i fatti dopo il ragionamento

Il ferry boat volante

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In diretta dal volo Meridiana New York-Palermo. L'oasi siciliana al Terminal 1 fra immigrati di ritorno, nuovi Kennedy, aspiranti Soprano e valigie attaccate con spago ed elastico Aereo | Blog diPalermo.it

Diretta dal volo Meridiana IG 3933 dal JFK di New York a Palermo, una navetta volante che tutte le stagioni estive riporta a casa migliaia di italo-americani (ed un numero crescente di turisti) verso la Sicilia bedda. Il caro Carlos (autista messicano con la passione per Laura Pausini) mi lascia puntuale al Terminal 1 del JFK. É stata una settimana intensa, divisa tra tanti incontri di lavoro e la scoperta di nuovi amici. Spiegare a tante agenzie di viaggi americane perché portare la loro clientela in Sicilia è impresa ardua. Convincerli che la nostra sia anche una destinazione per il luxury travel un’impresa faraonica. Ma il brand Sicilia cresce bene e l’interesse per le eccellenze della nostra isola molto alto. Inoltre, ho sempre amato il rischio e le sfide difficili (e poi questa è la terra di Indiana Jones).

Nuovi amici. Usando la “guida” di mio compare Lucio, incontro alcuni splendidi personaggi da lui raccontati e ormai a pieno titolo annoverati tra i miei grandi amici: dalla bella e talentuosa Anna Maria, stilista bagherese doc e vulcano in continua eruzione (che prima o poi si farà scannare a legnate per il suo politically incorrect e sense of humour) all’incredibile Laura, cantante di spessore, dotata di grande arguzia e sensibilità con la quale ho avuto il privilegio di dissertare della nostra passione comune. Conosco poi la dolce Gisella (dispensatrice di cultura italo-newyorkese e dritte indispensabili) e il cagnolo (simpaticamente parlando) palermitano Pierpaolo, grande ingegnere, profondo conoscitore di ogni angolo della Manhattan che conta che mi porta in giro in vespa (sembriamo due grattini in trasferta). Palermitani profondamente legati alla propria città, alla propria terra. La settimana vola ed è tempo di tornare a casa.

Il terminal 1 di JFK è un’oasi multietnica. Un gran vociare, un’incredibile babele di culture sovrastata da una lingua sovrana: il siciliano. All’imbarco dimentico il rammarico per non avere potuto visitare il museo dell’immigrazione di Ellis Island (prima tappa per milioni di immigrati che partivano dall’Italia sperando di stabilirsi negli Stati Uniti) dato che varie generazioni di italo-americani e sofferte evoluzioni sociali vengono incredibilmente annullate, qui e oggi. Tante valigie attaccate con lo spago e l’elastico. Peter che saluta la mamma (“mamá, viri i ruormiri nnu plein ca ti call you quannu arrivi m’paliemmu), la nonna Rose in sedia a rotelle che bacia i suoi 50 familiari venuti a salutarla e il caro nipote del cuore Enzo (“grammá, si cari u plein ma lassi a to casa?”) e qualche sparuto turista americano che riprende questo trattato vivente di antropologia con il nuovo Apple watch per condividerla in tempo reale su Periscope.

A bordo tanti siparietti colorati: si va dai vecchietti di Favignana emozionati di tornare a casa dopo una vita di stenti (“Ai left Favignana ppà malura, ma quantu mi mancau u me paisi”) alla coppia mista (lui una sorta di Tony Soprano, con collana d’oro massiccio al collo, lei un perfetto mix di chirurgia plastica e tacco 12 di Jimmy Choo concentrate in 1 solo metro cubo) desiderosa di apparire ai loro paesani come la nuova famiglia Kennedy. Tante famiglie, tanti volti, tante generazioni. Il volo fila, otto ore per arrivare a casa. Sono le 5 del mattino. Applauso di rito al comandante (figuriamoci), tante lacrime, tanta emozione. Superato il ritiro bagagli, ecco la muraglia umana. Centinaia di parenti e amici attendono gli zii, i nonni, i cugini. Welcome home! Viva Palermo, Viva Santa Rosalia.

2 commenti

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  • 25 giugno 2015 15:09

    Come si fa a non amare tutto questo? È una dimensione parallela quella dell’Italo-Americano.
    Hai colto nel segno Dario Ferrante. Osservatore dall’occhio nobile e amorevole verso questa simpatica e talvolta ancora drammatica realtà.
    Grazie.

  • 25 giugno 2015 19:39

    Le radici profonde non gelano mai.

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