i fatti dopo il ragionamento

E oggi di che commedia siamo?

di

Crocetta, Tutino, l'intercettazione fantasma, il quarto d'ora di celebrità degli esternatori di professione e qualche considerazione sul mio mestiere di giornalista. Sempre ammesso che esista ancora Giornalisti | Blog diPalermo.it

La citazione della commedia degli equivoci è abbastanza scontata, lo so. Ma calza a pennello a questa surreale giornata di metà luglio dove vero e falso, bene e male si sono alternati rapidamente sul palcoscenico di una Sicilia, o sarebbe più esatto dire di un Paese, in cui il ragionare è ormai attività poco praticata.

Riassuntino per chi, per sua fortuna, non avesse letto i giornali o acceso la tv né il pc fino ad ora: le agenzie, ieri mattina, rilanciano un’anticipazione del settimanale L’Espresso che sostiene di essere a conoscenza di una clamorosa intercettazione tra Matteo Tutino, il re della chirurgia plastica palermitana ai domiciliari per truffa, amico e medico personale del governatore Rosario Crocetta, e lo stesso Crocetta. Nella conversazione registrata il medico, che deve molte delle sue fortune professionali al presidente della Regione, “elegantemente” avrebbe detto che l’ex assessore alla Sanità, Lucia Borsellino, avrebbe dovuto fare la fine del padre.

Dopo meno di dieci minuti, un tempo di reazione che esclude verifiche o tantomeno riflessioni di sorta, le redazioni vengono tempestate da comunicati di politici, esponenti della società civile, sindacati e altri – ha parlato pure Gino Strada – inorriditi dalle tremende parole di Tutino. Crocetta, che alla frase incommentabile del medico, sempre secondo L’Espresso, avrebbe replicato col silenzio, viene crocifisso. Ne chiedono le dimissioni tutti: antagonisti politici, vecchi e nuovi alleati. E fedelissimi come Beppe Lumia che, nel corso della giornata, col susseguirsi degli eventi, cambierà posizione due o tre volte.

Lucia Borsellino si dice “intimamente offesa”. E passa la mattina a rispondere al telefono niente di meno che al presidente della Repubblica e alle principali cariche dello Stato, “in fila” per manifestarle solidarietà. A nessuno, nessuno ripeto, degli esternatori professionisti, quelli che trascorrono il tempo a mandare comunicati quando non twittano, passa lontanamente per la testa di verificare se la storia è vera. L’ha detto L’Espresso… Ai cronisti di giudiziaria invece la verifica, grazie a dio, tocca ancora farla.

Inizia il bivacco davanti alla porta del procuratore, in attesa di capire se Tutino abbia mai pronunciato quelle parole. Nel frattempo Crocetta è fuori controllo: piange al telefono coi giornalisti, si autosospende, gesto d’impeto non previsto dallo Statuto, si dispera. A poche centinaia di metri in linea d’aria, intanto, in Procura, si rovista ovunque per essere certi che, come era già parso a un primo esame, della conversazione non ci sia traccia. Né agli atti dell’inchiesta sulla truffa, né negli altri fascicoli aperti da mesi su Tutino e il suo reparto. Immaginiamo, solidali, i poveri carabinieri del Nas costretti a riascoltare a tempo di record decine di telefonate per escludere quel che già, pure a loro, sembrava certo: e cioè che l’intercettazione tra le loro mani non era mai passata. Controlli fatti, la Procura smentisce seccamente. E non pare una di quelle cose di maniera alla “non confermo e non smentisco” che sa tanto di gioco delle parti.

Passano pochi minuti, però, e, a sorpresa, L’Espresso rilancia. “L’intercettazione c’è, è del 2013 e non è agli atti perché è secretata”. A questo punto ci sarebbe da chiedersi perché i magistrati avrebbero dovuto secretare, termine peraltro assai improprio in questo caso, una telefonata simile, penalmente irrilevante, incapace di portare a sviluppi investigativi ulteriori e anzi utile a delineare la personalità dell’indagato. Ma tant’è.

