i fatti dopo il ragionamento

Corri Giorgio, corri…

di

Stadio Favorita | Blog diPalermo.it

“Corri Giorgio, corri…”. Era il coro della Curva Nord ad ogni palla che toccava, perché la Curva lo adorava, nessuno correva quanto lui, nessuno lottava come lui: così era Giorgio Barbana, classe 1949, friulano di Terzo di Aquileia, provincia di Udine, morto a 66 anni, stroncato da un male incurabile. Era arrivato al Palermo fortemente voluto da Corrado Viciani, quello del gioco corto, quello della corsa e del ritmo sempre alto e serrato. Viciani aveva dato una lista al presidente Barbera: “Mi serve questo tipo di giocatori per far muovere la mia squadra come dico io”.

E dal Grosseto nell’estate del ’73 arrivò questo biondino tutto nervi e corsa, che non stava mai fermo, la palla se l’andava a cercare e poi ripartiva come un proiettile,spesso più veloce della sfera che a volte gli si incagliava tra le gambe. Ma i tifosi non lo fischiavano mai, anzi lo incoraggiavano con quel canto ritmato, “corri Giorgio, corri…”. E anche se si mangiava qualche gol – e gli capitava spesso – i tifosi perdonavano. Come all’Olimpico di Roma quel pomeriggio infausto nel quale regalammo la Coppa Italia al Bologna: era il 23 maggio del 1974 e il Palermo nuova edizione di Viciani strameritava quel trofeo; aveva giocato meglio e di più rispetto al Bologna, che pure era squadra di serie A.

Era passato in vantaggio con Magistrelli di testa, imbeccato da un cross a rientrare dalla fascia sinistra di Favalli: c’era stato solo il Palermo fino a quel momento, perché arrivava per primo su ogni palla e ci arrivava perché correva di più. Il Palermo poteva (e doveva) dilagare ma fallì troppe occasioni da gol e così al 45’ era ancora solo 1-0 per i rosanero. Nella ripresa, un po’ a sorpresa, fuori La Rosa, il bomber tascabile, e dentro Barbana: meno tecnica ma più corsa, avrà pensato il mister. E così fu, infatti, perché il Bologna non si raccapezzava più e poi, dalla mezz’ora, per l’espulsione di Vieri, era pure rimasto in dieci. Insomma sembrava fatta, ma c’è una regola non scritta nel calcio, secondo la quale chi troppo sbaglia alla fine perde la partita.

E il Palermo fallì troppe occasioni da gol quel pomeriggio, alcune – clamorose – proprio Barbana. Finì come tutti sanno: Gonella che, in extremis, si inventa un calcio di rigore che consente al Bologna di pareggiare. Poi la lotteria dei rigori e quello decisivo sbagliato dal giovanissimo Vullo. E Barbana? No, Barbana il suo lo aveva trasformato, lui dal dischetto era chirurgico: era la corsa sfrenata che talvolta lo fregava. E lo esaltava. Come esaltava il suo pubblico. Ricordo le facce stravolte dei rosa negli spogliatoi, il silenzio di ghiaccio di Viciani e lo sguardo perduto nel vuoto di Barbana. Mi fece quasi tenerezza, perché aveva gli occhi umidi di pianto rappreso. Mi avvicinai e lui, solitamente ciarliero, si ritrasse. Gli sentii sussurrare solo: “E’ mia, è mia la colpa…”.

Non si dava pace per le diverse occasioni da gol sprecate. Lui, un friulano impastato di senso del dovere ed umiltà, non ci stava, come la stragrande maggioranza di tifosi e addetti ai lavori, a dare tutte le colpe all’arbitro Gonella.

