qualcosa che, in realtà, repelle solo il vostro moralismo da due soldi. Ma non potete ammetterlo ovviamente, da bravi ‘intellettuali’. Piantatela e non venite. State a casa.

  • 22 giugno 2015 19:34

    Proviamo a chiamare le cose con il loro nome: “Amicizia” è un conto, essere il “direttore principale della Orgien Mysterien Theater Orchestra di Hermann Nitsch dal 2008” è ben altra cosa!
    A casa mia questo si chiama “conflitto di interessi” ed andrebbe evitato…

  • 22 giugno 2015 21:02

    E a Napoli come è andata?

  • 22 giugno 2015 21:51

    Il problema è che non si può affermare ben vengano queste manifestazioni, solo in nome della libertà di espressione ma sbagliando la valutazione sul merito.
    L’articolo parla chiaro, macellazione di animali, violenze su bestie inermi e problematiche di amicizie tra l’assessore e l’artista.
    Nella prima parte mancano gli elementi, non c’è macellazione, bestie inermi e pertanto non ci sono neanche i presunti diritti, salvo che per i diritti non vogliamo indorarci di ipocrisia. E manca anche il pensiero che sottende alle opere dell’artista, viene proprio travisato. Non c’è trasgressione. Nella seconda parte il nodo cruciale sarebbe nel ruolo dell’assessore che non so in che modo dovrebbe valutare sui meriti eventuali artisti.
    Sono opere che possono non piacere, ovvio, non tanto per le tele, ma per le performance. Non ha effetto piacere, non vuole averlo, per questo non è ludico, non c’è divertimento.
    Per forza di cose o si approfondisce il pensiero che sottende alle opere dell’artista o si rifiuta la fruizione. Non ci sono alternative.

  • 23 giugno 2015 11:31

    Il dramma dell’arte contemporanea è l’intento della fruibilità per tutti. Leggendo alcuni commenti mi verrebbe da consigliare vivamente a Nitsch di riconsiderare i soggetti impiegati nella realizzazione delle sue opere : meno animali e più persone.

  • 23 giugno 2015 14:26

    Io chiedo a Tulumello e agli altri che qui vorrebbero insegnare come funziona il mondo dell’arte, e che rivendicano conoscenze internazionali, cosa c’è di artistico nelle performance da depravati, malati di mente, intesi come riti catartici, di seguito descritti dallo stesso individuo austriaco.
    COPIO TESTUALMENTE:
    Fin dalla fine degli anni 50 il progetto di Nitsch è infatti molto ambizioso: liberare anima e corpo dalle frustrazioni attraverso riti catartici collettivi.
    Nitsch però ci tiene a spiegare la necessità dell’“efferatezza”: «È solo passando attraverso i più bassi istinti dell’uomo che può avvenire la catarsi. Quando squartiamo un animale, sentiamo le sue viscere calde, beviamo il suo sangue, ritorniamo in contatto con qualcosa di primitivo che ci appartiene. È in questi momenti che esce fuori la nostra natura, che non è né buona né cattiva, è semplicemente il nostro istinto. Può essere anche violento, ma la violenza fa parte del mondo ed è meglio esorcizzarla in un rito collettivo che reprimerla. Viviamo in una forma di depressione latente, siamo anestetizzati. Le mie Azioni sono un modo per avvicinare la vita alla morte ed è da questa esperienza che usciamo più forti. Ecco perché la gente che partecipa mi ringrazia». Le celebrazioni, i culti, le pratiche religiose sono il materiale dal quale Nitsch attinge.

