i fatti dopo il ragionamento

Quel che resta del mio partito

di

Il muro di gomma del Pd di fronte al conclamato fallimento di Crocetta. Perché l'attaccamento alla poltrona continua a essere più forte di tutto. Anche del pericolo della fuga in massa degli elettori Crocetta Horror Story 11 | Blog diPalermo.it

Le ulteriori intercettazioni su Rosario Crocetta indignano certo, ma lasciano quel margine di perplessità e incertezza su cui forse è giusto non addentrarsi. Ma il tema che si pone per il Pd siciliano è un altro, perché quelle intercettazioni dimostrano, e lo dimostrano chiaramente, che noi dovevamo cambiare quelle logiche e quei linguaggi di potere e non ci siamo riusciti. Perché con il governo Crocetta sono rimasti uguali.

Colpa del governatore, dei suoi mentori, di scelte sbagliate? Poco importa. Non penso che Crocetta si debba dimettere per una discussa intercettazione, bensì a causa del suo fallimento politico. E non lo penso certo da tre giorni, ma ormai da mesi. Perché il linguaggio che stiamo ascoltando è lo stesso del passato ed è, esattamente, quello che ho sempre combattuto, senza pormi mai minimamente il problema di rimanere in minoranza. O, peggio, isolato.

A me questo tipo di linguaggio, un linguaggio tipico di un malinteso senso del potere, fa ribrezzo. Ancor di più se riguarda il Pd, che per me è sempre stato un’altra cosa rispetto a certe logiche e per il quale mi sono esposto lottando, trovando proprio nel combattimento il senso della mia scelta di fare politica, quel senso che ho riscontrato per esempio nella lettera di dimissioni di Lucia Borsellino, troppo frettolosamente archiviate in nome della cosiddetta “ragion di stato”. Le parole accorate di Manfredi Borsellino hanno emozionato e fatto riflettere.

Si è dibattuto spesso in politica del ruolo dei familiari delle vittime di mafia, e della spontaneità delle loro motivazioni. Nel caso di Lucia, credo che il Pd dovrebbe avere l’onestà intellettuale e l’umiltà di chiederle scusa. Perché ha usato il suo cognome, a beneficio dell’immagine del governo regionale, dal primo all’ultimo istante della sua carica.

Chi non capisce a cosa sta esponendo il partito in Sicilia per salvare solo le proprie poltrone si assume una grande responsabilità. Il renzismo si affanna spesso a negare il pericolo di scissioni nel partito, definendole con sufficienza solo scelte personali, ma la vera scissione in atto è quella silenziosa di dirigenti, militanti ed elettori del Pd che vanno via perché non ne possono più. In Sicilia ogni volta che la segreteria regionale, alzando un vero e proprio muro di gomma, rinnova il sostegno a Crocetta, centinaia di tessere muoiono. Nessuno pensi che staremo a guardare non disturbando i manovratori.

(Ninni Terminelli è componente della direzione regionale del Pd e presidente dell’associazione Sinistra delle Idee).


[ Immagine: fotomontaggio originale di diPalermo - Policy]

6 commenti

Lascia il tuo commento
  • 20 luglio 2015 09:04

    Non c’era da illudersi, una certa Sicilia non poteva sopportare a lungo un presidente antimafioso come Crocetta.

  • 20 luglio 2015 10:18

    Sottoscrivo ogni singola parola….da sempre elettore del pd mi chiedo: se Crisafulli è sempre stato (giustamente) considerato un’anomalia, Lumia e Montante cosa sono?

  • 21 luglio 2015 06:49

    In un altro momento storico, laddove vi fosse stata la sicurezza di vincere le possibili elezioni anticipate, Crocetta sarebbe già stato dismesso. Purtroppo la necessita’ di vincere – figlia dell’attaccamento alle poltrone – impone al PD questa “lunga” riflessione sul futuro di Crocetta. E ogni secondo che passa sono voti in meno, perché la gente ormai ha capito benissimo che dietro questa lunga riflessione non ci stanno assolutamente i principi morali e i valori portati da Lucia Borsellino alla regione.
    PS: Crocetta ha immediatamente recepito le dimissioni del suo assessore, la persona che rendeva forse ancora credibile la bonta’ del sentimento antimafia di questo governo, oggi del tutto scomparso e addirittura infangato nelle più alte sfere della dirigenza regionale.

