i fatti dopo il ragionamento

Una faccia, una razza

di

La crisi della Grecia, la nostra e il fatalismo a cui affidarsi aspettando che le cose cambino. Assieme all'orgoglio autarchico di una gentile donna greca che non ha paura. Mia suocera Bandiera Grecia Sicilia | Blog diPalermo.it

La Grecia é un paese meravigliosamente matriarcale. Anche a casa nostra mia suocera è un punto di riferimento. Gentile glaucopide donna greca. Tra pochi giorni partirà per portare i miei figli in Grecia per le vacanze. Lei non ha paura, “mica ci possono ammazzare tutti”, mi dice. “La Grecia ha pomodori, pane olio e pesce, sopravviveremo, la situazione si aggiusterà”. Così risponde alle mie paure, con una carezza e una risata, o meglio con un sorriso. Un sorriso consapevole e malinconico.

In Grecia la malinconia è il sentimento di Stato, esaltato dalla musica (credo sia il Paese con il più alto numero di cantanti romantici procapite) che quasi sempre indugia su amori mai nati piuttosto che su quelli già finiti o ancora in corso. La malinconia, vizio e virtù principale di questo popolo, è una nostalgia sospesa nel tempo per qualcosa che sarebbe potuto capitare e invece non è mai capitato e sottende un certo nobile distacco dalla contemporaneità e da un destino che nemmeno un “sì” o un “no” potranno realmente modificare.

Nella scena finale di Zorba il greco, i protagonisti danzano malinconici – guarda caso – per celebrare il catastrofico naufragio della loro impresa economica: è andata così, doveva andare così, ma le cose cambieranno. Un paio di giorni fa alcuni giornali, raccontando il dissesto dei nostri conti regionali, titolavano “La Sicilia è la Grecia d’Italia”. Una felice immagine letteraria vuole che gli unici confini del Mediterraneo siano quelli che vanno dalla prima Palma all’ultimo ulivo, e l’ironico (ma neanche tanto) richiamo di mia suocera all’orgogliosa autarchia alimentare della Grecia potrebbe in un prossimo futuro essere quindi l’unica magra ma necessaria consolazione anche per noi e per i nostri picciriddi che, per inciso, in greco, e da sempre, si chiamano piccirichia.

7 commenti

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  • 06 luglio 2015 10:49

    non so se un si oppure un no cambierà il destino e la storia di un paese o di tutto un continente ma, devo dire la verità sono rimasto piacevolmente colpito da come questi greci abbiano voglia di far sentire la propria voce, forse riacquistare la propria sovranità in ogni caso gonfiarsi il petto alzare la testa e come viene si conta…
    senza dover pensare troppo, immagino già le differenze con il popolo italiano, succube da sempre alla repressa volontà della politica, che si interroga da anni sulla stessa macchiavellica domanda.
    oggi i greci hanno alzato la testa, ieri come oggi e probabilmente anche domani noi la testa la metteremmo sotto la sabbia.
    una faccia , una razza quella greca una faccia mascariata ed una razza irredimibile quella italica.
    ..per quanto riguarda la suocera, ognuno ave a sua e forse forse li possiamo competere!!!!

  • 06 luglio 2015 11:48

    Grande Seba, nonostante tutto Grecia sempre a testa alta

  • 06 luglio 2015 21:23

    Ieri il popolo greco ci ha dato una grande lezione di dignità, democrazia e orgoglio, valori che mi auguro in Italia siano soltanto sopiti, in attesa di risvegliarci prendiamo esempio ancora una volta da questo grande popolo.

