i fatti dopo il ragionamento

L’avvilente sicilinettitudine

di

La Città dei ragazzi chiusa e abbandonata, la delusione dei miei bambini e una piccola conversazione con un quasi lavoratore che dice molte cose di noi. E di certe strade senza uscita Citta Dei Ragazzi2 | Blog diPalermo.it

I had a dream. Della Città dei ragazzi di Palermo, mi parlava mia mamma quando abitavo ad Agrigento. Immaginavo un parco fantastico, con un castello, tanti alberi, scivoli. Quando mi trovavo a Palermo per le vacanze estive o di Natale, quella Città era sempre chiusa e immaginavo che quel giardino delle meraviglie fosse riservato a pochi bambini fortunati. Ovviamente io non ero tra loro.

Passano 30 anni. Arrivo a Palermo per qualche giorno e faccio un sogno: cerco su google Città dei ragazzi e scopro che quel regno delle favole è stato inaugurato un paio d’anni fa. C’è pure un numero di telefono. Provo a chiamare ma non risponde nessuno. Mai perdersi d’animo. D’altronde I had a dream: oltrepassare quel cancello e salire su per il castello in pietra. Le 10 del mattino, metto in auto i miei figli. Destinazione: il mondo dei sogni. Il cancello è sbarrato. Intravedo quattro lavoranti o presunti tali, con cartellino. Sacrificano le loro giornate all’ombra di alberi lussureggianti, costretti a rimirare un operaio che, da solo ovviamente, toglie rami secchi e suda sotto il sole.

“A che ora apre il parco?”. Mi fingo ancora illusa. Uno dei quattro presunti lavoranti abbandona stancamente la seggiola e mi guarda intenerito: “Signora mia, speriamo, ma qua i tempi sono bibbrici (biblici). A febbraio è pure caduto un albero”. “A febbraio – lo guardo torva – sei mesi fa…”. “Lo so – sospira l’uomo di buona volontà – Noi facciamo il possibile. E lo facciamo per i bambini mi creda”. Chissà per quali bambini. “Signora questo posto è abbandonato”. “Ma ho letto che ha riaperto”. “Sì ma ci vuole tempo per sistemarlo”.

Il presunto lavorante chiude la conversazione. Il dovere lo chiama: la seggiola potrebbe raffreddarsi. Torna al posto di comando e ricomincia da dove aveva interrotto con i suoi tre sodali. Intanto l’operaio suda, da solo, sotto il sole. Io me ne vado mesta. Perché ancora una volta il sogno non si è realizzato. E con la convinzione che in fondo a tanti palermitani lo schifo “ci piace e pure assai”. Francesco Foresta la chiamava sicilinettitudine, quello stato di cose che fa ingrassare i maiali (i suini perdonino la similitudine) ed esaspera gli onesti o chi cerca di cavarsela senza nuocere ad altri.

5 commenti

Lascia il tuo commento
  • 11 luglio 2015 11:18

    Non c’è’ spazio per i sogni in questa ns avvilente città’.Tutto e’ gestito(?????) dagli uomini del sindaco “Ollando”e i risultati sono sotto i nostri occhi.Si vanta di avere salvato i dipendenti ex Amia e la città’ e’ un immondizzaio che nel mondo civile non ha eguali.I fedelissimi della ex Gesip hanno fatto tanto per eleggerlo e ora sono gratificati con uno stipendio,per stare seduti sotto l’ombra di un ficus o per bere una fresca birra come sistematicamente avviene quotidianamente agli angoli delle strade dove sono impiegati.
    Potrei continuare con una lista lunghissima di deficienze da ascrivere alla scellerata amministrazione che in atto governa Palermo,ma basta guardarsi attorno per comprendere il totale fallimento del loro operato.
    In questi giorni provano a farci dimenticare tutte le loro deficienze ,triturandoci i cosiddetti marroni con la storia del riconoscimento Unesco al patrimonio arabo normano,come se fossero stati loro a crearlo e non ad ereditarlo da chi nel lontano passato aveva realmente a cuore le sorti della città’.Come se ci fossimo tutti dimenticati le cattive figure a cui hanno esposto Palermo e i suoi abitanti quando hanno candidato la ns città’ a capitale europea della cultura o dello sport.
    Dilettanti allo sbaraglio che hanno la presunzione di essere grandi amministratori, di una città’ che sempre più’ stanno conducendola ad una irreversibile agonia.

  • 11 luglio 2015 12:46

    Concordo perfettamente!

  • 11 luglio 2015 13:49

    Paoletta, che dire? Che forse ci siamo disabituate all’idea che le cose debbano andare così perché è così che vanno da sempre e perché nessuno ha intenzione di farle cambiare. Il giorno che ho sposato il mio venetissimo marito mi sono fatta promettere che la vecchiaia l’avremmo passata al sud. Poi però pensandoci quando saremo vecchi e non ci importerà di trovare il cornetto caldo alle quattro del mattino, quando il mare avrà mangiato quel pezzettino di spiaggia non occupato dalle caBBine a Mondello, quando avremo bisogno di una tac in tempi un poco più brevi di sei/sette mesi, a cosa mi servirà tornare in una città che da tempo dà più dolori che gioie?
    Ecco se il sindaco Ollando leggesse questo commento vorrei tanto che mi rispondesse, che mi dia un motivo per tornare a Palermo, fosse anche tra trent’anni

  • 11 luglio 2015 16:58

    In alcuni posti la realtà è una cosa dalla quale si ritiene si possa prescindere, con la quale volutamente non si fanno i conti, presi come si è dai ricordi di un mondo che non esiste più (e per questo sempre più fantasticato) o persi ad inseguire sogni (in quanto tali irrealizzabili). “La vida es sueño” e a Palermo lo è più che mai. Un sogno che assomiglia tanto alla morte.

  • 03 agosto 2015 15:06

    … non voglio difendere nessuno, ma… mi parlate di una, una sola città senza problemi ??…. naturalmente da comparare a Palermo.!!

Lascia un commento