7 commenti

Lascia il tuo commento
  • 19 luglio 2015 10:06

    Caro Benvenuto,
    .
    avevo pensato di scrivere anch’io qualcosa. Desisto al cospetto del tuo ricordo. E poi, mi fa molta tristezza questa sequenza di lutti rosanero che ha coinvolto molti dei miei idoli di ragazzo, da Landri a Viganò, da Musella a Barbana. Anche se partiva più spesso dalla panchina, Barbana era amatissimo dal pubblico che cominciava a reclamarne l’ingresso in campo intorno alla mezz’ora, specie nel primo difficile periodo di Magistrelli (scambiato con l’Inter per un altro Giorgio, Mariani) quando si diceva che avesse le gambe molli perchè la moglie era troppo…
    .
    Di Barbana ho due ricordi fortissimi. Lo rivedo disteso a terra dopo la ginocchiata al costato che gli rifilò il portiere Di Vincenzo del Brindisi che poi, non pago, infierì su di lui con insulti e sputi. Rivedo la corsa del tifoso che scavalca la recinzione della Curva Nord, aggira la porta e gli rifila una testata che manda al tappeto il colpevole facendosi giustizia a modo suo. Per la giustizia sportiva perdemmo la partita 0-2 a tavolino, mentre in quella ordinaria finì tutto a “tarallucci e vino”. Chissà cosa ha pensato ieri Di Vincenzo.
    .
    Il secondo ricordo è il gol al 90′ su punizione dal limite contro il Como. Un siluro sotto la traversa che rese vano il volo del portiere Rigamonti e fece esplodere lo stadio.
    .
    Un’altra colonna di quella squadra magica che se ne va, dopo Paolo ‘U biunnu, Stecco, U’fuodde Bellavia, il mitico Erminio e il loro condottiero Corrado Viciani. Saluti rosanero.

  • 19 luglio 2015 12:10

    Grazie, Vitogol. Anche i tuoi ricordi sono belli. Nitidi e commossi ad un tempo. Barbana era uno umile e sincero, poco ciarliero, preferiva i fatti. Un tipo alla Zof, per intenderci, friulano come lui. E in campo dav atutto, senza tirare mai indietro la gamba. Vedasi episodio Di Vincenzo, che della sua proditoria si sarà vergognato da morire. E ala notizia dela scomparsa di Barbana, come dici tu, chissà i pensieri molesti che gli saranno venuti alla mente…

  • 19 luglio 2015 12:13

    Nel testo c’è un refuso, che è una svista solo mia. C’è scritto che Barbana era “di solito ciarliero”, invece che “di solito poco ciarliero”…

  • 19 luglio 2015 15:02

    Scusa Benvenuto, ma non ho saputo disattendere una precisa richiesta di mio fratello. Trovi il mio ricordo su “tifosi”. Spero che ti piacerà.

  • 19 luglio 2015 18:16

    Appena letto. Tutto d’un fiato, come succede quando l’emozione è forte. La tua memoria è più nitida e chiara di una pagina di libro scritta a caratteri grandi e luminosi. Ho “rivisto” Barbana, detto “Baibbana” in curva Nord, dove io ai tempi vivevo le partite e poi ne parlavo su “L’Ora”, come l’avessi di fronte agli occhi e questo è tutto merito di chi racconta. Ma tu fai il medico e so che lo fai con grande, immacolata, impermeabile perizia, ma, leggendo le storie rosanero che di volta in volta ci racconti, mai con l’ardore, l’innocenza, la purezza di un sogno qual è sempre stato, quale è e quale sempre sarà per te scrivere di calcio. Più che altro, di calcio rosanero, ovvero la metafora infinita della giovinezza. Che si fugge tuttavia ma fino a quando si nutre di sogni come il tuo resta e aiuta a vivere. E succede uguale uguale a me. Anche negli anni “tardi quali sono ormai diventati i miei. Ti abbraccio.

  • 19 luglio 2015 22:23

    io ricordo un ohhhhhh di meraviglioso stupore levatosi da tutto lo stadio quando,da un rinvio di rimessa del portiere,stoppò,addomesticando, la palla nel cerchio di centrocampo…

Lascia un commento