i fatti dopo il ragionamento

Al mercato dell’indignazione

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Il polverone provocato dallo scoop (smentito) dell'Espresso e la solidarietà di pancia di chi, anche istituzionalmente, dovrebbe contare fino a dieci prima di entrare nella folta schiera degli indignati a favore di pubblico Crocetta Cuore | Blog diPalermo.it

È uno spettacolo desolante quello che si presenta ai nostri occhi ora che il gran polverone provocato dal finto scoop dell’Espresso si sta diradando. Qualcuno ancora insiste a immaginare che dietro a tutto questo ci sia qualche trama oscura, complicatissime congiure non si sa bene ordite da chi e a danno di chi. Il presidente della Regione Rosario Crocetta ne esce ammaccato, ma certo sta meglio di prima dello “scandalo”, quando neanche gli amici più intimi avrebbero scommesso un euro sulla sua permanenza a Palazzo d’Orleans. Matteo Tutino, il medico che avrebbe pronunciato l’orribile frase ad un indifferente Crocetta (“Lucia Borsellino va fatta saltare come il padre”), aveva già i suoi problemi dopo essere stato arrestato per una sfilza di accuse che non finiva mai e non c’era alcun bisogno di esagerare con la finta intercettazione.

Eppure si fa fatica ad accettare la risposta più semplice, che almeno ai giornalisti dovrebbe venire spontanea. Quante volte capita di captare boatos che fanno venire l’acquolina in bocca ma che non reggono alla prima verifica. Voci, sussurri che si inseguono per settimane, mesi, e che con l’andar del tempo si arricchiscono di particolari, crescono come un soufflè, fino a quando qualcuno ci casca e scrive. E poi ti viene chiesto come mai non la sapevi quella notizia così grossa, e se dici che non è vero, che anche tu l’avevi saputa e l’avevi scartata solo perché una bufala, devi sopportare lo sguardo accusatorio del capo che non ti crede, convinto che ti stia arrampicando sugli specchi per negare di aver preso un colossale “buco”.

Faciloneria, superficialità, esasperata concorrenza, chiamiamolo come vogliamo, ma è il pericolo che costantemente insidia il giornalista, soprattutto se semplice collaboratore pagato a pezzo. E il dramma è che spesso il “delitto” paga, le smentite non verranno prese sul serio e a chi non ha scritto rimarrà solo il diritto al mugugno. Stavolta, invece, le “vittime” della “notizia bomba” si fa fatica a contarle. Non mi riferisco solo ai due giornalisti che hanno scritto l’articolo che fa traballare la poltrona del direttore e la credibilità di una storica testata qual è L’Espresso che passa dalla rivelazione del “Piano Solo” ad uno scoop “sola”.

Nel loro caso non si può neanche parlare di danni, che il termine non dà l’idea di quanto accaduto. Penso a tutti quelli che su questa vicenda si sono immediatamente gettati a corpo morto, senza farsi una sola domanda, vogliosi unicamente di far parte del grande esercito degli indignati. Tante personalità pubbliche, con grandi responsabilità istituzionali, che, vestiti i panni di tricoteuses del XXI secolo, si sono piazzate a sferruzzare accanto alla ghigliottina mediatica.

Una gara in cui si sono distinti i presidenti del Senato e della Camera, Piero Grasso e Laura Boldrini, ma che ha visto partecipare anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che si è lasciato andare, lui sempre tanto misurato, ad un caldo abbraccio con Manfredi Borsellino che aveva appena terminato una sorta di requisitoria contro Crocetta e Tutino e a difesa della sorella Lucia. Alla gara ha partecipato anche il premier, Matteo Renzi, che ha subito telefonato a Lucia Borsellino, senza neanche chiedere qualche lume al governatore siciliano che, tra l’altro, è del suo partito.

Poi ci sono i fratelli di Paolo Borsellino, che hanno decretato il bando di Crocetta dalla cerimonia ufficiale per l’anniversario della strage di via D’Amelio nel silenzio imbarazzato di tutte le autorità. E non potevano mancare i parenti di altre vittime della mafia, che non hanno resistito alla tentazione di partecipare alla sollevazione di indignazione.

