i fatti dopo il ragionamento

Il Cavaliere Inesistente

di

Lo scandalo del Catania, un presidente, Pulvirenti, che non è mai stato bello neppure da sfottere e un vero caro nemico che oggi ci manca più che mai. Si chiamava Angelo Massimino Pulvirenti | Blog diPalermo.it

Questa è la storia del Cavaliere inesistente in salsa di Norma. Antonio Pulvirenti, presidente del Catania Calcio 1946 in carica fino alla perdita virtuale della cittadinanza che i suoi sventurati concittadini gli tributeranno con approssimativa certezza, non è mai stato bello neppure da sfottere. Che lo sostenga uno sfegatato, mai trapiantato d’altra fede posticcia, tifoso del Palermo – inchino alla teca della coppa Lipton – sottrae poco alla serenità del postulato.

Quel tifoso, infatti, appartiene alla generazione mentale prima che anagrafica di coloro che – ben lungi dal volemose bene e da affermazioni insipide quanto troppo importanti per essere dette senza svaporarle, come #lefamiglieallostadio – “non gli diamo confidenza”. Spiego. Guardo con tenerezza beffarda i babyboomers rosanero che vivono la rivalità con i rossazzurri alla pari, dando alla loro pure ma meno rilevante realtà calcistica, il peso di avversaria. Rivalità è rango.

In questo, sono bravi, e da sempre, i catanesi, infuocati forse da sangue meno riflessivo e, in qualche caso (e non temo smentite) portatori di una visione da specchio distorto sulla portata delle cose. Delle città, delle due squadre. Sono stati sempre più arrabbiati di noi, al derby. Va bene, altroché. Mi ricordano, quando vincono, la figlia cinquenne di una mia amica che, ripresa duramente dalla mamma per un urlo nel silenzio in pubblico, improvviso e incredibile, rispose: “Ma’, che ci posso fare se non riesco a trattenermi quando mi viene un attacco di gioia?”.

Gioia. Noi non siamo (sempre) così, portiamo anche le tare del pudore stitico dell’impero. Le ultime vicende, di attacchi, agli etnei, possono darne soltanto di panico, scoramento, perdita immane e irragionevole: pare, infatti, e pare assai – ne sono convinti gli inquirenti, qui si attendono giudizi processuali, per costume non tifante – che Pulvirenti, insieme con altri, abbia maneggiato una serie di incontri nell’ultimo torneo di B per evitare al Catania la retrocessione. Ce l’ha fatta, ma soltanto per restituirgliela, con ogni probabilità, adesso. E con sommo, indecoroso, disdoro.

La rabbia, proprio, e la rivalsa: le leggerò attraverso due storici presidenti del Catania, uno nel bene (il Cavaliere, purtroppo ormai inesistente, Angelo Massimino) e uno nel male. Che dico, nel ridicolo, che del male è maligno servile giullare. Nino Pulvirenti, appunto. Massimino era un vero, caro nemico. Di quelli che ci vai a cena, se lui ti fa l’onore di dirti sì. Commovente, intelligente, sui problemi di lessico vangava addosso quintali di passione e competenza polverosa da campi veri e reietti.

Straordinario pretattico – in ogni senso, dialettico e calcisticamente primordialmente romantico – lo ricordo con affetto sincero saltellare come un bambino quando venne (lui, sì, prima che i giocatori, energicamente e magari anche finanziariamente stimolati) a vincere, e bene, nella Favorita di un Palermo straforte, stralanciato verso la promozione dalla C1 alla B, 1992-1993. Gli interessava solo quello, e fu 0-2, il Catania cincischiante dell’intero campionato ci irretì in un rombo di centrocampo magistrale. Ci zittì col gioco, cosa che, a onor del vero, ho visto accadere poche volte. Tre anni dopo il Cavaliere se ne andò, lasciando la Sicilia tutta un po’ più sola, mentre viaggiava in auto alla volta di Palermo, dove ora i viadotti scricchiolano.

