i fatti dopo il ragionamento

L’eclissi della decenza

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Drammi psicologici, piagnistei, suicidi annunciati e sfoghi esistenziali. Il governo Crocetta, ovvero il trionfo dell'apparenza mediatica sul lavoro e la competenza Super Crocetta1 | Blog diPalermo.it

“Nessuna legge impone la decenza, ma tutte le persone oneste la rispettano”. È il pensiero di Nicolas Chamfort, scrittore francese, morto oltre due secoli senza aver conosciuto Rosario Crocetta, presidente della Regione Sicilia. Chissà cosa ne avrebbe pensato, Chamfort di Crocetta, perché una cosa è certa: il governatore ha perso la bussola e c’è da chiedersi se l’abbia mai avuta. Da giorni attendiamo che, con decenza e pudore, oltre che con un briciolo di amore per la nostra terra, tolga il disturbo.

È uno stillicidio quello che ci procura Saruzzo, tra dichiarazioni di omosessualità ed eterosessualità dei suoi amici, minacce di denunce e querele, professioni di verginità antimafia, patenti di mafiosità e accuse di inefficienze e fallimenti politico-amministrativi. Se ne vanno, uno a uno, i suoi assessori, consapevoli della disfatta ormai conclamata, e nella querelle tra intercettazioni vere o presunte sull’assessore alla Sanità Lucia Borsellino, figlia dell’eroe Paolo, decenza e buongusto vorrebbero che lui, il sindaco della Sicilia, uscisse di scena, per preservare ciò che resta di una Regione allo sbando, con i conti all’aria, con i giovani sempre più soli e senza un futuro e gli adulti senza un lavoro e una speranza, in assenza di una guida politica e di una qualsivoglia strategia capace di invertire la rotta.

E invece no: muoia Sansone con tutti i filistei, volino gli stracci e le accuse, i ricatti e gli insulti, i drammi psicologici, i piagnistei, i suicidi annunciati e i comunicati stampa senza notizie ma ricchi di sfoghi esistenziali. Uno spettacolo a dir poco indecente. “Io non mi dimetto, devo proseguire nella mia rivoluzione”, annuncia il Masaniello di Gela. Un cupio dissolvi che non risparmierà nessuno, perché tra le ragioni della perdita di credibilità della politica nel nostro Paese non vi è solo quella dell’affarismo e della corruzione, del trasformismo e del trionfo dell’apparenza mediatica sulla competenza, ma soprattutto l’eclissi della decenza.


[ Immagine: fotomontaggio originale di diPalermo - Policy]

2 commenti

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  • 27 luglio 2015 10:38

    Sicilia, terra martoriata dalla mala politica, dalla mafia e adesso dall’antimafia. Quell’antimafia esibita come attestato, come biglietto da visita su cui costruire carriere politiche, patente che autorizza la presa di potere di poltrone strategiche e ben remunerate, in nome della quale tutto si può e tutto è consentito.

    Chi si fregia dell’onore di governare non dove mai giustificare i suoi fallimenti attribuendo la responsabilità agli altri, quando ci si mette in gioco, si è consapevoli delle difficoltà cui va incontro, non dice che la colpa è dei predecessori, si rimbocca le maniche e inizia a lavorare per costruire e porre rimedio ai mali passati. Sulla rivoluzione e sulla discontinuità ha impacchettato la sua campagna elettorale, scopriamo adesso che la sua non è stata rivoluzione ma involuzione.

    Continua a ripetere che è stato eletto dal popolo, quale popolo? Solo il 13.9% dei suffragi, per colpa di divisioni altrui, degli ignavi che hanno preferito non esprimersi e di una legge elettorale che consente di avere un rappresentante con una mangiata di voti. Provi a fare ora un sondaggio e ne uscirà con le ossa rotte.

    Vorrebbe i riconoscimenti dal suo partito per aver consegnato la Sicilia alla sinistra. Quella sinistra che predica bene e razzola male, quella sinistra che offende i suoi stessi ideali, quella sinistra che appoggia la macelleria sociale tradendo se stessa, quella sinistra che ha la grande responsabilità di non staccare la spina a un’agonizzante e ingombrante figura.

