i fatti dopo il ragionamento

L’inutile caccia al fantasma

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L'intercettazione che non c'è, la tesi cospiratoria che turba i nostri sonni e la teoria di un frate filosofo che non conosceva Tutino e Crocetta. Ma sapeva come andava il mondo. E non amava la dietrologia a tutti i costi Acchiappafantasmi2 | Blog diPalermo.it

Che sarebbe stata dura l’ho capito sette giorni or sono, quando, al termine di una giornata infernale, mi è arrivata la telefonata di mia madre che, al contrario delle madri normali che ti chiedono come stai e se hai mangiato, mi ha apostrofato, aggressiva, tutto d’un fiato: “Allora? Questa intercettazione? C’è? Ma sì, ci deve essere di sicuro”. Con un filo di voce, ho provato, invano, a interloquire. Ma lei, dritta come un panzer, mi ha incalzato. “Eh no, perché figurati se i giornali potevano inventarsela”.

A quel punto ho cominciato ad alterarmi, perché la mattinata trascorsa a cercare di capire mi aveva provato, e ho accennato, più decisa, un “mamma, vedi che la Procura smentisce seccamente”. Risposta: “Ma figurati, i magistrati che devono fare? Mica possono parlare delle indagini”. Davanti a tanta sicurezza ho fatto un respiro profondo e ho chiuso il telefono.

Ma da allora è stato un continuo. Amici vicini e lontani, contatti Fb mai visti residenti in Patagonia, la cassiera del supermercato, l’allenatore della palestra, colleghi polentoni che guardano alle vicende siciliane come a robe strane da maneggiare con cura e perfino un nipote astrofisico che vive a Santa Barbara, California. Tutti, ma dico tutti, con una sola domanda: Ma l’intercettazione tra Crocetta e Tutino c’è o non c’è?”.

All’inizio, con voce ferma e persuasiva, ho tentato di spiegare che, se un procuratore della Repubblica ci mette la faccia e dice che è una bufala (non ha proprio detto così, la mia è una traduzione volgare), continuare per giorni a porsi interrogativi su un non caso è sterile. Negli occhi dei miei interlocutori, però, leggevo l’incredulità di chi la sa lunga. I più facevano spallucce con l’aria di chi pensa: ma guarda sta gonza che si beve tutto. Un capo megagalattico dell’Ansa di Roma, prima che facessi il pezzo della serata, mi ha anche avvertito di non fare come al solito “che tanto tu parteggi per i pm”.

E c’è stato anche chi, a bassa voce, con aria cospiratoria, mi ha sussurrato: “In questo Paese nulla è semplice. I Servizi arrivano ovunque. I pm smentiscono perché davvero a loro non risulta. Sicuramente qualche manina avrà fatto sparire la bobina”. Ora, a parte che le bobine non si usano più da vent’anni e sottrarre dal server un file audio credo sia impossibile, mi chiedo: ma perché si cerca sempre la spiegazione più contorta, quella che “tanto la verità in questo Paese non si saprà mai perché LORO non vogliono?”.

Io capisco che le tante Ustica e piazza Fontana che hanno accompagnato anni di storia patria ci hanno abituati ad essere sospettosi e a coltivare la talvolta utile arte della dietrologia, ma la paranoia no, quella utile non lo è mai. Perché capita che le cose siano molto più semplici di quel che paiono. Un frate filosofo, tale Guglielmo di Occam, l’ha teorizzato in modo molto più dotto di me, qualche secolo fa, dicendo che, per spiegare i fenomeni, è inutile formulare più ipotesi di quelle necessarie.

Il principio viene usato da alcuni per dimostrare la natura divina dell’universo. Io non ambisco a tanto, ma dico: perché escludere che chi ha scritto di questa benedetta intercettazione semplicemente ha toppato? Se l’è inventata? Qualche buontempone gliel’ha sussurrata? Non lo so. So che evidentemente la notizia non è stata verificata come si sarebbe dovuto. Insomma, convinciamoci che oltre a quella degli spioni, degli insabbiatori, degli impostori, dei criminali, dei golpisti, dei destabilizzatori c’è pure la categoria dei superficiali. E, giuro, è una categoria densamente popolata. E allora non scomodiamo scenari oscuri e facciamocene una ragione. L’intercettazione semplicemente non c’è. O, meglio, quell’intercettazione non c’è. Ce ne sono decine di altre che raccontano bene chi ha fatto il bello e il cattivo tempo nella sanità siciliana. Ma quello è un altro discorso.


