i fatti dopo il ragionamento

Bruci la città

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Le morti in discoteca, il dito puntato su gestori e dj e le parole strampalate di un ministro che prima di parlare dovrebbe dare un'occhiata ad alcune statistiche Discoteca | Blog diPalermo.it

Si chiamava Lorenzo, aveva diciannove anni ed è morto “dopo una notte in discoteca”, così dicono, così si legge sui giornali e sul web. A Messina un’altra ragazza è stata trovata morta sulla spiaggia: immediato il collegamento alla movida solo perché il corpo è stato trovato nei pressi della zona più frequentata dai giovani messinesi, con pub, locali e luoghi di intrattenimento. Due episodi che ci riportano ai casi eclatanti e drammatici del povero Aldo Naro, morto dopo essere stato picchiato al Goa, a Palermo, e del sedicenne morto al Cocoricò, a Riccione, dopo avere assunto una dose sproporzionata di ecstasy.

D’accordo, tutto ciò è terribile, inquietante e, soprattutto, allarmante. Quattro giovani morti a breve distanza e con un unico denominatore (appioppato alla meno peggio): la discoteca. Ma analizzando i numeri – quelli che, al di là delle singolari considerazioni tracciano un percorso preciso su quanto accade intorno a noi – si scopre che ogni anno in Italia muoiono circa 40 mila persone a causa dell’alcool (fonte Istat) e che, solo a Palermo, per incidenti stradali, abbiamo una media di 4.700 tra morti e feriti annui (fonte Istat). Nelle due ultime settimane di luglio sulle strade italiane sono morte 61 persone.

Eppure si punta sempre il dito contro le discoteche, per definizione luoghi di perdizione e di morte, facili capri espiatori di miopi benpensanti che senza riuscire a discernere in maniera razionale sputano sentenze e accomunano i fatti. Qualcuno arriva anche a puntare il dito sui dj i quali, oltre a fare il loro lavoro, dovrebbero essere attenti anche a ciò che accade in pista ed eventualmente denunciare. Insomma, sconfiniamo nell’irrazionalità.

Ma probabilmente l’aspetto peggiore della vicenda è legata alle parole del ministro dell’Interno Angelino Alfano, il quale, dopo la morte del giovane al Cocoricò, ha dichiarato che, se necessario, saranno chiuse altre discoteche. Bene, anzi male, malissimo. Com’è possibile, mi chiedo, dire una cosa del genere? Seguendo questo ragionamento dovremmo far chiudere tutte le strade, e a seguire enoteche, bar, supermercati e ogni posto dove si possa comprare alcool.

Mi domando, razionalmente: non sarebbe più opportuno cercare soluzioni legate all’istruzione, all’informazione, all’educazione scolastica e sociale? Si potrebbe rimodulare l’insegnamento scolastico con dati concreti e adeguati al tempo che viviamo, tenendo conto di quelle che sono le reali esigenze. Agitare lo spettro delle discoteche non aiuta, anzi allontana dall’obiettivo comune che è – dovrebbe essere – la sicurezza dei nostri ragazzi, e quindi di tutti noi. Da un ministro dell’Interno ci aspettiamo risposte serie e concrete, e non sentenze strampalate.

(Mario Caminita, palermitano,è dj, conduttore radiofonico e produttore musicale)

5 commenti

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  • 11 agosto 2015 08:13

    Mi spiace per l’autore dell’articolo, ma dovrebbe rendersi conto che non è possibile utilizzare le parole “ragionamento”, “razionalità” e “Alfano” nello stesso testo!

  • 11 agosto 2015 23:06

    Troppi incidenti stradali ?? Da domani verranno chiuse tutte le concessionarie automobilistiche ! E che dire dei morti per tabagismo ?? Alfano dove sei ?? Ah dimenticavo le sigarette sono una grossa fonte di introito per lo stato (così come l’alcool) quindi se si guadagna va bene, alla faccia di chi muore.

  • 12 agosto 2015 11:45

    articolo serio, onesto e obiettivo!

  • 12 agosto 2015 12:10

    Grazie Mario.

  • 12 agosto 2015 14:50

    Alfano? Vabbe’ che possiamo dire?

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