i fatti dopo il ragionamento

E poi c’era Boris Giuliano

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Boris Giuliano | Blog diPalermo.it

Devo farvi una confessione. Ogni volta che leggo un qualsiasi libro di quel genio visionario di Jodorowsky – che più di una volta nella sua vita arrivò ai confini della pazzia, oltrepassandoli – i miei pensieri e i miei sogni notturni subiscono uno shock. Attraverso bellissime allucinazioni. Sta accadendo anche ora, alle prese con “La danza della realtà”: il racconto della vita di quest’uomo strano e geniale, in cui realtà, sogno, quotidiano, viaggi nel mondo dei morti hanno la stessa consistenza.

Di uno di questi viaggi nell’aldilà, il poeta cileno racconta di avere visto due differenti tipi di anime. Ci sono quelle di cui pochi si ricordano (evanescenti, silenziose, spesso in zone d’ombra) e quelle, invece, nutrite dell’affetto e della memoria dei vivi. In questi giorni di polemiche e antimafia di plastica, mi è capitato di pensare a un parco mistico in cui passeggino i giusti, come quello descritto da Jodorowsky. Ci sono uomini colmi della luce del ricordo e della gratitudine e quelli un po’ sbiaditi. E ancora, quelli completamente all’ombra, di cui nessuno parla perché tanto tempo è passato e la diffusione globale di internet era ancora lontana. In questo parco mistico, ho cercato di rintracciare Boris Giuliano, il capo della Mobile di Palermo, ucciso mentre prendeva un caffè, il 21 luglio del 1979.

Internet, ma anche probabilmente una certa consapevolezza estesa, erano ancora piuttosto lontani. Eppure lui era un giusto. Un uomo buono, capace di analizzare per primo i rapporti che legavano la mafia siciliana e quella degli Usa e allo stesso tempo di portarsi a casa un bimbo sperduto in attesa che i genitori lo ritrovassero. Una casa è sempre meglio delle stanze di una questura, e lui, lo sceriffo, non ce la faceva proprio a tornare per pranzo sapendo di lasciare un bambino impaurito.

Boris che sapeva di dovere morire presto, ma che trovava sempre la forza e l’allegria per inventare storie per i suoi bambini. Boris che fu colpito alle spalle. Di che colore sarebbe la sua anima, che consistenza avrebbe? Me lo chiedo perché ho la sensazione che se ne parli sempre meno. C’è chi, come me, non lo ha conosciuto direttamente. Ma si può piangere per chi non si conosce, come si può ricordare ciò che non si è vissuto. Scrivetelo da qualche parte: c’era una volta un uomo buono, che volle vivere a Palermo per combattere la mafia, e che venne ucciso di spalle, davanti a una tazza di caffè.

1 commenti

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  • 13 settembre 2015 13:08

    Grande uomo coraggioso, grande commissario, dignitoso intelligente ed intuitivo, nel suo lavor0. Credo che saranno pochi gli uomini che nasceranno così di grande valore e di grande spessore, in campo di ispettore e commissario di polizia.

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