i fatti dopo il ragionamento

E se tu fossi gay?

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Io, diversamente eterosessuale. Il Pride a Palermo e il mio outing a favore dei diritti civili e la giustizia. Perché spesso basterebbe solo guardare fuori dal nostro giardinetto per respirare un'aria migliore Pride | Blog diPalermo.it

Faccio outing: sono diversamente eterosessuale. No, non è una confessione sui miei gusti privati, che non interesserebbe a nessuno. Si tratta più di un’attenzione per i diritti civili e la giustizia, che non dovrebbero mai essere appannaggio di minoranze. Eppure in Italia se sei precario ti occupi dei diritti dei precari, se sei anestesista ti si ritrova in prima linea nelle battaglie a favore delle epidurali, mentre gli edicolanti protestano per la crescita delle testate on line e i barbieri per i tagli che li riguardano. Non che la cosa mi stupisca più di tanto, ha del naturale, viviamo in una società ad individualismo esasperato, e ciascuno deve tutelare i propri interessi. Non così dovrebbe essere per la nostra classe politica e dirigente, la quale sarebbe opportuno che si occupasse di temi ad ampio raggio.

In Italia dei diritti delle coppie di fatto, dei matrimoni e delle adozioni di coppie omosessuali, se ne occupa principalmente il Vaticano, l’istituzione meno esperta nel ramo. Come se i problemi della chiesa venissero affidati a una congregazione di atei.

Il Pride, che dovrebbe essere un’occasione per discutere di una legislazione un tantino più civile, si trasforma spesso in una disputa teorica tra favorevoli e contrari al matrimonio omosessuale, tra organizzatori del Family Day e del Pride. Però a molti sfugge una differenza sostanziale: non ho mai sentito un gay dichiarare di volere annullare il matrimonio tra etero, rivendicare diritti che toglierebbero qualcosa a qualcun altro, ma solo di rendere tutti uguali, come recita la costituzione.

Troppe volte una discussione che dovrebbe riguardare tutti, il carattere e la personalità di uno Stato, il grado di educazione e di crescita di un popolo, viene delegato alle organizzazioni omosessuali, come se riguardasse solo loro. Non è così. Le leggi si fanno, si modificano, si adattano, perché sono giuste, dovessero pure riguardare un solo individuo. E un’ingiustizia è tale anche se non mi danneggia direttamente. Oggi se un componente di una coppia gay finisce in ospedale, il compagno non ha alcun diritto di conoscere la prognosi, se muore non ha alcuna reversibilità della pensione, né diritti ereditari acquisiti per legge.

Dice: “Ma la famiglia tradizionale è un’altra cosa!” Sì, è un’altra cosa. Né migliore né peggiore, e non ha ragioni valide per essere privilegiata. Dice: “Ma l’adozione no! I figli devono crescere con un padre e una madre”. Questi psicologi da un tanto al chilo, che devono decidere sulle vite degli altri, che problemi hanno avuto per stabilire cosa è meglio o peggio per l’educazione di un bambino? È difficile distaccarsi dal pensiero dominante, dal luogo comune brandito come un’arma di etica suprema. Ma proviamoci, e cerchiamo di rendere migliore questo Paese anche guardando fuori dal nostro giardinetto. Così quando usciremo fuori si respirerà un’aria migliore.

37 commenti

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  • 27 giugno 2015 09:11

    non riesco a cogliere il messaggio di questo inutile articolo. A volo di uccello diversamente abile parla di tutto e di niente. Meno male che la realtà supera la fantasia e in tanti casi il pregiudizio e ti fa vivere la vita come può, senza che qualcuno lo stabilisca a priori. Che ci piaccia o meno il mondo va avanti. Viva l’America…

  • 27 giugno 2015 09:24

    Caro Marco, mi trovi perfettamente d’accordo. In Italia siamo pronti a rivendicare un diritto solo se questo corrisponde a un interesse personale o di categoria. Non abbiamo ancora capito la differenza.
    L’anno scorso mi trovavo ad Amsterdam in occasione del Gay Pride e la cosa che più mi ha sorpreso è stata la partecipazione. Era la festa di tutti. Ad assistere alla parata c’erano coppie etero e coppie omosessuali con i loro bimbi. Uno striscione arcobaleno scendeva persino dal campanile di una chiesa. Per noi sarebbe impensabile.

