i fatti dopo il ragionamento

I superpoteri di Crocetta

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Sconfitto, sfiduciato, messo all'angolo, inviso perfino all'ultimo simpatizzante del Pd. Eppure resta lì, al suo posto. In barba alle più elementari regole della democrazia. Dove, di solito, chi sbaglia paga Crocetta Spiderman | Blog diPalermo.it

Che il governatore Rosario Crocetta sia dotato di una particolare forza di gravità ormai lo sanno tutti. Coloro che all’interno della sua coalizione cercano da oltre un anno ormai di abbandonarlo, e tra questi il suo partito, il Pd, non riescono per una ragione o l’altra a farlo. Perfino la stimatissima assessora Lucia Borsellino è riuscita a sganciarsi dalla giunta solo dopo avere annunciato le dimissioni per ben due volte.

Al terzo tentativo è stata aiutata dalla bufera giudiziaria che ha travolto due intimi amici del governatore e non casualmente esponenti autorevoli della sanità siciliana. Ma anche dall’uscita dell’esponente più prezioso della sua giunta il concentrico governatore ha trovato il modo di guadagnarci in attrazione: fuori una Borsellino, dentro un intero Pd, domato a dovere con l’assegnazione dell’assessorato alla Sanità al capogruppo all’Ars Baldo Gucciardi.

Spiccare il volo da Crocetta è davvero complicato. Anche il Partito democratico, alla direzione regionale, ha sfidato ogni legge fisica relativa al movimento pur di restare immobile. Prima lanciando Crocetta nello spazio con un mai così unanime “basta, è crisi”, poi restando di fatto avvinghiato a lui (“però al voto non subito, meglio ad aprile”), tanto da permettere al governatore di salutare con serenità sorprendente finanche il verdetto della Corte dei Conti che certifica con chiarezza il baratro finanziario e l’aumento del debito pubblico siciliano durante i suoi due anni e mezzo di mandato.

L’ipotesi della richiesta immediata di dimissioni a Crocetta resta tale, non ha la forza di concretizzarsi: la consapevolezza di aver fallito nell’azione di governo viene dichiarata e deliberata dal Pd (ormai tutto anticrocettiano fino all’ultimo simpatizzante) apertamente ma, senza pudore, viene altrettanto messa a nudo la difficoltà e la mancata intenzione di lasciare ad altri le briglie e tornare al voto. Il presidente ha dalla sua parte le leggi della fisica, ma in politica guai ad applicarle perché creano un precedente di cui ogni amministrazione pretende di fare a meno. In democrazia, si sa, chi è sfiduciato ha il dovere di lasciare immediatamente il suo mandato affinché altri possano concorrere a risolvere i problemi. Crocetta e il Pd restano uniti in un ufficiale “ho fallito, lo ammetto, ma qui continuo a decidere io”, dove fisica e responsabilità non coincidono.


[ Immagine: fotomontaggio originale di diPalermo - Policy]

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