i fatti dopo il ragionamento

Quell’ergastolo che rende giustizia

di

Carmela Petrucci | Blog diPalermo.it

C’è un aspetto della condanna all’ergastolo di Samuele Caruso, l’assassino di Carmela Petrucci, che va evidenziato. Ed è legato proprio alla conferma dell’ergastolo malgrado il processo si sia svolto col rito abbreviato, nato per accorciare i tempi del processo e diventato – nei fatti – un escamotage per avere una riduzione automatica della pena. Gli imputati lo prediligono al rito ordinario perché sanno che un ergastolo con isolamento diurno, ad esempio, viene quasi automaticamente commutato in trent’anni. Samuele Caruso l’ha scelto per questo. A conti fatti, sarebbe uscito dal carcere a 64 anni. La condanna del carcere a vita, quindi, non era per nulla scontata.

Caruso uccise una studentessa di 17 anni con venti coltellate e poi si scagliò contro la sua ex fidanzata Lucia. Secondo l’accusa aveva premeditato di uccidere entrambe. Reo confesso, disse di averle viste uscire da scuola, sapeva che sarebbero tornate a casa insieme; era ovvio che Carmela non sarebbe rimasta ferma a guardare accoltellare la sorella.

Ora il punto è che la premeditazione, che viene contestata in tutti gli omicidi di questo tipo, non sarebbe bastata come aggravante per fargli avere l’ergastolo. Quello che ha convinto la Corte a confermare in appello la pena del carcere a vita, inflitta a Caruso già in primo grado, è stata l’altra aggravante, quella degli “abietti e futili motivi”. Caruso uccise la ragazza per gelosia e rabbia. Era stato lasciato dalla sorella.

La sentenza della Corte d’assise d’appello di Palermo è quindi una sentenza a suo modo storica, che migliaia di parenti di vittime di omicidi e femminicidi attendevano e che potrà essere applicata da oggi in poi. Una sentenza che dice a chiare lettere: se ammazzi qualcuno (e per futili motivi) ti puoi beccare l’ergastolo anche se scegli il rito abbreviato. Il rito abbreviato non è più un’escamotage.

A Mamma Giusy e papà Serafino, ad Antonino e Lucia, i fratelli della vittima, non era rimasto altro che la speranza che il processo si chiudesse con l’ergastolo. Ma in questi anni la paura che finisse in altro modo è stata un’ombra costante e ingombrante. Oggi, grazie a Carmela, c’è una sentenza importante. Teniamolo a mente.

1 commenti

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  • 22 luglio 2015 13:57

    non ci sono parole per commentare
    due tragedie , la prima quella delle vittime, l’altra quella dell’autore del delitto, anch’esso vittima , ma senza attenuanti- se avesse vissuto in un ambiente sano, diverso, non avrebbe mai pensato a quella soluzione- tutti abbiamo avuto una delusione in amore, nessuno, tranne qui, ha mai operato diversa-mente.

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