  • 27 giugno 2015 09:36

    @giusy, se ti sforzi puoi capirlo anche tu. a meno che non tu non abbia avversione verso froci e lesbiche, e in quel caso non ce la puoi fare mai.

  • 27 giugno 2015 10:15

    @Giusy con la y (sei inglese?), non ho capito cosa vuoi dire, parti dal fatto che non cogli/capisci, giudichi un’ articolo inutile in base a cosa? Parli di voli di uccelli e di diversamente abili, poi di realta’ che superano la fantasia, e chiudi con VIVA L’AMERICA? Mi sento confuso. Il discorso di Marco mi sembra chiarissimo , il tuo non mi pare proprio, la prossima volta al posto di fare copia incolla senza leggere metti in moto il neurone.

  • 27 giugno 2015 10:57

    Caro Marco, a forza di respirare un’aria migliore che ci ritroviamo in una società come la nostra in declino;l’epoca in cui viviamo è un’epoca di una societa in decadenza, decadenza morale e di conseguenza viene la crisi esistenziale, sociale ed economica, si economica perché quando non hai più valori, l’unico valore che egoisticamente ci attacchiamo sono i soldi, senza tenere conto come di fanno e questo perché dobbiamo respirare nell’aria del giardino del vicino accanto. Capisco il tuo dissenso, tu non sei il primo arrivato, tu sei un artista che io stimo molto, un artista a tutto campo come pochi, una persona molto intelligente e colta, che è abituata ad avere a che fare con persone gay e capisce che non hanno niente diverso da te, anzi sono persone più sensibili di tanti altri, e non ti piace che siano discriminati, anche a me non piace, io sono d’accordo alle unioni civili per avere dei diritti che non hanno, ma per favore non chiamiamolo “matrimonio”, perché il matrimonio è solo maschio e femmina. Come l’adozione, un bambino non è u n giacattolo; deve avere il “diritto” di avere un padre e una madre, é un principio inalienabile, un si può dare un diritto e calpestarne un altro. La chiesa oggi è l’unica autorità morale che può disciplinare su questo.Se respirare l’aria del giardino del vicino ti porta ad essere senza “morale”, allora come diceva mio nonno:”meglio essere ignoranti e felici, che essere intelligenti e infelici”. E poi si sa che l’erba del vicino è sempre piu’ verde.

  • 27 giugno 2015 11:25

    Enzo Carnese, non comprendo perché non si debba utilizzare il vocabolo “Matrimonio nel caso di omosessuali.
    Il Grande Dizionario Italiano dell’Uso di Tullio de Mauro (Torino, UTET, 1999-2000, con aggiornamenti del 2003) elenca, per il termine matrimonio, tre significati fondamentali; il primo, quello più comune, di ‘unione di un uomo e di una donna che si impegnano, davanti a un’autorità civile o ecclesiastica, a una completa comunione di vita nel rispetto dei reciproci diritti e doveri’. Sempre in questo primo significato è compreso quello di ‘rito, cerimonia nuziale’.
    Il termine ha un secondo significato nella liturgia ecclesiastica: ‘sacramento con cui si attribuisce carattere sacro all’unione di un uomo e di una donna’.
    In terzo luogo, il lemma può essere impiegato nel senso figurato di ‘unione, associazione di due elementi, strutture, organizzazioni e simili’.

    La parola italiana matrimonio continua la voce latina matrimonium, formata dal genitivo singolare di mater (ovvero matris) unito al suffisso –monium, collegato, in maniera trasparente, al sostantivo munus ‘dovere, compito’.
    Questa informazione è contenuta in gran parte dei dizionari storici o etimologici italiani, come il DEI, Dizionario Etimologico Italiano (a cura di Carlo Battisti e Giovanni Alessio, Firenze, Barbera, 1950-1957), il DELI, Dizionario etimologico della lingua italiana (a cura di Manlio Cortelazzo e Paolo Zolli, Bologna, Zanichelli, 1983) e il GDLI, Grande Dizionario della Lingua Italiana (a cura di Salvatore Battaglia, Torino, UTET, 1961-2002) che specificano anche che il termine si è formato su influsso del preesistente patrimonium.