A metà pomeriggio, comunque, la confusione regna sovrana. E gli esternatori si dividono in due partiti: quello di chi continua a lapidare Crocetta e quello di chi, dopo averlo lapidato per ore, con triplo salto mortale con avvitamento, si ricolloca. E, in una gara a chi la spara più grossa, si arriva a scomodare finanche i servizi segreti stranieri e le Regioni nemiche, vogliose di accaparrarsi i soldi destinati alla Sicilia facendo cadere il governo regionale, per spiegare quella che a me pare, senza voler ridimensionare un episodio di gravità inaudita, una topica colossale priva di macchinatori esterni.

Il lungo antefatto è questo.

Al contrario della commedia non fa ridere. Fa pensare. Intanto al lavoro del giornalista che, forse, troppo spesso, non si rende conto della responsabilità che ha. E non alludo solo al rischio di sputtanare il prossimo, che pure pesa, ma al potere reale di questa professione, che è quello di ammantare le cose di verità. Non saranno le smentite dei pm, infatti, a persuadere i più che Tutino non ha mai augurato la morte alla Borsellino. La convinzione che ci sia un giallo, che qualcosa di losco sotto certamente c’è, resterà. E il danno è fatto. D’altronde, se a credere nell’infallibilità della stampa, dogma ormai non riconosciuto più neppure al Papa, sono esponenti delle istituzioni, che avrebbero tutti gli strumenti per verificare quel che leggono, cosa possiamo aspettarci dal fruitore medio di siti e tg?

E ancora: ma c’era bisogno della presunta telefonata per ingenerare questo popò di reazioni contro Crocetta? I motivi per i quali il governatore dovrebbe andarsene sono tanti e tutti legati alla sua incapacità di fare quello per cui è stato eletto: governare questa nostra assurda regione. Il presunto silenzio sulle presunte porcherie dette da Tutino nulla avrebbe aggiunto al bilancio della breve, si spera, epoca del governatore di Gela che, se già gridava al complotto omofobo-mafioso a ogni piè sospinto, ora avrà di che strepitare.

5 commenti

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  • 17 luglio 2015 12:22

    Mi sembra difficile che l’ espresso non abbia prima di pubblicare la notizia verificato la veridicita’ delle fonti, cosa che ritengo quasi impssibile. Qualcuno spero spieghera’ meglio, per il resto sono d’accordo con l’ autore dell’articolo.

  • 17 luglio 2015 15:46

    Ovviamente non può essere addebitato ai lettori di un giornale come L’Espresso la colpa di dare credito ancora a voi giornalisti, no?

  • 17 luglio 2015 21:31

    Scrive: c’era bisogno di questa presunta telefonata per ingenerare questo popò di reazioni contro Crocetta?
    E Crocetta perché aveva bisogno di questa presunta telefonata per autosospendersi e dichiarare che lo vogliono demolire?
    Crocetta non ha saputo ad oggi dare nessuna risposta sensata, solo piagnucolii.
    Chi cavolo è questo Tutino per dichiarare che la Borsellino doveva essere fatta fuori? Aveva poteri decisionali?
    E perché se un soggetto vaneggia (ammesso che vaneggi) si ha l’obbligo di rispondere a tono?
    Si deve chiarire questa faccenda e anche sul perché la Procura neghi questa intercettazione (ammesso che esista).

  • 17 luglio 2015 22:03

    La Borsellino si è dimessa in seguito alle indagini sulla sanità, che hanno visto protagonista Tutino, amico e medico di Crocetta. Non per opera di qualche volontà occulta.
    Della vicenda Tutino Crocetta ha detto solo che non spetta a lui giudicarlo, nel senso che spetta a chi di dovere condurre indagini e processi.
    Pochino devo dire.
    E adesso per un “reato di opinione” si sente messo alla gogna.

  • 17 luglio 2015 22:32

    Condivido la scrupolosa argomentazione della giornalista.
    Oramai si va a nuove elezioni.
    Saluto la redattrice assieme a s.Agostino” Non enim possumus aliquid adversus veritatem, sed
    pro veritate.
    La giornalista è in ottima compagnia.

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