Tantissimi, naturalmente, anche i politici, quelli locali e quelli nazionali, che hanno levato al cielo lamenti come un coro di tragedia greca, invocando la punizione divina per il duo Crocetta-Tutino. In questa corsa al “più uno” alla fine ha primeggiato il renziano Fabrizio Ferrandelli. Ascoltato il discorso di Manfredi Borsellino, è tornato a casa, ha parlato con la moglie, ha preso in braccio la figlioletta e ha quindi scritto la sua lettera di dimissioni da deputato regionale. Il tutto minuziosamente descritto in un melodrammatico comunicato stampa affinché anche noi potessimo partecipare all’eroico momento.

Bastano le dita di una mano per contare i leader che hanno mantenuto la testa fredda e non hanno esternato di pancia. Ancora meno i giornalisti che si sono occupati della vicenda, vuoi perché l’indignazione va alla grande, vuoi perché è meglio non approfondire quando sono coinvolti colleghi, dato che si scrive volentieri delle caste altrui, ma si preferisce sorvolare sulla propria piccola corporazione.

Si può dire che in fondo a Rosario Crocetta è toccata la legge del contrappasso, perché se passi la vita a gridare e a dare del mafioso e destra e a sinistra, prima o poi incappi in uno che grida più di te. C’è solo da sperare che questa lezione spinga tutti ad una riflessione, soprattutto i siciliani che dovrebbero chiedersi come mai sono più di vent’anni che non ne azzeccano una quando vanno a votare. Potrebbero evitare di puntare su un quarto fallimento, magari pentastellato, e ascoltare con più attenzione quelli che parlano ai nostri cervelli anziché alla pancia. E questo anche se Matteo Renzi li ha “rottamati” quasi tutti.

15 commenti

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  • 30 luglio 2015 13:17

    Sulla presunta intercettazione credo sia bene approfondire anche perché c’è la negazione da parte della procura e dunque è interessante.
    Per la frase non mi sono potuta indignare perché non l’ho compresa, non ho compreso il contesto, il senso delle parole. Il Tutino la voleva “morta” per presunte ragioni sue. Potrebbe risultare financo irrilevante se i soggetto in questione non è un grosso boss mafioso e se i suoi poteri decisionali non sono tali da poter determinare la sua eliminazione.
    Che poi è singolare che, ancora prima della comparsa dell’intercettazione, per gli scandali dello stesso Tutino la Borsellino si è dimessa, quindi in questo senso il “desiderio” si sarebbe realizzato ad opera del Tutino (ma non soltanto), con il sacrificio dello stesso.
    In sostanza qualcuno mi deve prima spiegare che significa e poi mi indignerò, se sarà il caso.
    Ma per mobilitarsi tutti, in seguito a questa frase, presidente della repubblica compresa, ci sarà senz’altro qualcosa che a me sfugge, e se Crocetta pensò anche al suicidio per via del fatto che sentendola restò muto, un motivo ci sarà.

  • 31 luglio 2015 14:50

    E’ deprimente che ancora nn ci sia stato un intervento di un vostro collega di “dipalermo”, di cui non voglio fare il nome per eleganza, che fa parte della schiera di faciloni e superficiali di cui parla l’autore del presente articolo.
    Riguardo “l’espresso”, se subisse crolli nelle vendite sarebbe una conseguenza logica e giusta. Ma non è detto che sia così alla fine, perchè purtroppo si sa come siamo noi italiani.

  • 01 agosto 2015 10:09

    Caro Roberto, apprezzo la sua eleganza. È vero, anch’io mi sono lasciato travolgere dall’onda emotiva di cui parla Paolo Corallo nel suo articolo. La fallimentare esperienza politica di Crocetta, intercettazione o non intercettazione, resta comunque. Un saluto.

  • 02 agosto 2015 01:58

    Mi indichi il nome di quello che parla ai cervelli e non alle pance per non incappare nel quarto fallimento ‘magari pentastellato’? Cosi almeno faccio monore sforzo nella ricerca.