[ Immagine: fotomontaggio originale di diPalermo - Policy]

7 commenti

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  • 24 luglio 2015 10:12

    Carissima Lara, io – ovviamente – non so se l’intercettazione c’è davvero o se si è trattato di un terrificante scivolone per il quale dovrebbe intervenire l’Ordine dei giornalisti con la più grave delle sanzioni. Però starei attento a tranciare giudizi così netti. Le smentite delle Procure, con tutto il rispetto, valgono quel che valgono. Obiettivamente poco. Vedo l’Espresso continuare sulla sua strada, anche se con vigore sempre più debole, almeno così mi sembra. Penso che dovremo aspettare ancora un po’ per capire – se mai capiremo – come stanno le cose. A naso sembra anche a me uno scoop piuttosto pasticciato. Se così fosse, per l’Espresso sarebbe una botta mortale alla sua credibilità (peraltro già messa in forte discussione da qualche collega di scarso profilo) e l’incauto estensore dell’articolo potrebbe espatriare. Ma questo mestiere mi ha abituato ai colpi di scena. Vedremo.

  • 25 luglio 2015 01:06

    Se le smentite delle procure “valgono quello che valgono” abbiamo buoni motivi per essere preoccupati. E soprattutto illusi di vivere in una democrazia.

  • 25 luglio 2015 01:09

    Inoltre non credete opportuno un intervento de presidente della repubblica all’uopo? Un’occasione per far parlare i fatti. Ma fino adesso tutto tace.

  • 25 luglio 2015 06:15

    Cara Lara, dalle sue parole e’ evidente che lei non conosca Piero Messina. Piuttosto, se non ricordo male, i tratti salienti della carriera del procuratore Lo Voi includono il rifiuto di firmare l’appello con cui tutti i magistrati antimafia chiesero, dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio, l’allontanamento del procuratore Giammanco, indimenticabile nemico di Paolo Borsellino e di Giovanni Falcone, e il rifiuto di rappresentare la pubblica accusa nel processo d’appello a Giulio Andreotti…

  • 25 luglio 2015 10:54

    @triolf, e che c’entra?

  • 26 luglio 2015 14:07

    Dieci giorni dopo.
    Ammettiamo che sia vero il colloquio dal contenuto ormai arcinoto tra Crocetta e Tutino e che l’Espresso per un qualunque impedimento non possa dare di esso alcuna prova.
    Ma che importa. La figata, direbbe il vecchio Silvio, sta tutta nell’annuncio. Cosa sarebbe successo se avessimo letto, senza preannuncio, il testo dell’Espresso: niente.
    Provate, invece, a ricordare quel che è successo il giorno prima con la semplice anticipazione della notizia: il presidente della Repubblica, quelli del Senato e della Camera hanno espresso solidarietà alla Borsellino e nel giro di qualche ora, Crocetta è diventato l’uomo più odiato della prima, seconda e terza repubblica, e destinatario di una condanna senza appello da parte di Renzi e di tutti i politici italiani. Da stroncare, se non altro, qualunque prospettiva di vita politica.
    Ma… A un certo punto l’imprevedibile. Il procuratore della Repubblica di Palermo dichiara che non risulta al suo ufficio quella conversazione. Qualche certezza viene intaccata. Ma già arrivano i soccorsi: che ricordano, per limitarci a questo blog, “i tratti salienti della carriera del procuratore Lo Voi “ e che “le smentite delle procure, con tutto il rispetto, valgono quel che valgono. Obiettivamente poco”. Per completezza bisogna dire che alla procura di Palermo se ne sono aggiunte altre con dichiarazioni uguali a quella di Lo Voi.
    A conclusione rimarrebbe da considerare l’ipotesi che il colloquio non sia mai avvenuto. Dobbiamo ammettere che oggi non avrebbe più alcuna rilevanza se già Mattarella, Grasso e Boldrini con i loro tempestivi… interventi hanno ritenuto nei fatti una pura formalità l’eventuale inesistenza del colloquio.
    Intanto quell’anticipazione dell’Espresso, dopo 10 giorni, da terribile temporale estivo con tuoni, e che tuoni, e lampi si è trasformato in uno zefiro, in un venticello…

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