  • 21 luglio 2015 18:55

    Avanti tutta, strilla Grillo ai suoi in Sicilia. Avete visto senza sapere cosa stiamo facendo e cosa potremo fare, le prossime elezioni le vinceremo noi, strilla Casaleggio ai suoi deputati regionali in Sicilia. Avete visto che abbiamo ragione a non mischiarci con gli altri partiti che tendono sempre a conservare il loro potere fregandosene dei cittadini. Per loro non ha importanza se la Sicilia soffre sempre di piu’ in infrastrutture, disoccupazione, abusivismo, mondezzai, ecc. ecc., per loro e’ importante conservare le poltrone e i loro indennizzi. Adesso gridano in coro Grillo e Casaleggio, andiamo al governo regionale, e mettiamo in atto, ma da soli quello che i partiti ci hanno insegnato in questi anni.

  • 02 agosto 2015 09:13

    Ho letto in ritardo questo articolo, che pone questione vere e serie. Le intercettazioni, quelle vere, mettono in luce, a mio parere, il tentativo di Crocetta e dei suoi sodali di creare una macchina per la raccolta del consenso che potesse sostituire il partito. Uomini fidatissimi a capo delle diverse Asl che, al momento buono, sarebbero stati in grado di mobilitarsi e sostenere efficacemente Crocetta anche a dispetto del Pd. La scelta degli assessori fatta da Crocetta (contro il suo partito) andavano nella stessa direzione: la raccolta di consenso e la possibilità di agire senza avere veri ostacoli in giunta. In questo senso vanno letti i vari Zichichi, Battiato e anche Lucia Borsellino. Quest’ultima, sicuramente una brava persona, ha fatto per anni quello che il presidente della Regione le diceva di fare, compresa la nomina di Matteo Tutino. Le dimissioni sono arrivate all’indomani dell’arresto del medico di Crocetta, non prima.
    Un’ultima osservazione: il leaderismo sta portando alla sostituzione dei partiti con i “cerchi magici”. Storico quello di Silvio Berlusconi, ma lo si ha anche con Matteo Renzi (che viene chiamato “giglio magico” solo per variare un po’ il lessico) e con Beppe Grillo. Leader che vedono nei partiti solo inutili zavorre, con buona pace della democrazia. Il dramma è che la demolizione dei partiti viene accolta con entusiasmo da buona parte dell’opinione pubblica che cerca, di colta in volta, l’uomo della provvidenza, con atteggiamento da sudditi e non da cittadini.

  • 03 agosto 2015 15:33

    La Sicilia è terra di miti, ma quello del cerchio magico proprio non le appartiene. È più cosa da “padani”.
    I non esperti di maghi e magarie conobbero il cerchio magico del Senatur, e ne ricavarono grande soddisfazione quando il prode Bobo, oggi presidente della Regione Lombardia, munito di scopa, come un folletto dissolse il cerchio e con esso il fondatore della Lega, Bossi.
    Forse anche da noi la speranza era che qualcuno imbracciasse la scopa e cacciasse una volta per tutte il governatore. Ma le lotte politiche sono fatte di politica, e chiamiamoli comitati d’affari, se ci sono, e non cerchi più o meno magici.
    Mi rendo conto che i media hanno da soddisfare soprattutto i frequentatori dei social, un’umanità varia, diversa dal tradizionale lettore della carta stampata, ma ciò non deve far virare su di una drammatizzazione fatta di pretoriani, antimafie col pennacchio, caste; come dire far ricorso alle saghe e alle leggende, mentre la politica è essenzialmente realtà e storia.
    A proposito del giglio magico di Renzi, non di vero cerchio si tratta. È formato da persone che per un particolare talento, forse naturale, stanno sempre dalla “parte giusta”. La loro posizione segnatamente subordinata esclude un’appartenenza ad un vero cerchio, sono semplici esecutori, portavoce della volontà del leader.

Lascia un commento