    Dunque matrimonio, rispetto ad altri termini che vengono correntemente impiegati con significato affine, pone, almeno in origine, maggiore enfasi sulla finalità procreativa dell’unione: l’etimologia stessa fa riferimento al “compito di madre” più che a quello di moglie, ritenendo quasi che la completa realizzazione dell’unione tra un uomo e una donna avvenga con l’atto della procreazione, con il divenire madre della donna che genera, all’interno del vincolo matrimoniale, i figli legittimi.
    È ciò che dice chiaramente, fin dalla prima edizione, il Vocabolario degli Accademici della Crusca (1612), dove alla voce matrimonio è riportata una citazione tratta dal Volgarizzamento della somma Pisanella detta Maestruzza: «Matrimonio è una congiunzione dell’huomo, e della donna, la quale ritiene una usanza di vita, la quale dividere non si può. E perchè nel matrimonio apparisce più l’uficio d’esso nella madre, che nel padre, perciò è determinato più dalla madre, che dal padre. Matrimonio, tanto è a dire, come uficio di madre».
    Una citazione ancora più antica, dal libro XIX dei Contra Faustum Manichaeum libri XXXIII di sant’Agostino (354-430) e riportata dal Thesaurus Linguae Latinae recita: «Matrimonium quippe ex hoc appellatum est, quod non ob aliud debeat femina nubere, quam ut mater fiat», ovvero ‘il matrimonio è senza dubbio chiamato così perché la donna si deve sposare non per altro motivo che per diventare madre’.
    È evidente – e i dizionari sopra citati ne sono testimonianza – che oggi il termine conserva solo parte del suo significato originario, venendo fra l’altro impiegato, in quasi tutti i contesti, in maniera più generica, come sinonimo di nozze o sposalizio. (Accademia della Crusca)

  • 27 giugno 2015 11:50

    Mah…un po’ confuso… L’articolo comincia lamentando la poca attenzione dei più ai diritti civili delle minoranze, e prosegue lamentando l’indebita ingerenza di etero, psicologi “da un tanto al chilo” e della Chiesa… Sembrerebbe che l’unico modo per dimostrare passione civile sia adeguarsi al pensiero unico in voga, mentre qualsiasi forma di dissenso è stigmatizzata come strafottenza o peggio omofobia…

  • 27 giugno 2015 12:12

    diritti civili sacrosanti, ci mancherebbe, su matrimonio e adozione andrei cauto, nella speranza di non passare per omofobo.

  • 27 giugno 2015 12:43

    Fra qualche anno quando l’Europa sara’ in mano Isis tutti questi oriblemi non esisteranno piu’

  • 27 giugno 2015 14:27

    É vero, chi siamo noi per dire cosa é giusto o sbagliato per un bambino. e chi siamo noi per strappare un bambino dalle braccia della sua madre naturale per l’egoismo di una coppia alla quale la natura non ha dato la possibilità di procreare? l’amore é un conto, e io sono favorevole alle unioni gay, i diritti di un bambino sono un altro discorso. anch’io avrei voluto volare, purtroppo la natura non mi ha onorato del dono delle ali, e allora pazienza. amatevi quanto volete, l’amore é un diritto di tutti, ma lasciate perdere i bambini.

  • 27 giugno 2015 14:53

    Quoto Marco Pomar al 100%. E riguardo ai “diritti del bambino”, l’omosessualità non è una malattia infettiva e non si contagia. Non si sceglie di essere omosessuale, lo si è e basta. Ma l’essere omosessuale non priva un individuo del desiderio di essere genitore, di lasciare qualcosa di sé a qualcuno che si ama. Io penso che se un bambino cresce, amatissimo, da due papà o da due mamme, sarà molto più felice e tollerante di uno che vive in una famiglia “normale” in cui non è amato o in cui i genitori si detestano. I figli adottivi sono desiderati almeno quanto quelli naturali e spesso ancor di più, che la coppia che adotta sia etero- o no. Ci sono genitori naturali ed etero indegni di essere padri o madri come ad esempio, è cronaca di questi giorni, la madre della ragazzina dei Parioli con cui si accompagnava il marito della nipotina del duce o il galantuomo (ovviamente etero) che a Palermo violentava figlie e nipotina.

