i fatti dopo il ragionamento

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La Tonnara di Scopello aperta al pubblico e il populismo becero di una classe politica inadeguata. Perché la vera scommessa, nella gestione del patrimonio culturale siciliano, passa necessariamente dal coinvolgimento dei privati. E dai servizi a pagamento Scopello Tonnara | Blog diPalermo.it

La valorizzazione del patrimonio culturale e il coinvolgimento dei privati costituiscono un binomio inscindibile per garantire innovazione e qualità dell’offerta, il fondamento di una gestione che tuteli e renda produttivi monumenti, castelli, giardini, pinacoteche. Perché – e indipendentemente dalla proprietà pubblica o privata – se non si genera reddito è difficile mantenere un patrimonio soprattutto quando ha dimensioni consistenti. In questo senso si è mossa anche la legislazione statale e regionale, conferendo un ruolo sempre più rilevante a forme di partenariato, cooperazione e sponsorizzazione che coinvolgesse i privati.

In questo contesto due recenti vicende assumono una valenza paradossale, epifenomeno dell’arretratezza non della Sicilia, ma della sua classe politica. È di un paio di giorni fa il pronunciamento del Tar Sicilia- Palermo che sospende le ordinanze del Comune di Castellammare del Golfo che consentivano l’accesso indiscriminato e gratuito al piazzale antistante un bene monumentale unico qual è la Tonnara di Scopello. Provvedimenti dal malcelato sapore populistico adottati in contrasto con le contrarie valutazioni della Soprintendenza ai Beni culturali di Trapani e gli accertamenti del demanio marittimo.

Quel che sembrava una sorta di “presa della Bastiglia” ha prodotto solo caos, sporcizia, disagi e messo in pericolo il monumento, privando i cittadini di un servizio che a pagamento (sì, a pagamento, perché la qualità non può essere senza oneri) garantisse l’accesso confortevole al mare e senza pregiudizio per il sito.

È poi di qualche mese fa la notizia che la Corte costituzionale ha censurato il governo regionale che nel 2013 aveva annullato gli affidamenti ai privati per la gestione dei siti archeologici e musei (punti di ristoro, bookshop, visite guidate e traduzioni, servizi navetta, ossia la fortuna dei musei di tutto il mondo) per abbandonarli in stato di fatiscenza anche per questa scelta scellerata.

Al grido “fuori i privati, svolgeremo i servizi coi precari” erano state dichiarate illegittime le procedure di affidamento in concessione dei servizi per il pubblico di musei e siti archeologici per le province di Agrigento, Trapani, Palermo, Messina e Siracusa avviate nel 2010 ed alle quali avevano partecipato le maggiori imprese che nel Paese operano nel settore. Si sono così perduti circa trecento posti di lavoro tra diretti ed indotto, oltre sei milioni di fatturato nei servizi aggiuntivi; un flusso per le casse regionali di circa cinque milioni smarrito per miopia e convenienza politica.

Quel che emerge dalle due vicende non è solo ignoranza e/o disprezzo delle regole (nonostante provenga da personaggi che inneggiano alla legalità) ma soprattutto l’arretratezza culturale, la concezione predatoria del ruolo istituzionale, il vago populismo provinciale di certa politica politicante che abbandona i beni culturali siciliani al degrado e che “imbarazza e fa rabbia” non solo al bravo ministro Franceschini, ma alla gran parte dei siciliani.

Non sono pienamente d’accordo con Salvatore Settis il quale teorizza che “oggi l’Italia maltratta l’arte: è diventato un Paese ignorante e regredito dove prevalgono l’incultura e l’indifferenza verso la devastazione del paesaggio e dell’ambiente”, almeno nell’indicazione dei responsabili di questo degrado, che a mio avviso vanno rinvenuti in classi dirigenti fameliche, miopi e spesso ignoranti, come le loro rivoluzioni di cartapesta.

La giustizia, nelle vicende richiamate, ha corretto le storture della politica più involuta, ma occorre che questi casi costituiscano un monito per la buona amministrazione, puntando al partenariato pubblico-privato per il rilancio del patrimonio artistico e monumentale della Sicilia. E la scommessa del riconoscimento Unesco del percorso arabo-normanno di Palermo-Monreale-Cafalù, ottenuto dopo un lungo cammino avviato nel 2010, sarà una delle prove per dimostrare che la Sicilia può trovare nella gestione innovativa del patrimonio culturale una leva fondamentale di crescita.

9 commenti

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  • 05 agosto 2015 08:29

    Sarebbe opportuno che l’Avv. Armao sottolineasse che scrive nella qualità’ di Legale dei proprietari della Tonnara. Non di autorevole libero pensatore. Riporto un interessante punto di vista.

