i fatti dopo il ragionamento

Il Grande Inganno

di

Tutti i perché del bluff Crocetta, l'uomo nuovo che avrebbe dovuto cambiare le sorti della Sicilia e che è invece rimasto impassibile, se non complice, di fronte a un sistema più vivo che mai. Ecco perché deve dimettersi. Subito Crocetta Sicilia Affonda | Blog diPalermo.it

Non siamo negli States, dove il corso del mandato è legato al fattore popolarità e il grado di apprezzamento dei cittadini nei confronti del presidente – che lo rafforza o indebolisce – può condizionare l’azione di governo. Non per niente negli Usa l’asticella della popolarità è tenuta costantemente sotto controllo.

Non siamo negli States. Siamo in Sicilia, Italia. E se la popolarità di chi esercita il potere è pari a cento o a zero, nella sostanza non cambia nulla. Basta l’investitura elettorale a garantire legittimo riparo fino all’ultimo giorno del mandato, in qualsiasi modo lo si porti avanti. Mandato che è stato ottenuto, fino a prova contraria, con il voto dei cittadini e poco importa se quegli stessi cittadini oggi sono pentiti della scelta. È il sistema democratico, bellezza. Che piaccia oppure no.

In effetti è pure giusto così. Pensiamo cosa potrebbe accadere ai nostri governi – per loro natura traballanti – se il fattore popolarità durante il mandato incidesse sulla loro tenuta. Si andrebbe alle urne ogni sei mesi. Giusto così, ma non per Rosario Crocetta. E non perché Rosario Crocetta non sia stato eletto democraticamente come gli altri. Ma perché l’elezione a presidente della Regione di Rosario Crocetta è figlia di una campagna basata non sui programmi e su un progetto di governo, ma sulla figura stessa di Crocetta, uomo simbolo, paladino antimafia dalla spiccata dirittura morale, in netta contrapposizione con le precedenti esperienze di Cuffaro e Lombardo.

Crocetta è stato (auto) candidato, e poi eletto, solo in virtù di questo. Un uomo-partito, si sarebbe detto una volta, che rappresentava la cesura con il passato, messaggero di quella questione morale calpestata dai precedenti governi. Oggi, alla luce dei recentissimi eventi, abbiamo la certezza che non era affatto così. Il senso di Crocetta per la morale era in realtà quello che lo portava a restare impassibile (complice?) davanti a un sistema così forte da permettersi, tra le altre cose, di massacrare politicamente i suoi assessori che per quel sistema rappresentavano un problema, un ostacolo.

Un enorme bluff con il quale il governatore ha ingannato gli elettori, accaparrandosi consensi e la poltrona più importante di Sicilia con il beneplacito di un partito, il Pd, incapace di esprimere un candidato autorevole e che ha dovuto giocoforza puntare su di lui, celebrando poi una vittoria che in realtà non c’è mai stata e che non ha mai sentito propria. Crocetta sa che la sua popolarità è ai minimi storici, sia per essere stato un disastro come governatore che, e soprattutto, per avere rappresentato la grande illusione dell’uomo simbolo della legalità che sbandierando il vessillo della questione morale avrebbe dovuto cambiare le sorti della Sicilia. Ecco perché Crocetta dovrebbe dimettersi di corsa, senza pensarci un minuto di più.


[ Immagine: fotomontaggio originale di diPalermo - Policy]

6 commenti

Lascia il tuo commento
  • 22 luglio 2015 08:01

    Il risultato dell’attivita’ politica del signor Rosario Crocetta e’ assolutamente pari a zero. Questo puo’ essere il reale motivo del suo allontanamento dallo scenario. Per il resto continuo ad attendere gli sviluppi della vicenda. Dove anche Sergio Lari dice che dalla procura di Caltanissetta non vi e’ traccia di quella intercettazione.

  • 22 luglio 2015 08:28

    Crocetta, continua a non capire o fa finta di non capire che deve dimettersi non per le presunte intercettazioni sulla Borsellino ma per l’inefficienza di cui parla Franco Cascio, non possiamo andare avanti con chi fino ad oggi ha prodotto quasi zero per la Sicilia e i Siciliani, anzi sono arrivati altri danni.
    Francamente non vedo chi possa fare ciò che crocetta non ha fatto, ma almeno cambiamo aria, per un pò ci illuderemo di averlo trovato.

  • 23 luglio 2015 22:02

    Non ho capito il senso dell’articolo. Se ci si vuole riferire ancora all’intercettazione con Tutino, senza però fare riferimento esplicito ad essa, siamo punto e d’accapo. Un intercettazione che evidentemente non esiste ( vedremo se spunterà, ma fino ad oggi tutto va nel senso della sua inesistenza) non può essere il pretesto per dire che Crocetta deve dimettersi.
    Piuttosto al di là della poca efficienza del governo Crocetta, io discuterei sul giornalismo di parte, pilotato e che a fini politici anzicchè informare disinforma. Ma non ho ancora visto alcun articolo in tal senso su questo sito. Forse perchè, come categoria (quella dei giornalisti), vi difendete l’uno con l’altro? Un nobilissimo mestiere quello di giornalista che dovrebbe anche fare autocritica e condannare certi colleghi per rafforzare questa idea di nobiltà e che invece non lo fa. Triste, molto triste. Spesso scrivete per lamentarvi che l’Italia non cambia. Ma voi così facendo fate parte di quest’Italia che non cambia.

  • 24 luglio 2015 07:32

    Scusa Roberto1, ma dove hai letto che Crocetta deve dimettersi per l’intercettazione?

  • 24 luglio 2015 12:27

    Crocetta dovrebbe dimettersi per quella sua tascissima abitudine di portare il colletto della polo alzato.