  • 02 agosto 2015 17:22

    Anche se è evidente il significato polemico della domanda di Don Totò, credo giusto dare una risposta. Personalmente diffido di tutti i populisti, intendendo coloro che si propongono come leader che hanno un rapporto diretto col popolo, che però non deve essere organizzato in partiti, sindacati, associazioni, ma somma di tante individualità isolate. C’è chi dice che vuol parlare direttamente alla “gente”, chi preferisce chiamarli “cittadini”, ma l’importante è che non ci siano intermediazioni. Solitamente questi leader sono simpatici, fotogenici, dalla battuta pronta, e parlano una lingua semplice, alla portata di tutti, con proposte altrettanto semplici, che nessuno fatica a capire. Se gli poni una domanda un po’ complessa, la risposta sarà che alla gente certe questioni non interessano, che sono cose da intellettuali da salotto. Concretezza è la parola d’ordine, poi pazienza se la realtà è più complessa e i rimedi proposti non fanno che aggravarla.
    I leader populisti amano indicare un nemico, cioè il responsabile dei nostri mali, e assicurano che, una volta eliminato, tutto andrà per il meglio. Possono essere “untori”, ebrei, zingari, terroni, immigrati clandestini, dipende dalle epoche, ma il ruolo è sempre quello. Altra caratteristica fondamentale del leader populista è chiedere direttamente alla gente, o cittadini, l’opinione sui temi più disparati. Questo nel nome della democrazia diretta, senza più quegli intralci rappresentati dai partiti, sindacati, associazioni. Si può ricorrere ai sondaggi, ai referendum classici, a quelli on-line, ma sempre in un rapporto diretto, senza che qualcuno si metta in mezzo. Le domande saranno alla Catalano, ma guai a farlo notare, certi dettagli non interessano.
    La verità è quella che mi venne insegnata da ragazzino quando rimasi colpito dal continuo ricorso ai referendum da parte del generale De Gaulle: il potere non sta nel rispondere, ma nel decidere i quesiti.
    Proprio oggi, nelle pagine regionali di Repubblica, ho letto un bell’articolo a firma Amelia Crisantino dedicato ai Fasci Siciliani. Una lettura che consiglio. Nell’articolo si sottolinea che gli agrari temevano soprattutto l’organizzazione che grazie ai Fasci si stavano dando le classi subalterne. Nel 1893, scrive Crisantino, “si contano 172 Fasci nelle città ma soprattutto nelle campagne, che raccolgono circa 300 mila aderenti”. Ed era questo che spaventava i “signori”, che non a caso invocavano l’intervento delle forze dell’ordine e, tanto per non sbagliare, anche l’abolizione dell’istruzione obbligatoria. Crispi diede loro ragione e i Fasci furono repressi col piombo e le corte marziali.
    Ecco, l’ho presa un po’ alla lontana, ma volevo spiegare perché ho sempre diffidato dell’uomo della provvidenza. E che non chiedo all’eletto di essere simpatico, ma di saper ragionare sulle cose e trovare il punto di equilibrio, mai rifuggendo il confronto. C’è stato chi nella vicenda del falso scoop dell’Espresso si è comportato saggiamente, resistendo alla facile tentazione di cavalcare l’ondata emotiva. Mi spiace che in questo momento mi vengano solo i nomi di due esponenti di sinistra, ma sono certo che anche negli altri schieramenti esistano persone con le stesse qualità. Io sono rimasto favorevolmente colpito dalle dichiarazioni di Rosy Bindi e Massimo D’Alema. Quest’ultimo ha detto che se un governatore non va bene si deve cambiare senza bisogno dello scandalo (in sostanza quello che sostiene Francesco Massaro). Si chiede scusa agli elettori – ha sottolineato D’Alema – e si torna alle urne.
    Naturalmente ognuno potrà decidere se votare a destra o a sinistra in base alla propria formazione culturale, all’idea di società che si vuole, alla credibilità dei programmi. Basta che non si cerchi l’Uomo, con la U maiuscola, a cui affidare ciecamente le nostre sorti.

  • 04 agosto 2015 13:47

    Caro Signor Massaro, e io apprezzo che lei in qualche modo abbia risposto. Ma comunque credo che nn fosse in discussione la bontà del governo Crocetta. Siamo tutti d’accordo che i suoi risultati sono da bocciatura. Cordiali saluti.