A cavallo fra ’80 e ’90, ricordo Nino Musella – pace alla sua travagliata memoria – a due metri da noi piccoli ultrà atteggiare le sue mani napoletane a deretano e urlarci: “Ci stanno rompendo il c… Tifate! Forza!”. Tifammo, come sempre, il Catania conteneva e ripartiva lasciandoci, per larghi tratti, bava e sangue nell’inseguimento. Era un derby giocato a Trapani, Ninetto si era fatto tutta la pista di atletica per incendiarci, lui mago irrealizzato che correva col contasudore. A Trapani, giocavamo, in quello stadio oggi sotto l’ingranditore dei magistrati per una presunta combine fra le due squadre, che hanno le tifoserie gemellate. Insieme cantarono “Palermo vaffanculo”, soltanto pochi mesi fa, uniti in un unico effimero attacco di gioia fasulla che faceva il verso all’infamia (sì, infamia) dei ventimila cartoncini vergati con la B esposti al Cibali in occasione della nostra ultima retrocessione. Adesso, almeno in questi giorni, affanculo ci vanno altri. Forse gli stessi dei cartoncini.

Pulvirenti, Cavaliere mai esistito, e la rabbia, dicevo. Mi ha fatto calcisticamente male, questo imprenditore che ha recentemente incassato colpi anche in altre vicende, stavolta di mercato. Ha tentato di farmi perdere lo spirito del “non gli diamo confidenza”, che è garanzia di pacca sulla spalla, magari di schiaffo del soldato, o ancora di gragnuola di reti quando vengono, benedette. Iniziai a seppellirlo nel concetto di uomo di sport quando, improvvidamente e senza fatti in mano, bollò i tifosi del Palermo ingabbiati come responsabili degli incidenti che costarono la vita all’ispettore Filippo Raciti. Lo dimentico compiutamente adesso, preso com’è, nella incancellabile durezza dei nastri registrati, a parlare (molto lo lascia pensare) presumibilmente di partite da addomesticare. Non come un professionista, bensì neofita. Anche in questo.

Ci si aspetterebbe di aprire una valigia metropolitana, ma si sbatte su un codice cifrato che, mi si creda, annoierebbe pure i miei nipotini infradecenni. Se poi si riflette sulla probabile origine materiale dell’inchiesta – cioè il telefono messo sotto controllo dopo che lo stesso Pulvirenti aveva denunciato presunte minacce da parte di tifosi esasperati – si spera soltanto di stare sognando. Poi, confesso, si sorride. Del “contesto”, del linguaggio scontato, leggibile, grezzo, manesco se l’aggettivo è apponibile alle parole telefoniche. Tutto il mondo è paese, si dirà. Ma oggi, suo malgrado e su tutte le prime pagine, è Catania il paese.


[ Immagine: di autore incerto disponibile su internet - Policy]

17 commenti

Lascia il tuo commento
  • 24 giugno 2015 08:26

    Questo sì che è un articolo da incorniciare, non la lagna buonista letta ieri sempre su questa testata. Complimenti all’autore, sottoscrivo ogni parola.

  • 24 giugno 2015 08:57

    Templare, ognuno ha la sua sensibilità e il suo modo di vedere le cose.

  • 24 giugno 2015 11:14

    Mascara da 50 metri null’altro

  • 24 giugno 2015 12:33

    Indubbiamente Alfiere. Io preferisco questo. Agli etnei, prossimi al ritorno nel nulla che gli compete, rimarrà il ricordo della vetta massima mai raggiunta: il 4-0 a Palermo ed il gol da 50 metri del sorcio Mascara. Potranno raccontarlo ai nipotini.

  • 24 giugno 2015 17:08

    Avrebbero fatto meglio a comprarsi l’amalgama…

    Ad Alessandro rispondo con una citazione (Templare sarà d’accordo con me):
    “il ricordo di un piacere non è più piacere. Il ricordo di un dolore è ancora dolore.”
    Tra qualche hanno lo capirai…

  • 24 giugno 2015 20:07

    Personalmente resto indifferente al dramma sportivo catanese. Dispiaciuto per quei tifosi che vivono la rivalità con il Palermo come un semplice evento sportivo, felice per quegli altri che hanno gioito per le nostre disgrazie. Così non scontento nessuno.
    Per il resto nessuna pietà per Ninuzzu, personaggio che si è definitivamente qualificato.
    E il loro futuro è assai nero. Una società in legapro o in serie D, con una dirigenza ad oggi assente che non può espletare le formalità per l’iscrizione a qualunque torneo federale, una montagna di debiti e un parco giocatori svalutato. In più il mutuo e i costi di manutenzione di Torre del Grifo. Chi avrà la voglia di comprare una società in terza o quarta serie la cui unica certezza è la montagna di debiti?
    Dal giorno della sventolata dei cartoncini con la serie B non gliene è andata bene neanche una.