  • 27 luglio 2015 10:36

    Sicilia, terra martoriata dalla mala politica, dalla mafia e adesso dall’antimafia. Quell’antimafia esibita come attestato, come biglietto da visita su cui costruire carriere politiche, patente che autorizza la presa di potere di poltrone strategiche e ben remunerate, in nome della quale tutto si può e tutto è consentito.

    Chi si fregia dell’onore di governare non dove mai giustificare i suoi fallimenti attribuendo la responsabilità agli altri, quando ci si mette in gioco, si è consapevoli delle difficoltà cui va incontro, non dice che la colpa è dei predecessori, si rimbocca le maniche e inizia a lavorare per costruire e porre rimedio ai mali passati. Sulla rivoluzione e sulla discontinuità ha impacchettato la sua campagna elettorale, scopriamo adesso che la sua non è stata rivoluzione ma involuzione.

    Continua a ripetere che è stato eletto dal popolo, quale popolo? Solo il 13.9% dei suffragi, per colpa di divisioni altrui, degli ignavi che hanno preferito non esprimersi e di una legge elettorale che consente di avere un rappresentante con una mangiata di voti. Provi a fare ora un sondaggio e ne uscirà con le ossa rotte.

    Vorrebbe i riconoscimenti dal suo partito per aver consegnato la Sicilia alla sinistra. Quella sinistra che predica bene e razzola male, quella sinistra che offende i suoi stessi ideali, quella sinistra che appoggia la macelleria sociale tradendo se stessa, quella sinistra che ha la grande responsabilità di non staccare la spina a un’agonizzante e ingombrante figura.

    Tutto questo, presidente, non ha nulla a che fare con le intercettazioni ed è del tutto inutile che starnazza urlando al golpe, alle congiure, scomodando mafia, poteri forti e massoneria, per questo se la prenda con il suo fuoco amico, anzi lo ringrazi per avergli confezionato con un bel fiocco regalo questo capolavoro, è solo riuscito a dare nuova linfa e vigore al grande bluff facendo passare in secondo piano la totale inadeguatezza, improvvisazione, incapacità, paralisi e distruzione del peggiore governo della storia siciliana ed è riuscito a farlo parlare di sé con grande soddisfazione del suo ego nel monopolizzare l’attenzione mediatica nazionale, non c’è che dire. Sappia che i siciliani non lo vogliono più, non per le intercettazioni fantasma ma per la sua azione politica deleteria e insignificante! L’onestà e la morale si dimostra non solo rispettando la legge ma soprattutto nei comportamenti e nelle scelte di chi si mette in gioco per rappresentare e fare il bene del popolo. Non c’è nulla di onesto e morale nel provocare la povertà a chi indegnamente si ha la pretesa di rappresentare..

    Annuncia un suicidio mai avvenuto, ma ha l’idea di quanti siciliani si sono suicidati e tanti altri che hanno pensato di farlo ma per pudore non l’hanno neppure detto? Lei non conosce la disperazione vera, quella che soffoca e che non ti fa vedere nessuna via d’uscita, di chi in quest’atto estremo crede di trovare la soluzione e porre fine alla sofferenza, all’umiliazione, al senso di fallimento di padre, marito e uomo, alla dignità calpestata e fatta a brandelli. Non mi permetterei mai di sottovalutare il sentimento di buio e sconforto che ha provato come uomo ma il suicidio, presidente, è roba seria e delicata per poterne parlare con leggerezza.

    Presidente, se la stessa veemenza, se pur a tratti isterica, vittimistica e patetica, con la quale si autoproclama, si autodifende, si autoassolve, si autogiustifica l’avesse utilizzata per risolvere i problemi dei siciliani, la Sicilia avrebbe un grande presidente ma è riuscito nel capolavoro di mettere all’angolo chi lo nutre, se la cacciano per loro è la fine, se se lo tengono è la fine uguale.

    In quella che avrebbe dovuto essere una resa dei conti e che avrebbe dovuto portare a ciò che sarebbe stato naturale, a parte qualche distinguo, qualche singola nota intonata in mezzo ad un’orchestra sconnessa e scomposta, abbiamo assistito all’ennesima sceneggiata condita da parole vuote e inutili, intrisi di ipocrisia, finzione e doppiezza. Crocetta si dichiara un combattente che vuole morire sul campo di battaglia ma quello a cui abbiamo assistito non è neppure un surrogato di un campo di battaglia, è solo un’accozzaglia di elementi indistinti del quale uscirà sempre vittorioso, dove i soldati sono solo dei mercenari che barattano il bene del popolo con fini squisitamente personali. Evviva la Sicilia.

    Aggiungo che trovo assolutamente miserevole celarsi dietro le riforme e dietro la soluzione dei mille più uno problemi che ha la Sicilia per tenere in piedi un governo che ha aggravato gli stessi mille problemi più uno. Con queste motivazioni non mollano la poltrona e con altrettante motivazioni, in futuro non troppo breve ahimè, si faranno la campagna elettorale. Un’accozzaglia di figuri che cavalcano l’onda del malessere causato, se non del tutto (non scordiamoci l’agire dei passati governi) in buona parte da essi stessi.

    Vada via presidente, lasci spazio a chi è capace e ha a cuore il bene dei siciliani e le assicuro che sarà sempre tardi, ci vorranno molti anni per ritornare al disgraziato giorno del suo insediamento e da li sperare in un miglioramento, i danni sono incalcolabili e per molto tempo piangeremo le conseguenze della sua scellerata azione. Di tutto aveva bisogno la Sicilia in questo particolare momento di crisi profonda ma di certo non di lei.

Lascia un commento