    Il vero cancro della Sicilia

    ovvero la questione del libero accesso al mare della Tonnara di Scopello.
    Un’amministrazione di un Comune siciliano, una volta tanto, cerca di svolgere al meglio il proprio ruolo, in base al diritto di accesso al demanio, e lo fa assumendosi i propri doveri sino in fondo per salvaguardare il sito e la sua incommensurabile bellezza:
    1) ingresso a numero chiuso al mare (200 persone, come indicato dal prefetto di Trapani);
    2) pulizia e sorveglianza del sito;
    3) istituzione del servizio di salvataggio (prima non contemplato dalla presunta virtuosa gestione dei privati);
    4) rispetto dell’ordinanza della Capitaneria di Porto riguardo all’uso della spiaggetta adiacente la tonnara, per motivi di sicurezza (spiaggetta in cui i virtuosi privati facevano allegramente accedere i clienti della Tonnare in barba a ogni ordinanza e all’incolumità stessa delle persone).
    Dunque, un’amministrazione di un Comune (dal passato difficile e controverso), una volta tanto, lancia un segnale concreto di discontinuità politica e culturale in una terra come la Sicilia dove eventi del genere dovrebbero essere accolti con entusiasmo e incoraggiati, e per tutta risposta, non solo viene attaccato prima dal direttore regionale di Legambiente Sicilia e poi da intellettuali che (nonostante non abbiano mai messo piede in quei luoghi) si improvvisano campioni della difesa di interessi privati in nome di una sorta di pregiudiziale mafiosità o inadeguatezza della pubblica amministrazione siciliana nella gestione dei beni comuni (senza prima informarsi, ad esempio, su una sentenza che ha accusato e rimosso dalla loro funzione gli attuali amministratori privati per gravi irregolarità amministrative e contabili), ma adesso si vede persino ingiuriato con un cartello del genere… che la dice lunga sullo scempio che oggi in Sicilia si sta consumando sull’uso disinvolto e subdolo della retorica dell’antimafia.
    Così io da siciliana che conosce e ama quei luoghi penso che, quando finalmente, una volta tanto, un’amministrazione s’impegna in un gesto del genere, questo gesto ha un valore simbolico, politico, culturale di tale portate che dovrebbe essere appunto incoraggiato, guardato con orgoglio, considerato una conquista. E invece… viene attaccato, denigrato, accolto con la sufficienza e il cinismo di chi parla di cose che non conosce, servendosi di parole violente e mistificatorie come lo sono sempre i pregiudizi… o di chi ha tutto l’interesse perché le cose in Sicilia rimangano immutate. E lo fa nel modo più subdolo, facendosi campione di un’antimafia che ormai sembra diventato l’ombrello buono per ogni stagione e ogni battaglia.
    Così, risulta davvero inspiegabile una siffatta mobilitazione a favore di interessi privati (e speculativi) che con questo ingiurioso cartello rivolto non solo all’amministrazione, ma a tutti coloro che cercando di difendere i beni comuni, dimostrano un tasso di arroganza insopportabile… Un’ arroganza e una concezione proprietaria dei beni comuni che fino a oggi, a ben guardare, sono stati il vero cancro della Sicilia.

  • 05 agosto 2015 08:34

    il “punto di vista” e’ della Dott.ssa Evelina Santangelo

  • 05 agosto 2015 11:59

    Signor Fausto, l’avv. Armao scrive su diPalermo nella qualità di libero opinionista.
    D’altra parte, non leggiamo nel testo riferimenti giuridici o giudiziari, né difesa di posizioni. Solo di un’idea.

  • 05 agosto 2015 12:01

    il signor Armao sa come funziona la riserva naturale dello Zingaro!? Ebbene, funziona benissimo e sono felice di poter contribuire con 3 euro alla sua tutela e mantenimento; 3 euro che vanno nelle casse dell’azienda regionale forestale, non a un gruppo di persone che crede di potere detenere il diritto di accesso al mare e il copyright dei Faraglioni (negano addirittura di fotografarli). La sentenza del Tar non è altro che il risultato della pressione di poteri forti, contro cui la gente comune non può combattere purtroppo.

