i fatti dopo il ragionamento

Un ricordo piccolo piccolo…

di

I gialli Mondadori, il gelato da mangiare dopo avere percorso i corridoi del palazzo di giustizia, le estenuanti contrattazioni col venditore di libri usati. Oggi voglio parlarvi di Cesare Terranova. Faceva il giudice. E io lo conoscevo bene Cesare Terranova | Blog diPalermo.it

Charlie Brown, Lucy e Linus sono distesi sulla collinetta a guardare il cielo. “Tu cosa vedi nelle nuvole?”, domanda Lucy a Linus. “Quella là mi sembra la carta geografica dell’Honduras britannico, mentre quell’altra, in fondo, mi ricorda il profilo di Thomas Eakins, pittore e scultore…”. “E tu, Charlie Brown, che ci vedi?”. “Io veramente stavo per dire che ci vedo un’ochetta e un cavallino, ma ho cambiato idea”.

Io, distesa sulla collinetta delle mie memorie, invece, decido di raccontarvi dell’ochetta e pure del cavallino, inanellando ricordi piccoli piccoli che, pur non parlando di mafia e di antimafia, tanto di moda per ora, tracciano il profilo di un uomo che è stato fondamentale nella mia vita e che, per molti anni, ha sostituito la figura di mio padre, dando molto a questa terra che amava moltissimo.

Si chiamava Cesare Terranova, e aveva sposato la sorella della mia mamma. Era una bella persona. Un carattere molto aperto, curioso e godereccio. Gli piaceva bere bene e mangiare meglio. Fine giocatore di bridge, aveva una memoria prodigiosa che servì moltissimo al suo lavoro. Insieme alla mia mamma aveva un rito divertente e collaudato. Mio padre leggeva i Libri Gialli della Mondadori e lui i Segretissimo, della stessa collana, ma con la copertina nera. Abitavamo nello stesso palazzo, e lui, prima di rientrare dal lavoro passava a salutare: “Giuliana, li stai raccogliendo i Gialli di Alberto?”. Mamma sorrideva, perché sapeva benissimo che andavano conservati. Quando ne ammonticchiavano almeno una cinquantina era fatta. Si partiva in questa formazione: mamma, zio Cesare, io che, dodicenne, saltellavo dietro e, in ultimo, il maresciallo Mancuso, carico di sacchetti pieni.

Si andava dal venditore di libri usati della piazza del tribunale e si vendevano, con lo zio che contrattava sul prezzo come un arabo al suk. Quindi si facevano i conti e lui divideva a metà con mamma. “Hai visto, Giuliana? Mi ha dato di più dell’ultima volta, ti toccano 1.750 lire”, le diceva con gran soddisfazione.

Poi si attraversava e veniva il bello perché si andava a festeggiare il lauto guadagno. Si percorrevano i corridoi del Palazzo di Giustizia e si arrivava nella sua stanza, non senza invitare tutti quelli che trovava al passaggio, compresa la cancelliera e il piantone. Dalla sua stanza telefonava al bar e ordinava spongati con brioches per tutti, spendendo almeno dieci volte tanto quanto aveva incassato. Ma con grande goduria si consumava il gelato tutti insieme. Ora non lo posso fare più. E mi rode parecchio.

1 commenti

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  • 28 luglio 2015 11:53

    Loricordo anche io. Grande giocatore di bridge. Cioè assai bravo lo incrociavo al Circoletto
    del bridge, ove si giocava sino a tarda notte. Brillante, sanguigno,una forte personalità,di ottima
    compagnia. Un bel ricordo.

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