    Segnalo, da medico, un recente editoriale di una delle più prestigiose riviste professionali, il New England Journal of Medicine, che nell’imminenza del pronunciamento di ieri della Corte Suprema USA si è schierato in supporto del “same-sex marriage”. Può essere letto all’indirizzo: http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMe1505179. Infine, una citazione del discorso di ieri del Presidente Obama: “all people should be treated equally, regardless of who they are or who they love”. Spero che prima o poi parole simili possano essere pronunciate anche qui in Italia.

  • 27 giugno 2015 15:07

    E se fossi perdutamente etero? Che faresti?

  • 27 giugno 2015 16:48

    Il vaticano non si occupa dei diritti delle coppie di fatto, dei matrimoni e delle adozioni di coppie omosessuali.
    Se l’obbiettivo della coppia omosessuale è il matrimonio e la possibilità di adozione per realizzare la totale uguaglianza, quest’ultima non sarà mai possibile perché la coppia etero non ha la necessità di adottare, possono farlo le coppie infertili o quelle coppie che vogliono anche adottare, ma devono avere dei requisiti per poterlo adottare. Non basta essere una coppia etero.
    Cioè non tutti hanno la possibilità di adottare. E l’adozione non può essere considerata un diritto della coppia o del singolo.
    Tra l’altro che io sappia non è escluso un affidamento ad un singolo anche omosessuale in casi particolari, mentre non è previsto alla coppia, ancor più che in Italia non esistono neanche le unioni civili.
    Non ci si può dunque lamentare se le coppie omosessuali non hanno alcun diritto, quando l’orientamento non è quello di accontentarsi delle unioni civili ma di riuscire ad essere “uguali agli altri”, cosa che non indica la nostra Costituzione, visto che gli intoppi sono presenti nella Costituzione stessa.

  • 27 giugno 2015 16:49

    Intanto vorrei rispondere a Luciana Lopiano. Non è vero, dai… Io sono stato alla parata e successivamente a qualche serata 2 anni fa, quando il gay pride nazionale si è svolto a palermo, e c’era di tutto, gay (ovviamente), etero, comitive di ragazzi e ragazzini, famigliouole con passeggini, anziani, tutti! Non cominciamo a fare gli esterofili oltre il dovuto…
    Poi in merito all’articolo, sono per il matrimonio gay. Per quanto riguarda l’adozione di figli, in generale sono d’accordo. Infatti non capisco perchè una famiglia di “psicopatici” etero dovrebbe educare indisturbata i propri figli, che cresceranno pure loro psicopatici, mentre una sana coppia gay di mente, e soprattutto intelligente, debba perdere la propria chance di godersi l’amore dei figli ed educarli rettamente. E soprattutto, e qua sta il massimo dell’intelligenza di un genitore gay, non cercare di indirizzarli verso l’omosessualità. Ma anzi incoraggiarli verso l’eterosessualità, senza però imporgliela. E quando dico incoraggiare l’eterosessualità, non intendo una sorta di imposizione mascherata da finto atteggiamento libertario, ma controbilanciare la normale tendenza che forse potrebbe avere un figlio adottivo con genitori gay, magari verso un omosessualità indotta e non reale.
    Per questo prima di affidare a una coppia gay dei figli, renderei obbligatorio uno studio da parte di esperti educatori e psicologi della coppia in questione.

  • 27 giugno 2015 17:07

    Roberto1,
    vedi che l’affidamento e l’adozione non sono affatto concessi facilmente. Ripeto, non è un diritto.
    Solo il fatto che si conta su qualcuno che abbandona i propri figli per realizzare la propria maternità o paternità, esclude la possibilità etica del diritto.

  • 27 giugno 2015 17:23

    Lo so mafalda. So che non è facile, tutt’altro… Ma non volevo fare una discussione su questo, ma sul diritto di una coppia gay a poter adottare dei figli al pari di una coppia etero.

  • 27 giugno 2015 17:27

    E appunto Roberto1 non è un diritto. Al massimo il diritto può essere quello di presentare richiesta.
    Il diritto è del bambino orfano o abbandonato.

  • 27 giugno 2015 17:39

    Mi sono spiegato male. Allora mettiamola così: devono avere il medesimo diritto a presentare richiesta e il fatto di essere coppia gay non deve essere un elemento che faccia partire la coppia gay svantaggiata rispetto a quella etero.