  • 23 giugno 2015 16:12

    Adesso non so quali tele e quali filmati porteranno a Palermo, ma tra le opere dell’artista la figura umana sacrificata non è certo assente. Aumentando o diminuendo non si risolve niente.
    Probabilmente gli animalisti hanno confuso la rappresentazione con l’esecuzione materiale in corso nelle performance.
    Per cui il cadavere dell’animale squartato viene visto come macellazione in forma di sevizia.
    I macelli sono perfettamente operativi ovunque e i macellai ci hanno ormai fatto il callo a svolgere il loro lavoro.
    L’animale viene mangiato e anche le budella a Palermo vengono mangiate, dai tempi della fame storica.
    Ma oltre all’assenza di trasgressione il sacrificio dell’animale è solo in parte oggetto delle rappresentazioni, e può solo in parte essere oggetto di discussione o dibattito.
    Il tema centrale potrebbe essere il sacrificio in sé, un vecchio tema religioso. Che coinvolge l’animale l’uomo e tutta la vita biologica, più estesamente è il sacrificio cosmico, che sottende alla vita.
    A parte che quanto è avvenuto a Città del Messico sarebbe da raccontare meglio, è curioso come in una terra nota per delle civiltà in cui i sacrifici umani abbondavano al punto da far rischiare l’estinzione del gruppo, ora si sconvolgono per delle rappresentazioni artistiche, con una petizione dettata da una forte difesa animalista.
    Comunque per me è troppo cruento e forse non c’è condivisione con il pensiero di fondo dell’artista, anche se lo trovo interessante.

  • 23 giugno 2015 18:20

    Siamo cresciuti tutti accompagnando la mamma dal macellaio che espone capretti squartati e quarti di bue sanguinolenti con le costole a vista. Amici stranieri inorridivano davanti alle nostre macellerie, per noi era tutto normale, ci siamo abituati da sempre. E ora? Orrore!!!
    Mah…. Secondo me Palermo è proprio la città nella quale dovrebbe sollevare minor scandalo, una mostra del genere. E comunque, l’arte non si censura, al limite si manda deserta la mostra. Vietare proprio no!
    Approfitto del pulpito per chiedere all’assessore così bene introdotto di provare a portare a Palermo Kapoor e la sua “Vagina della Regina”. Sarebbe un colpo eccezionale per questa città bigotta e provinciale.

  • 23 giugno 2015 20:25

    Rispondo a Marco il cui commento è apparso dopo il mio.
    In parte rimando a ciò che ho già scritto.
    La vita biologica è composta da organismi che si mangiano tra di loro. Questo è un fatto. E l’essere umano ne fa parte.
    Dal sacrificio cosmico nasce la vita, compresa di esistenza e morte che nasce anche dal semplice impatto con l’ambiente, tutta la vita umana e del mondo è di fatto violenta.
    Nelle performance non viene di fatto squartato un animale vivo, quindi tutto il rosso, il caldo delle viscere è solo rappresentazione, per buona parte è colore, in piccola parte sangue. C’è il cadavere dell’animale questo è vero.
    Ma non ci sono diritti applicabili ai cadaveri degli animali (qualora i diritti degli animali sopra citati fossero in genere rispettati). E quindi gli animalisti hanno preso secondo me una bella cantonata.
    Poi ci sono figure umane crocifisse, oltre a quelle animali, con membra e genitali squartati ecc. che sono riproduzioni (operatori con camice bianco a parte)
    Quindi le performance sono di tipo rappresentativo e rituale, con fini a dire dell’artista catartici, una funzione che lui applica come possibile all’arte, che a differenza, sempre a suo dire, della religione, ha un compito intermedio.
    Io non condivido questa possibilità catartica nella partecipazione, ovvero ho dei dubbi, ma può essere interessante studiare le reazioni e le contraddizioni del pubblico.
    Per me l’effetto è esageratamente cruento.
    Ps: io mi dissocio più dai metodi di produzione che dallo sfruttamento oculato in sé degli animali e della natura in generale.

  • 25 giugno 2015 14:59

    “Internet dá diritto di parola a legioni di imbecilli” cit. Umberto Eco

  • 27 giugno 2015 09:49

    L’articolo è di un’ignoranza stratosferica. I commenti lo sono ancor di più. Ergo, non dico nient’altro perché andrebbe agli occhi solo di ignoranti

  • 27 giugno 2015 10:08

    Bravo Alex, gira i tacchi e cambia aria.

Lascia un commento