  • 24 giugno 2015 20:09

    P.S. Bellissima la citazione di Max

  • 24 giugno 2015 21:20

    E’ vero! Da quando hanno gioito per la nostra retrocessione hanno subito solo la legge del contrappasso!
    Io ho già espresso la mia idea: oggi, se non avessi assistito allo schifo di 2 anni fa, da parte di tifosi catanesi e ancor più giornalisti sportivi che esultavano per la nostra disgrazia, sarei, e ol dico sinceramente, ma veramente sinceramente ( ci si creda o no) molto dispiaciuto per i guai attuali del catania. Perchè ribadisco sempre lo stesso concetto: siciliani siamo!
    Ma da allora ho giurato odio contro questi colori rosso-azzurri. E purtroppo, ahimè, godo per i loro guai attuali. Ma mi dispiace per quei catanesi tifosi che però lo sono come me, che come me avevano una simpatia per il catania quando incontrava le squadre dell’italia continentale. Se esistono tifosi del catania che oggi simpatizzano per il palermo ( o qualunque squadra siciliana ci fosse al posto del palermo) quando incontriamo squadre del centro-nord, mi dispiace veramente per loro. Ma solo per loro.

  • 25 giugno 2015 19:15

    “sempre più arrabbiati, al derby”.
    Pezza “Odio Catania” sempre a seguito dei tifosi palermitani. Fai un po’ tu chi è arrabbiato e chi porta il pudore stitico (!) dell’impero.
    “Pulvirenti Cavaliere inesistente”.
    Senz’altro, ma quantomeno mosso da passione sincera. Chi ha tal Zampalesta ai comandi, cui certamente le origini palermitane purosangue suscitano afflati di passione verso la rosella squadra, ha ben da parlare.

    Ma fateci il piacere, babbazzi

  • 25 giugno 2015 20:05

    Si calmi, passerà.

  • 25 giugno 2015 23:02

    Ennesimo articolo che la dice lunga sulla “tifoseria” della palermo bene…. Non cambiera’ mai nulla

  • 26 giugno 2015 08:38

    Se lei dal nome imperscrutabile avesse strumenti per argomentare la stranezza che ha scritto, certamente la cosa trasparirebbe da un commento articolato e leggibile. Grazie per l’attenzione.

  • 26 giugno 2015 11:57

    Non condivido una sola parola di questo post………..sono e sarò sempre rosanero nel midollo ma se i tifosi del Catania furono meschini nell’esporre le b, altrettanto lo sono quelli del Palermo che oggi gioiscono delle disgrazie del Catania. Preferisco vederli in serie A e gioire battendoli in campo che gioire perchè finiranno in lega pro o in D.

  • 26 giugno 2015 15:02

    Scusi Luca, ha sentito gioire qualcuno? Me, è difficile, così come è improbabile definire quanto sopra un “post”. Se lei è rosanero e leale fino al midollo, io ci metto pure i gangli. Credo sia esattamente questo il senso se, come pare che sia, il loro presidente li ha vilipesi a tal punto. Se poi non è chiaro, faccio ammenda, sarò più fortunato la prossima volta. Ma un po’ di attenzione e riflessione in più, forse, non guasterebbe. Saluti e forza Palermo.

  • 27 giugno 2015 01:53

    Salvatore Ferro, nessuno può avere le prove, per carità. Però la avverto che ho il fortissimo sospetto che Luca sia un catanese che si spaccia per palermitano. E’ una tattica vecchia, lui la attua da molto tempo su questo sito. Ha già partecipato ad altri post spacciandosi per palermitano in modo da legittimare il suo parlare contro palermo. E spesso cambia nome a secondo l’articolo da commentare o anche all’interno dello stesso articolo.

  • 28 giugno 2015 07:23

    Un catanese non userebbe la parola “meschini”

  • 29 giugno 2015 00:01

    Un catanese però equipara le due meschinità, facendo finta di dimenticare che mentre a catania fu una gioia che travalicava i confini del puro tifoso ( vedi giornalisti delle emittenti private, contro ogni deontologia professionale) e inoltre molto esteriorizzata e spettacolarizzata ( vedi funerale e manifestazioni di piazza varie), a palermo se c’è piacere per i guai del catania, non lo stiamo dimostrando platealmente e anzi con compostezza ( almeno rispetto ai catanesi). Quindi piff…ma unnè che pure tu sei catanese ?? 😀

Lascia un commento