  • 04 agosto 2015 16:05

    Ma infatti oggi si confonde l’uomo della provvidenza (l’uomo con la U maiuscola) con i soggetti politicamente validi.
    Dobbiamo resistere alla facile tentazione di cavalcare l’ondata emotiva di attendere gente capace e che ragiona. Accontentandoci delle nullità, della destra e della sinistra, secondo l’idea di società che si vuole (????), la credibilità dei programmi (?????). Gente che ovviamente parla ai cervelli (?????)
    No. La vicenda di Crocetta (l’intercettazione famosa) politicamente non mi dice nulla, se manca il risvolto giudiziario.
    Ci sono altre intercettazioni politicamente interessanti che riguardano sempre la sanità e Crocetta.
    Se questa frase, priva di contesto, ha fatto indignare tanti, lo si deve ad altre ragioni. Io non ho individuato quali.

  • 04 agosto 2015 21:53

    Signora Mafalda, ma a quali altre ragioni si dovrebbe far riferimento per scoprire i motivi del l’indignazione rispetto alla frase di Tutino? L’indignazione era dovuta solo alla eventuale mafiosita’ di Tutino nel proferire la frase e di conseguenza a quella di Crocetta per il silenzio rispetto a quella frase. Cercare altri motivi significa complicare inutilmente la questione ed uscire fuori tema.

  • 05 agosto 2015 15:12

    Quindi Roberto tu dici che chi si è indignato e chi si è mobilitato ha ritenuto Tutino e Crocetta mafiosi in virtù di quella frase e basta.
    E il presidente della repubblica pure?
    Si voleva fare fuori (in che senso?) la Borsellino che è stata nominata dallo stesso Crocetta per sventolare la sua antimafia, dimessasi a causa degli scandali, e pure da non pochi criticata sul piano delle sue competenze, perché diciamo che non brillava. E ora ne abbiamo fatta un’ eroina.
    Semplifichiamo, comincia tu.

  • 05 agosto 2015 23:12

    Io credo che molti si indignino per motivi molto semplici. Molti molti… Poi quei pochi, se esistono come dici tu, che si indignano per altre ragioni, non so come te per cosa si indignino. Ma andare a pensare quali possano essere le ragioni di quei pochissimi che neanche si sa se esistono, mi pare una perdita di tempo e di energie inutile. E cmq, pure che esistano delle persone che si indignano per altre ragioni ( per carità, non dico che non sia possibile), la cosa più importante e che deve fare indignare è 1) che ci siano testate giornalistiche storiche come l’Espresso che fanno disinformazione e 2) che la gente abbocchi così presto a queste false ( così pare, per le procure siciliane più importanti) notizie senza riflettere un tantino.

  • 06 agosto 2015 11:38

    Le testate giornalistiche possono scrivere accollandosene la responsabilità.
    L’intercettazione si è fatta risalire al 2013. Non è successo proprio niente e la Borsellino non mi pare abbia avuto ruoli particolarmente determinanti da poterla comparare a suo padre. O almeno attendo un dossier sulle sue iniziative, sempre che siano state di sua tasca.
    Poi si è dimessa, forse per evitare rogne.
    Quello che manca è proprio il contesto su cui potersi allarmare per la frase e considera che persino su Di Matteo non tutti hanno creduto alle minacce, queste si suppone vere, da parte della mafia.
    Quindi il pinco pallo che dice una frase a sproposito, se non c’è un terreno su cui valutarla, non dice proprio niente.
    Per vent’anni si è attaccato Berlusconi, senza minimamente intaccarlo, e quando è stato possibile considerarlo finito è dipeso da ragioni altre. La sua età, la condanna definitiva, probabili “patteggiamenti”, e forse qualche spintarella “dall’alto” (estero).
    Quali mire politiche poteva ottenere la storia dell’intercettazione. Che forse abbiamo fatto pure un piacere a Crocetta e alla sua ciurma.
    Mi rendo conto che c’è una base di tipo sociologico che porta a sollevare scandali appena solo si nomina la mafia, ma se non c’è terreno, diventa solo aria fritta.
    Poi non devi cercare il sentimento comune, della gente comune. Gli allarmati, i mobilitati sono prevalentemente i politici stessi, giornalisti, lo stesso Crocetta. Per sapere cosa pensa la gente comune devi andare a fare altri sondaggi.

