i fatti dopo il ragionamento

Da sempre imminente

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I miei ricordi da bambino e quello strano cortocircuito fra una parola che ho sempre detestato e l'eterna attesa per la cattura di Messina Denaro. E, più modestamente, per l'apertura di Ikea a Palermo Image10 | Blog diPalermo.it

Tra i miei ricordi di un tempo prematuramente svanito c’è una parola anch’essa scolorita nell’uso comune: imminente. La si leggeva, costretta in una fettuccia di carta, su certi poster cinematografici in bella mostra all’ingresso delle sale di proiezione e io, da bambino, la odiavo. Cominciai a detestarla appena mi resi conto che non ne comprendevo il significato e continuai ad averla in antipatia dopo che mio padre provò a spiegarmelo.

La prima delucidazione che papà mi ammannì sul senso di “imminente” era un calembour dilettale che non corrispondeva a realtà. “Gobbe niente. Chi ha la schiena storta non può vedere questo film”. Ci misi un po’ di tempo a scoprire che mio padre giocava con il termine siciliano immo, gobba, e che l’ingresso al cinema inibito ai portatori di deformità – per quello specifico film – era una delle tante invenzioni del mio genitore, cui non difettava di certo l’humour nero.

Venne poi il momento della chiarificazione. Gobbe e gobbi non c’entravano. Imminente voleva dire tutt’altro: lo spettacolo in questione era annunciato ma avrebbe avuto luogo in data da destinarsi. Bisognava aspettare che un demiurgo senza volto sostituisse sul manifesto la striscia “imminente” con un’informazione più precisa: giovedì, sabato, lunedì. Svelato il mistero della programmazione, suspense finita. Fu in quel periodo, credo, che devo aver maturato un’idiosincrasia furente per le attese, per le risposte rimandate, per le promesse non mantenute.

Mi si dirà: dimenticalo. I cinema quasi non esistono più, tutto oggi è a portata di mano, l’attesa è un male non più necessario e in via di estinzione. “Imminente” è un termine arcaico, il fantasma di un’infanzia lontana che ti accompagna, sempre più afono, verso il cinquantesimo compleanno.

Col cavolo. Un giorno apri il quotidiano (o vai in rete), e inciampi in due “imminente” nostrani che non finiscono più. Tutt’altro: si alimentano a ogni piè sospinto, con la cadenza lenta e assordante di uno stillicidio. Uno è la cattura di Matteo Messina Denaro. Un altro l’apertura dell’Ikea a Palermo. Fateci caso. Non manca giorno nel quale non esca una notizia che ci prepara ai due grandi eventi. E nel frattempo – come accadeva a mio padre costretto a sperimentare argomentazioni surreali e giochi di parole per tenermi buono – i cronisti si lambiccano per mantenere viva l’attenzione e placare gli animi. Dando fondo ai luoghi comuni e ai condizionali. Insomma, a quel che passa il convento quando le parole sopravanzano i fatti concreti.

Si viene così a sapere che la rete di connivenze attorno a Messina Denaro “si sta smagliando”. Che un uomo molto vicino al boss “starebbe collaborando”; che i giorni di latitanza del mafioso sarebbero “contati” e le forze dell’ordine si troverebbero “a due passi da risultati concreti”. Ma… la cattura? Imminente. Da sempre.

Si legge poi che i contrattempi che inibiscono l’apertura dell’Ikea a Palermo sarebbero ormai “superati”; che varie realtà imprenditoriali “si starebbero accordando con la casa madre”; che l’Ikea a Palermo presto non sarà più un miraggio; che è stata individuata questa o quell’area in cui presto sorgerà. Ma… l’inaugurazione? Imminente. Da sempre.

Eppure io sono fiducioso. Vedremo l’alba. Come l’“imminente” al cinema veniva rimpiazzato da un giorno della settimana che ci avrebbe fatto godere l’agognato film, anche tutta questa storia troverà un approdo. Immagino di sfogliare un giorno il quotidiano e leggere: “Fine della latitanza. Catturato Matteo Messina Denaro. Sedeva indisturbato su una poltrona Tullsta dentro l’Ikea palermitana che ha aperto i battenti giovedì”. O lunedì. Nei cinema, il giovedì era di riposo.

1 commenti

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  • 21 agosto 2015 10:02

    Gli “imminenti” in terra siciliana sono dei miraggi, ma noi ci fidiamo sempre del tam tam mediatico che periodicamente suscitano queste notizie e arricchiscono qualche discussione sempre pro o contro l’amministrazione della nostra città. L’attesa non è per tutti e neanche per tutto. C i sono attese che vorremmo sparissero o che non esistessero proprio, ma poi ci si adatta, ci si abitua. Ci sono attese che meritano di essere godute, la nascita di un figlio senza saperne il sesso (il più delle volte utile per compilare un documento, giusto perchè Andrea può trarre in inganno). Poi ci sono quelle attese che vanificano la sostanza e allora preferisco mettermi in macchina e, autostrada permettendo, raggiungere Catania per andare da Ikea, ma ormai Ikea è un trend troppo abusato, troppo comune. Lo trovi ovunque, è la perdita di identità delle cose e delle persone: le riconosci e non ci fai più caso. Allora si, forse su quella poltrona ci sarà seduto Matteo Messina Denaro e probabilmente se la riderà indisturbato.

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