i fatti dopo il ragionamento

Narra la Leggenda che il ciclista…

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L'invasione degli amatori delle due ruote. Fra improbabili completini aderenti e il sogno di essere al Tour de France. E non sulle strade di Palermo. Fra orde di automobilisti incazzati. Giustamente? Ciclisti | Blog diPalermo.it

Si racconta che quando Dio avvertì il Faraone che l’Egitto sarebbe stato colpito da dieci piaghe, giunto all’ottava, nella sua indulgenza, mise il Faraone davanti a una scelta: invasione di cavallette o di gruppi di ciclisti amatoriali. Il Faraone non ci pensò due volte: “Preferiamo di gran lunga le cavallette!”. E così di quella piaga che avanzò, Dio non seppe che farsene e la tramandò all’Umanità.

Oggi il numero di ciclisti amatoriali in Italia cresce. Un fenomeno a cui nessuno scienziato ha saputo dare una spiegazione. Cosa scatta nella mente di un soggetto apparentemente tranquillo che da un momento all’altro decide di indossare ridicoli completini aderenti per macinare chilometri su chilometri in sella a una bicicletta verso inutili mete, in compagnia di altri avventurosi del pedale, non è ancora dato sapere. Per farsi accettare dai suoi simili, l’aspirante ciclista entra così in una spirale dalla quale uscirne diventa impossibile.

Perché una volta tesserato nei vari “Amici delle due ruote”, “Gruppo ciclistico SS. Cosma e Damiano”, “Associazione Dilettantistica Sellino d’Oro”, il legame diventa indissolubile. Leggenda narra che esista anche un rito di iniziazione per i neofiti: consiste nel bruciare tra le mani la celebre immagine del passaggio della borraccia Coppi-Bartali, mentre viene recitata la formula “possano le mie ruote scoppiare entrambe se non manterrò fede al gruppo”.

E così tra una Coppa Cobram e un sgambettata domenicale, il ciclista amatoriale inizia a essere una delle categorie più odiate da automobilisti e pedoni. Per il ciclista amatoriale su strada, la fila indiana non esiste. Pertanto lui e il suo gruppone occuperanno l’intera sede stradale a velocità da bradipo con la dissenteria, costringendo gli automobilisti a sorpassi azzardati e ad accostamenti cromatici di pochi millimetri con tir e mezzi pesanti vari, dalla corsia opposta. Non esiste clacson in grado di farlo spostare. La strada è mia, come la piazza del tipo strambo del film di Tornatore. Anzi, dopo l’ennesima sinfonia suonata per passare, l’automobilista si sentirà anche un po’ in colpa nel rovinare l’armonia di questa scampagnata. Nel frattempo il serial ciclister vomiterà succhi gastrici, mentre l’acido lattico gli partirà dalle gambe lucide e depilate e giungerà fino al cervello procurandogli serie allucinazioni, come trovarsi nel pieno del Tour de France.

Le biciclette in lega super leggera del ciclista amatoriale – peraltro costosissime, pagate con chili di bollettini Findomestic – sono silenziosissime. Così può capitare che fermi al semaforo, se non si è lesti a tirare dentro il braccio penzoloni fuori dal finestrino, il gruppo di ciclisti, annunciato solo da un impercettibile sibilo (a volte anche da un fischio da vaccaro), se lo contenderà come trofeo della giornata.

La giornata si concluderà con una sosta al bar, dove il ciclista amatoriale consumerà stomachevoli snack dietetici portati da casa. Bar che, invaso dal tanfo di sudore, sarà poi costretto a chiudere per i due giorni successivi e a sopportare anche una agitazione degli scarafaggi occupanti il locale. Ma questo non è il peggio che si possa pensare. La leggenda parla di un uomo che, uscito dal cancello di casa, si trovò a destra un gruppo di ciclisti a velocità sostenuta, a sinistra un duo di testimoni di Geova che lo puntava a poca distanza, davanti a lui un venditore di Folletto giunto all’ultimo disperato tentativo per vendere almeno qualcosa. Dietro di lui un colpo di vento aveva appena chiuso la porta di casa con le chiavi dentro. L’uomo, capendo di non avere chance, svenne, fingendosi morto. E pensare che avremmo potuto avere le locuste.

16 commenti

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  • 30 giugno 2015 09:30

    Giuro
    Credo di non avere mai letto un articolo più insignificante di questo.
    Semplicemente ridicolo.

  • 30 giugno 2015 10:17

    Divertente, spassoso, ironico.
    Soprattutto, vero.
    Ennio Tinaglia

  • 30 giugno 2015 11:30

    assolutamente azzeccato. I ciclisti padroni del mondo.