    Tutto questo, presidente, non ha nulla a che fare con le intercettazioni ed è del tutto inutile che starnazza urlando al golpe, alle congiure, scomodando mafia, poteri forti e massoneria, per questo se la prenda con il suo fuoco amico, anzi lo ringrazi per avergli confezionato con un bel fiocco regalo questo capolavoro, è solo riuscito a dare nuova linfa e vigore al grande bluff facendo passare in secondo piano la totale inadeguatezza, improvvisazione, incapacità, paralisi e distruzione del peggiore governo della storia siciliana ed è riuscito a farlo parlare di sé con grande soddisfazione del suo ego nel monopolizzare l’attenzione mediatica nazionale, non c’è che dire. Sappia che i siciliani non lo vogliono più, non per le intercettazioni fantasma ma per la sua azione politica deleteria e insignificante! L’onestà e la morale si dimostra non solo rispettando la legge ma soprattutto nei comportamenti e nelle scelte di chi si mette in gioco per rappresentare e fare il bene del popolo. Non c’è nulla di onesto e morale nel provocare la povertà a chi indegnamente si ha la pretesa di rappresentare..

    Annuncia un suicidio mai avvenuto, ma ha l’idea di quanti siciliani si sono suicidati e tanti altri che hanno pensato di farlo ma per pudore non l’hanno neppure detto? Lei non conosce la disperazione vera, quella che soffoca e che non ti fa vedere nessuna via d’uscita, di chi in quest’atto estremo crede di trovare la soluzione e porre fine alla sofferenza, all’umiliazione, al senso di fallimento di padre, marito e uomo, alla dignità calpestata e fatta a brandelli. Non mi permetterei mai di sottovalutare il sentimento di buio e sconforto che ha provato come uomo ma il suicidio, presidente, è roba seria e delicata per poterne parlare con leggerezza.

    Presidente, se la stessa veemenza, se pur a tratti isterica, vittimistica e patetica, con la quale si autoproclama, si autodifende, si autoassolve, si autogiustifica l’avesse utilizzata per risolvere i problemi dei siciliani, la Sicilia avrebbe un grande presidente ma è riuscito nel capolavoro di mettere all’angolo chi lo nutre, se la cacciano per loro è la fine, se se lo tengono è la fine uguale.

    In quella che avrebbe dovuto essere una resa dei conti e che avrebbe dovuto portare a ciò che sarebbe stato naturale, a parte qualche distinguo, qualche singola nota intonata in mezzo ad un’orchestra sconnessa e scomposta, abbiamo assistito all’ennesima sceneggiata condita da parole vuote e inutili, intrisi di ipocrisia, finzione e doppiezza. Crocetta si dichiara un combattente che vuole morire sul campo di battaglia ma quello a cui abbiamo assistito non è neppure un surrogato di un campo di battaglia, è solo un’accozzaglia di elementi indistinti del quale uscirà sempre vittorioso, dove i soldati sono solo dei mercenari che barattano il bene del popolo con fini squisitamente personali. Evviva la Sicilia.

    Aggiungo che trovo assolutamente miserevole celarsi dietro le riforme e dietro la soluzione dei mille più uno problemi che ha la Sicilia per tenere in piedi un governo che ha aggravato gli stessi mille problemi più uno. Con queste motivazioni non mollano la poltrona e con altrettante motivazioni, in futuro non troppo breve ahimè, si faranno la campagna elettorale. Un’accozzaglia di figuri che cavalcano l’onda del malessere causato, se non del tutto (non scordiamoci l’agire dei passati governi) in buona parte da essi stessi.

    Vada via presidente, lasci spazio a chi è capace e ha a cuore il bene dei siciliani e le assicuro che sarà sempre tardi, ci vorranno molti anni per ritornare al disgraziato giorno del suo insediamento e da li sperare in un miglioramento, i danni sono incalcolabili e per molto tempo piangeremo le conseguenze della sua scellerata azione. Di tutto aveva bisogno la Sicilia in questo particolare momento di crisi profonda ma di certo non di lei.

  • 28 luglio 2015 10:37

    I pensieri di Adriana che condivido in toto, Signor Presidente meriterebbero una sua riflessione approfondita, e se ci riesce, dia delle risposte.

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