  • 27 giugno 2015 17:43

    Cmq mafalda, ho riletto quello che ho scritto e io non parlo minimamente di diritto. Io non parlo di legge, non tocco l’argomento minimamente.

  • 27 giugno 2015 17:47

    Roberto1 è la natura che può “affidare” la prole, indistintamente ai poveri ed ai ricchi ai savi e psicopatici , a chi la desidera e a chi a non la desidera E agli occhi della natura sono tutti uguali, se sono fertili e se compiono un atto sessuale. Tutti risultano uguali, sposati o non sposati, che si amano o meno, che si giurano amore eterno o se si vedono solo per dieci minuti in tutto.
    Fuori da questo, non c’è alcuna uguaglianza.
    Supponiamo in caso di richiesta di adozione o di affido ci siano due coppie etero e gay a parità di requisiti, tu a chi affideresti il bambino disponibile (qualora ci sia) per curare i suoi diritti e i suoi interessi?

  • 27 giugno 2015 18:02

    Non considererei minimamente gli orientamenti sessuali della coppia. Ma la capacità della coppia nell’educare bene il bambino. Spero ora sia stato chiaro. Ma intuisco che tu non la pensi come me…

  • 27 giugno 2015 18:17

    Roberto ti avevo indicato a parità di requisiti. Quindi penso che tu andresti a sorteggio.
    Altrimenti dovresti fare prevalere una scelta, da questa prevalenza, si manifesta la disuguaglianza.
    La scelta è a discrezione di un giudice, che può provare più simpatia per una coppia o per l’altra, e scegliere anche in base al fatto che sia lui stesso etero o gay.
    Nel mio caso, se io voglio fare gli interessi del bambino, lo affido alla coppia etero, quindi su questo hai pensato bene. Quindi io ho stabilito una disuguaglianza.
    E questo orientamento non lo potrà sradicare nessuna legge.

  • 27 giugno 2015 18:33

    La parità di requisiti è molto difficile. E’ rara. Solitamente prevale almeno leggermente una coppia sull’altra. Perchè alla fine, se tutti i requisiti morali ed etici sono perfettamente pari (cosa già molto difficile) ci saranno differenze economiche tra una coppia e l’altra. E (purtroppo) questo elemento può essere decisivo. Teniamoci quindi al concreto. Dato per scontato che nessuna coppia possegga pari requisiti, o prevale la coppia etero o la coppia gay. Poi, se il giudice è “mafalda” ben venga l’affidamento alla coppia etero, se il giudice è “roberto1” ben venga quello alla coppia gay o etero.

  • 27 giugno 2015 18:40

    Alla faccia della tolleranza. Siete subito pronti ad aggredire solo perché scrivo che questo articolo è inutile e incomprensibile. Cosa c’entra la sessualità ? E poi non è chiaro sulla questione adozioni.

  • 27 giugno 2015 19:01

    La parità di requisiti ci può essere in molte coppie (anche solo etero) che fanno richiesta di affidamento, e la ricchezza in sé non è indicativa, già bisogna avere i requisiti finanziari, ma non necessariamente la ricchezza. Mancano i bambini, o meglio quei bambini che tutti vorrebbero.
    Credo che sia l’idea astratta del diritto a stimolare gli omosessuali e il volersi sentire uguali agli altri. Perché poi non ci sono chissà quante adozioni nei paesi dove questo è possibile.
    Con le unioni civili come da modello tedesco si potrebbero risolvere i problemi principali degli omosessuali. Il compagno/compagna avrebbe la possibilità di adottare il figlio del partner. Affidi particolari già in Italia sono contemplati (al singolo) e si potrebbero aprire altre possibilità. Ma non nell’ottica della parità assoluta, che in quest’ambito neanche esiste per nessuno.
    Ma se io sento solo ambizioni al matrimonio, e ai diritti astratti che vengono sventolati, perdo anche la stima nei loro confronti.

  • 27 giugno 2015 19:28

    Mafalda, non ho parlato neanche di ricchezza, ma di differenze economiche.
    Cmq, non siamo d’accordo. Niente di male…
    Una coppia gay ha anch’essa il diritto a giocarsi la sua opportunità di diventare genitore.