  • 30 giugno 2015 12:19

    a Pinerolo……………

  • 30 giugno 2015 14:32

    assolutamente veritiero e, direi quasi, carente di qualche altra caratteristica; tipo il braccio steso a mò di vaff….. che regolarmente elargiscono quando viene fatto notare loro, che la strada non è una pista ciclabile esclusiva !!

  • 30 giugno 2015 14:53

    Dietro questa supponente “ironia” a buon mercato si cela tanta ma tanta ignoranza e incultura, consiglio VIVAMENTE ai sig. Franco Cascio e Ettore Zanca di guardare in Europa e nei paesi piu’ civili del mondo come vengono RISPETTATI i ciclisti al contrario di come avviene nella nostra INCIVILE Palermo dove siamo invasi da Automobili e dallo SMOG…… e il nostro Sindaco che dovrebbe chiudere TOTALMENTE l’intero centro storico al traffico e il Parco della Favorita ( riserva naturale ) cosi’ come avviene in tutte le citta’ CIVILI del mondo, riceve critiche ed invettive solo perche’ in certi orari e in certi giorni chiude alcune strade del centro, e delle piste ciclabili o presunte tali sistematicamente invase dalle auto ? ne vogliamo parlare ?……..

  • 30 giugno 2015 15:36

    Io giocavo a pallone da piccolo. Per strada. Riceveva continuamente rimproveri. In più non avevo la stessa “copertura assicurativa” di un gruppo nutrito che impedisse alle macchine di passare. In più adesso corro e rischio le ossa con le macchine. Il pezzo voleva essere leggero. Se civiltà europea volevamo ai nostri tempi avremmo dovuto avere campi sportivi. Mi sembra che ironizzare su un rapporto difficile non sia la fine del mondo.

  • 30 giugno 2015 18:33

    I ciclisti oltre ad essere arroganti e cafoni sono pure permalosi. Ma rilassatevi!!!!!!

  • 01 luglio 2015 00:08

    I ciclisti arroganti, presuntuosi e cafoni. Gli automobilisti, al contrario molto rispettosi dei pedoni, dei semafori e soorattutto delle strisce pedonali. Stili diversi.

  • 01 luglio 2015 13:06

    @Gp
    Questo sito, bontà loro, ha la lungimiranza di evitare i “partiti presi” e le lotte ideologiche.
    La maleducazione dei ciclisti non sarà il “vero problema” di Palermo – dove l’ha letto, su questo articolo? – ma è, più modestamente, un problema come gli altri. D’altra parte se il palermitano medio è incivile, lo è con la macchina o in sella ad una bici. A meno che, naturalmente, non si voglia affermare che quelli in bici sono più educati per definizione.

  • 01 luglio 2015 13:18

    @Gp, cazzeggio con qualche spunto di verità. Sono ciclista pure io, non avrò la tutina aderente ma insomma mi ci riconosco. E ho riso!

  • 01 luglio 2015 15:40

    Consiglio all’autore di questo articolo di farsi un viaggetto e vedere come funziona il mondo.
    Perche’ penso che, pur nella ridicolaggine che egli vede nell’abbigliamento e nell’improvvisazione di questi ciclisti amatoriale, non comprenda affatto le motivazioni che spingono la gente a posare una volta tanto l’auto e ad andare in giro in bicicletta.

    Vivo in Germania e viaggio molto per il mondo. Fare vacanze significa anche prendere la bici ed esplorare citta’ o divincolarsi per strade di montagna per apprezzare le bellezze della natura di quei luoghi.
    I turisti girano le citta’ in bici per visitarle, ed e’ una cosa bellissima. Moltissime agenzie di viaggio organizzano bike tour cittadini.

    PS: qualche conoscente mi ha raccontato di esperienze simili in Sicilia. Gente che si e’ girata la Sicilia in bici. Raccontano cose bellissime. Ma ricordano anche Palermo, della quale sono rimasti colpiti della diffusa incivilta’ e maleducazione degli automobilisti.
    E leggendo questo articolo e molti commenti, comprendo che anche dal punto di vista culturale siamo proprio messi male. Ah, queste orde di turisti che girano per le citta’. sono migliaia, ma che vogliono!!!

  • 01 luglio 2015 16:29

    Luca, però immagino che in Germania i ciclisti rispettino il codice della strada.

  • 01 luglio 2015 19:43

    Il problema è uno solo: il palermitano per definizione è mezzo uomo e mezzo macchina. Se gli viene la velleità ciclistica, anche se si mette la tutina, nell’anima resta sempre e prima di tutto un automobilista, peraltro molto scorretto. L’incivilta’ purtroppo non si dimezza passando dalle 4 alle 2 ruote. E da pedone lo temo più in bicicletta perché si convince in quel caso è pure convinto di essere green, ecologico, emancipato, tedesco o olandese. Ma sempre palermitano resta

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