  • 07 agosto 2015 01:28

    Mafalda, noi nn possiamo sapere cosa ci sta sotto ogni cosa. E per questo non hai capito eventuali altre ragioni che hanno portato all’indignazione. Evidentemente Crocetta sta sulle balle al quartier generale del PD. E l’indignazione costruita avrà avuto probabilmente lo scopo di farlo dimettere. Ma ripeto, secondo me non è questo interessante. Perchè si sa tanto il livello dei nostri politici e dei partiti che rappresentano. Ma una cosa è sicura: in questo paese ( ma non solo nel nostro Paese) trasformare un uomo o donna qualunque in un mostro non ci si mette niente. E con l’apporto determinante dei media, annientarlo è facilissimo. Berlusconi, che citi, è stato massacrato per anni ed anni dai media e come dici tu ( “e forse qualche spintarella “dall’alto” (estero)” ) le ragioni di questo massacro venivano anche da fuori l’Italia.

  • 07 agosto 2015 18:45

    Roberto ci può essere di tutto, ma noi parliamo di una intercettazione che come hai scritto prima tu poteva evocare la mafiosità dei due interlocutori.
    E la frase non può essere interpretata diversamente, in quanto parla di eliminazione.
    Eliminazione fisica o eliminazione nel ruolo tecnico politico.
    Se si prende la seconda parte: come suo padre, si può pensare solo all’attentato per mafia .
    Pertanto è campata in aria o forse ancora non era riuscito loro l’attentato. Ci voleva ancora qualche tempo.
    No questa sorta di barzelletta è improponibile. Di interessante c’è solo l’indagine di Lo Voi.
    Per l’eliminazione dal ruolo tecnico politico, purtroppo anche in questo non ci sono elementi ricostruendo tutta la vicenda. E anzi come ho scritto prima si è dimessa dopo che il “mafioso” ha avuto problemi giudiziari. Singolare.
    Ho letto oggi un articolo su Live Sicilia dove adesso un giornalista, credo Salvo Toscano, annuncia che Crocetta sembra essersi rafforzato dalle disavventure dell’ultimo mese e che la storia dell’intercettazione ha deviato l’interesse per l’inchiesta sulla sanità e le altre intercettazioni.
    Nel frattempo viene altrove santificata la Borsellino che con tutto il rispetto, non mi appare emblema di niente.
    Sarà senz’altro una persona onesta , avrà avuto ovvie difficoltà, ma niente di che.
    Qualche voce la voleva addirittura candidata alle prossime e invocate elezioni regionali.
    Se non si sta dentro la parvenza dell’antimafia, con qualche simbolo dell’antimafia, non si trova altro in Sicilia. Devono tirare fuori qualche altra figura utile/inutile. Tutto qui, al momento, per quanto mi riguarda, non colgo altro politicamente. Solo sceneggiate.
    E francamente mi stufai.
    Non mi preoccupo tanto perché del resto non voto Pd dall’ultimo governo Prodi (prima aveva un’altra sigla). Quindi non avrò il problema di sorbirmi un candidato.
    Ma io non ho pregiudizi a priori nei confronti degli esponenti perché non milito da nessuna parte e ho perso il mio orientamento politico. In genere critico solo nel merito, sia per Crocetta, che per Orlando che altri.
    In passato anch’io detestavo Berlusconi. Ho smesso di detestarlo nell’ultima fase, dopo che mi sono accorta che morendo Berlusconi moriva anche la sinistra che si era solo crogiolata a fare l’antiberlusconismo.
    Quindi queste mosse politiche dell’Espresso (per modo di dire) le trovo del tutto ininfluenti.

  • 07 agosto 2015 22:31

    “In passato anch’io detestavo Berlusconi. Ho smesso di detestarlo nell’ultima fase, dopo che mi sono accorta che morendo Berlusconi moriva anche la sinistra che si era solo crogiolata a fare l’antiberlusconismo.” Concordo pienamente!!

  • 17 agosto 2015 17:40

    E adesso, per ragioni ignote, con lo sgomento di lei e lo stupore dei familiari, le avrebbero anche imposto la scorta. !!! ???

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