  • 27 giugno 2015 21:06

    Roberto il punto è che occorre approfondire il tema degli affidi e delle adozioni.
    Gli omosessuali contano su di questo per darsi l’opportunità, tu dici.
    E già ci sono le coppie infertili che non ce l’hanno e l’infertilità è anche in aumento.
    Non lo danno neanche quindici giorni in affidamento un bambino o un adolescente se non ci sono i presupposti di base. Ci sono ripetuti incontri con assistenti sociali, la posizione economica deve essere solida, si devono dimostrare l’interesse e la capacità. L’adozione avviene dopo tempo.
    Non mancano le coppie capaci i cui requisiti sono equivalenti . Mancano i bambini. Ci sono le adozioni internazionali, i bambini italiani adottabili sono molto pochi, non siamo più negli anni 50 dove ancora gli orfanotrofi erano pieni.
    Gli omosessuali non possono contare su questa opportunità, per diventare genitore.

  • 27 giugno 2015 21:39

    Robertoard, non si può chiamare “matrimonio” l’unione fra due gay, perché la materia prima sono un maschio e una femmina, mancando questo, manca il fine, cioè oltre che essere unitivo, deve essere procleativo.

  • 27 giugno 2015 21:44

    Ps: Nell’adozione internazionale lo stato di origine può anche stabilire i suoi requisiti.

  • 27 giugno 2015 21:47

    La legge italiana sulle adozioni, è fra le più severe sl mondo, perché l’interesse primario è il bambino e non i genitori, se la coppia etero ha problemi, difficilmente può adottare, figuriamoci i problemi che hanno le coppia gay,senza parlare della durata di una coppia gay; secondo la statistica, sono pochissime quelle che vanno oltre i 5 anni….e poi?

  • 28 giugno 2015 23:46

    Mafalda, quello che dici tu è vero. Ma io parlo di altro. Rispetto al mio discorso mi sembri fuori tema. E per questo rispondo anche al Carnese:
    Intanto vorrei sapere dal signor Carnese il significato di “robertoard”. O forse voleva scrivere Robertohard” con la “h”?
    Poi vorrei aggiungere, chi l’ha detto che non si può chiamare matrimonio l’unione fra due gay? L’irlanda, paese cattolico tra l’altro, sta per legalizzare i matrimoni
    gay. E la danimarca e l’olanda lo hanno già fatto da tempo.
    Ci sono coppie etero che fanno spaventare. I cui figli patiscono le pene dell’inferno nel vivere l’atmosfera familiare creata dai due genitori.
    E conosco coppie gay stabili da anni e anni. Poi che significa “figuriaoci i problemi che hanno le coppie gay”? Io conosco coppie gay che i 5 anni li hanno superati
    da…anni, e coppie etero che dopo nemmeno 1 anno di matrimonio si lasciano.

  • 29 giugno 2015 21:30

    Roberto 1, calma, Robertoard è un commentatore, guarda sopra.
    Io ti ho risposto in merito ai tuoi commenti e sono tutte risposte pertinenti. Purtroppo in questo sito non si può quotare parti e frasi dei commenti a cui rispondere, e la risposta deve essere intesa in senso generale.
    Le coppie etero che possono “fare spaventare” e che hanno figli non li hanno ottenuti da alcun giudice, l’avevo già scritto.
    Poi tu non consideri che un o una omosessuale possa avere un figlio naturale, comunque vada anche per loro.
    In tema di adozioni internazionali ti ho lasciato intendere che lo stato di origine del bambino può stabilire i suoi requisiti ed escludere le coppie gay, a prescindere dalle normative del paese dove l’adozione avviene. Anche per questo non ci possono contare sulle adozioni.
    Non sono argomenti esauribili in pochi e scarni commenti e non ho inteso contestare per principio la tua posizione, ma c’è molto da dire e che pienamente giustifica posizioni diverse dalle tue.

  • 30 giugno 2015 06:50

    In sostanza Roberto1, se riassumi bene quello che ho scritto il problema è più di testa che di fatto.
    Ed è l’idea che io mi sono ormai fatta dei gay e per questo li contesto, perché per me si potrebbero pure sposare.
    Il modello tedesco delle unioni civili (che a me piace) non è un matrimonio di serie B (modello francese), è pensato solo per gay.