  • 06 luglio 2015 22:54

    il tuo approccio letterario alla situazione reale spiega pienamente la mentalità del popolo greco, che condannato dalla sua storia complessa, si distingue per l’orgoglio e l’aria malinconica, caratteristiche che però, come dimostrano i fatti recenti, ci impedisce di vedere le cose con freddezza e concreta visione del futuro. Balliamo con pesante malinconia, è vero, ma io preferirei che camminassimo uniti verso una meta

  • 07 luglio 2015 00:48

    Dice un proverbio siciliano “se vedi un greco insieme ad un lupo,spara al greco e salva il lupo….
    È’ vero l’Europa dei tecnocrati di Bruxelles e Francoforte fa’ SCHIFO,ma la Grecia attuale non le è’ da meno.
    Troppe furbate,troppe giravolte,troppi imbrogli hanno caratterizzato la presenza della nazione ellenica,all’interno della comunità’ europea.Abbiamo dimenticato presto che i greci truccarono i conti dei loro bilanci pur di accedere all’Europa?Ci siamo scordati dei 240 miliardi di euro scuciti da tutti noi poveri
    Ed illusi cittadini europei per i tre salvataggi passati?
    Sono stato per lavoro ad Atene fino ad un mese fa’ e nei miei sedici mesi di soggiorno ho toccato,con mano una situazione allucinante.Da un lato una parte della popolazione sempre più’ impoverita e vessatada misure inique,dall’altro lato una fiorente e ricca fetta di popolazione ,costituita da borghesi e alti funzionari dello stato o di enti ad esso collegato,che se la continua a scialare alla faccia dei meno abbienti.
    Questa in estrema sintesi e’la Grecia di oggi.Per no parlare dei suoi tanto celebrati eroi di governo:
    Un nome su tutti Yanis Varaufakis,ex ministro dell’economia,osannato da una certa stampa come novello
    Hood ,ma che di fatto ai ricchi non può’ rubare,perché lui stesso appartiene a questa stessa cAtegoria.
    Nei mesi in cui è’ stato in carica non ha assunto nessuno,dico nessuno provvedimento per stanare gli evasori fiscali che in Grecia la fanno da padrone.Piu che da ministro si è comportato come il suo sosia Checco Zalone in un recente e fortunato film..parole e gag a volontà’..
    Se un popolo sceglie di farsi rappresentare da questi personaggi credo che di GRANDE…abbia ben poco,ben altro è’ stato in passato il POPOLO GRECO..quello si che è’ da celebrere e ricordare sempre..
    Quello era un popolo di grandi protagonisti quello attuale e costituito solo di piccoli guitti che cercano di recitare una parte che non appartiene loro.

  • 07 luglio 2015 17:31

    Il greco cui fa riferimento il “proverbio” non è un cittadino dello Stato greco, ma un abitante di Piana degli Albanesi che sino al 1941 si chiamava Piana dei Greci.
    Ma veniamo ai greci, quelli veri. Se il risultato del referendum ha dato una maggioranza del 61% ai no vorrà dire che almeno un’uguale percentuale di popolazione è sempre più povera e consapevole di non poter affrontare un’altra austerità.
    Dopo il risultato del referendum, l’Europa deve controvoglia trattare con Tsipras. È questa una sua sconfitta. E se non riuscirà a cacciare la Grecia dall’eurogruppo, dovrà ammettere un’altra idea d’Europa.

  • 07 luglio 2015 20:00

    Con il sistema attuale il debito di uno stato aumenta in virtù degli interessi, mentre il debito stesso è impagabile. In nessun modo può essere annullato.
    In poche parole, se il pil di una nazione non aumenta, deve essere progressivamente ridotto il debito di cui una parte è assorbito dagli interessi. Maggiori sono gli interessi e maggiore è il debito che deve ridursi.
    Ridurre il debito comporta riduzione della spesa pubblica.
    Se l’economia dipende in modo sostanziale dalla spesa pubblica, attraverso delle modifiche la stessa economia ne risente, con possibili stalli o diminuzioni di punti di percentuale del pil, creando un circolo vizioso.
    La Grecia è una nazione di circa 11milioni di cittadini, poco più del doppio della Sicilia.
    Se l’ Europa perde una nazione come la Grecia non penso che andremo a scatafascio.
    Ci possono essere creditori e banche esposte, ma è più conveniente coprire le esposizioni, in maniera parziale come già è avvenuto piuttosto che elargire credito all’infinito.
    I motivi delle apprensioni sono dunque tutti politici.
    E né l’Italia, né la Sicilia credo abbiano qualcosa da insegnare all’Europa e i particolari interessi dell’unione politica che avrebbe a da farsi non mi convincono neanche un pochino.

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