  • 05 agosto 2015 12:30

    Abbiamo letto con attenzione l’articolo del Sig. Armao e desideriamo dire la nostra sulla vicenda del libero accesso al mare di Scopello in quanto il nostro gruppo “CastellammareSi” è stato il promotore politico della mozione consiliare che, votata all’unanimità dal massimo consesso civico castellammarese, ha dato impulso all’iniziativa dell’amministrazione comunale per ripristinare il libero accesso al mare antistante i Faraglioni di Scopello.
    Premesso ciò intendiamo rassicurare Il SIg. Armao che le nostre iniziative non sono intrise di populismo becero ma sono intrise anzi profumate dall’amore che abbiamo verso la nostra terra, le nostre origini e i nostri luoghi dove siamo nati e non a caso abbiamo scelto il nome “CastellammareSi”. Nell’articolo si parla anche di politica predatoria ma desideriamo sottolineare che in questo caso il verbo per noi esatto è l’opposto di “predare” ed è quello di “ridare” perché con la nostra iniziativa abbiamo ridato alla collettività la libera possibilità di accedere ad uno splendido specchio di mare.
    A noi non piace fare la politica politicante citata dal Sig. Armao, a noi piace fare una politica concreta e soprattutto semplice, semplice come le ricette semplici perché in quello che facciamo mettiamo solo 2 ingredienti: l’amore incondizionato per la nostra terra e lo studio approfondito delle materie di cui (da componenti della minoranza consiliare) stimoliamo l’amministrazione comunale a intraprendere determinate iniziative. Nella vicenda del libero accesso al mare di Scopello l’amore per la nostra terra ci porta a dire che nel passato e per tantissimo tempo vi è stato un libero accesso al mare in quei luoghi e tale pratica non ha certo portato alla distruzione di quel luogo per come oggi tutti possono notare. Questo non lo abbiamo letto da libri o da articoli di giornale o da una ricerca su internet, questo lo sappiamo perché siamo gente nata in quei luoghi e che ha impressa nella propria memoria tanti attimi di vita quotidiana vissuta in quei posti. Mai avremmo fatto un’iniziativa che avrebbe portato alla distruzione di un luogo meraviglioso come i Faraglioni di Scopello e il mare antistante. Noi abbiamo quell’orgoglio e quella sicurezza (non presunzione) che ci porta a dire che non prendiamo lezioni sull’ambiente da nessuno quando si parla della nostra terra. E passiamo all’altro ingrediente della nostra politica: lo studio approfondito delle materie che ci porta a preparare interrogazioni, interpellanze, mozioni. In merito vogliamo citare quanto enunciato dalla Suprema Corte di Cassazione che con sentenza del 16/02/2001 ha affermato che “nessuna proprietà privata e per nessun motivo può impedire l’accesso al mare alla collettività se la proprietà stessa è l’unica via per raggiungere una determinata spiaggia”. Questo principio fissato dalla Suprema Corte ci sembra abbastanza chiaro al punto che non ci sembra necessario aggiungere altro..anzi un’ultima cosa la vogliamo aggiungere: la civiltà e il rispetto dei luoghi non si comprano facendo pagare un ticket. L’ accesso contingentato (massimo 200 alla volta) predisposto dal Comune rappresenta la via giusta da percorrere e se il Comune riesce ed è riuscito a garantire (senza tasse e contributi specifici ma solo con il gettito generale delle imposte pagate dalla collettività ) servizi quali bagni, salvataggio e pulizia dei luoghi allora ben venga l’accesso al mare libero e gratis.
    Gruppo CastellammareSi

  • 05 agosto 2015 13:49

    Sig. Armao quando viene a Scopello – assieme a Zanna di Legambiente – paghi all’ingresso allora: facciamo 15 euro? Da abitanti del luogo le promettiamo che li useremo per la tutela del borgo! Per entrare a Castellammare del Golfo invece facciamo sui 25 euro! La cosa veramente becera è la privatizzazione dell’ambiente, del territorio, dei beni storici, delle coste e dell’immagine. Quella che difendete è un’anomalia, la storia vi giudicherà. Saremo qui a ricordarla e a raccontarla.

  • 05 agosto 2015 14:10

    La fruizione libera avrebbe reso il sito un letamaio. Sì alla privatizzazione.

  • 05 agosto 2015 14:45

    lumpen: la fruizione libera era limitata a 200 ingressi giornalieri e la gestione della FASCIA DEMANIALE (perché fino a prova contraria esiste) era affidata ad una cooperativa del comune di Castellammare! La gestione privata permetteva e permetterà l ingresso di 70 mila persone, un vero e proprio lido balneare! Si informi prima di parlare

  • 05 agosto 2015 21:45

    E’ una delle zone della Sicilia che mi piace di più e mi stava bene anche allo stato selvatico, molti anni addietro ed è anche una zona di grande interesse ricettivo e turistico. Trovo inoltre che rispetto ad altri territori ,in particolare del palermitano, ci sia stata una maggiore intelligenza nello sfruttamento.
    A prescindere da tutto e senza puntare sull’eccellenza, la zona Scopello – San Vito è tra le migliori della Sicilia.
    In questo senso, penso che le iniziative del comune di Castellammare del Golfo potevano anche andare bene e che le scelte scellerate bisogna andare a trovarle altrove. A prescindere dalle gestioni pubbliche o private dei luoghi di interesse.

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