i fatti dopo il ragionamento

La Palermo magica e mafiosa

di

Se Tornasse Natale | Blog diPalermo.it

Il libro di Giacomo Cacciatore, “Se tornasse Natale”, non è solo un libro con una bella storia. È una storia cruda, vista con gli occhi di un bambino che perde il padre in uno dei modi peggiori in cui possa succedere a Palermo. Lupara bianca. Bruno Lo Bianco, così si chiama il bambino, sta aspettando suo padre in macchina il giorno del suo compleanno. Il papà, Natale, gli ha promesso una torta e sparisce mentre sta andando a comprarla. A quel punto per la famiglia del bimbo inizia un percorso di accettazione dell’assenza del capo famiglia, ma anche una catarsi. La madre di Bruno si trasforma da anonima vedova a qualcosa di completamente diverso, la sorella inizia un percorso di totale, ed eccessiva, autonomia.

Poi c’è Bruno, che rivuole il padre con tutte le sue forze e che comincia anche a sperare che una magia lo riporti indietro. E che gioca proprio con l’assonanza magia e mafia. Il bimbo è appassionato di magia e ama il mago Silvan. Infine, ultimo ma non ultimo, c’è il personaggio che apre e chiude il romanzo, colui dal quale passano i destini e le nemesi. Vicio Miraggio. Cantante neomelodico fintamente napoletano e donnaiolo impenitente, con cui Bruno incrocerà l’esistenza dopo la morte del padre e da cui scaturisce l’intero filo narrativo del romanzo. L’incrocio tra i due avrebbe molto da dire e da scrivere, ma facendolo vi rovinerei la tensione narrativa del libro, che merita in pieno.

Se tornasse Natale non è solo uno spaccato della vita di un quartiere palermitano. Ne rivela i fili nascosti, il potere delle persone che sembrano anonime e invece comandano. Ha anche un potere occulto, quello di trascinare il lettore in odori e sapori di una Palermo a metà tra magia nera e creduloneria, tra mafia bianca e sparizioni per nulla magiche. In più è un ottimo manuale con cui si impara a scrivere. Perché è sintetico, ma senza sacrificare nulla alla narrazione.

È come un film visto sfogliando. Insomma va letto, con dedizione. Per il resto fa tutto lui, il libro, che lascia capire il fascino letale di Palermo. Un fascino fintamente volgare e che dona a questa città un esibizionismo da finta buttana che sa esattamente quello che vuole, o forse no, ma i suoi conti se li fa. Come una delle donne che costellano il romanzo. Ramona.

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