  • 30 giugno 2015 10:01

    Ecco ti faccio il riassunto:
    Gli omosessuali non sono singolarmente infertili, possono esserlo o non esserlo come chiunque altro.
    E possono anche avere figli, perché purtroppo l’orientamento prevalente su cui si stabilisce se il soggetto è etero o gay, può manifestarsi nel tempo o non essere assoluto.
    Non mancano quindi le lesbiche che hanno avuto figli con altri, anche divorziate, e che convivono con donne. Ci può essere anche la lesbica che ha un figlio non riconosciuto dal padre.
    Non mancano gli uomini gay anche divorziati che hanno figli naturali.
    Quello che risulta assolutamente incompatibile è la genitorialità di coppia. Il desiderio di avere un figlio in comune , che di solito nasce dopo la convivenza, non è realizzabile.
    In questo la coppia incompatibile diventa simile alle coppie etero infertili, ma non alle coppie etero in generale, con cui si vorrebbe avere l’uguaglianza.
    La possibilità di realizzare una genitorialità di coppia attraverso l’adozione è molto scarsa e di questo se ne devono fare una ragione.
    Se di tutti quelli che partecipano alla manifestazione si può riuscire ad accontentare una coppia è già assai.
    Non siamo negli Usa, la mia contestazione non nasce da un timore che possano dare bambini a gay sbagliati.
    Io come orientamento, nell’interesse del bambino lo darei alla coppia etero, ma non escludo che possano esserci casi in cui qualche affidamento potrebbe essere possibile. Ma sono casi particolari, da valutare singolarmente.
    Poi si aprono altri temi come quello dell’inseminazione artificiale, che sono ancora più difficili.
    In sostanza se loro si mettono in testa di avere la genitorialità per diritto, non solo sbagliano, ma ci dobbiamo tenere sul groppone controverse problematiche. Le adozioni nascono dal fatto che ci sono bambini da sistemare, non diritti delle coppie infertili da tutelare. E l’inseminazione artificiale divide sul piano accademico anche nel caso di coppie etero.
    In Germania, dove sono capaci di organizzare la qualunque in maniera precisa e funzionante, hanno anche meno bambini adottabili di noi, che ricadono sotto la giurisdizione nazionale e normative severe.
    Hanno tagliato la testa al toro ed hanno istituito l’unione civile solo per gay, con adozione limitata, senza pasticciare con coppie di fatto etero, e le unioni civili per diritti sono equiparabili ad un matrimonio.

  • 30 giugno 2015 20:18

    Io mi immedesimo in una coppia gay che desidera un figlio, e per questo sono favorevole, regolamentando il tutto, è chiaro, in modo serio, sono favorevole dicevo alla possibilità di adozione per tali coppie. Poi, tutte le altre considerazioni sono interessanti, ma prolungherebbero la discussione per mesi interminabili.

  • 01 luglio 2015 13:41

    E lo capisco infatti la mia è stata un benevola contestazione ai fini della discussione. Ma nei confronti dei gay è meno “benevola”.
    Se una coppia è infertile (ormai si intende totalmente infertile, sterile, senza possibilità alcuna di risolvere con normali pratiche di procreazione assistita) accetta la sua condizione oppure divorzia.
    Una coppia gay dove non si registra neanche l’infertilità medica può solo accettare le sue condizioni o cambiare tendenza.
    Non è un problema mio o della società.

  • 01 luglio 2015 15:05

    All’interno di una fecondazione artificiale, per avere un figlio naturale di entrambi occorre la partecipazione di entrambi, altrimenti in pratica uno risulta il genitore e l’altro l’”adottante”, sebbene questo sia meno attribuibile alla donna. In questi casi è più penalizzato il maschio. Ed è anche più complicato per un uomo gay poter ottenere un figlio naturale tramite fecondazione artificiale, rispetto alle donne.
    Quando c’è stato il primo referendum sulla fecondazione assistita in Italia io ho votato contro le modifiche.
    Trovo controversa l’introduzione dell’eterologa, sebbene per questa pratica sia stato fatto ricorso all’estero da parte di coppie italiane ed era inutile vietarla.

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