i fatti dopo il ragionamento

Il vizio della mafia

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I funerali hollywoodiani di Roma e il circo mediatico subito pronto a spericolati raffronti con Riina e Provenzano. Perché Cosa nostra è come il prezzemolo. Sta sempre bene su tutto Image11 | Blog diPalermo.it

La carrozza, i cavallli, l’elicottero, i petali di rosa e le gigantografie davanti alla chiesa. C’è un dettaglio, però, che avrebbe dovuto destare qualche sospetto nel circo dell’informazione: la banda che suona la musica de “Il padrino”. La colonna sonora di un film, non un requiem, per un funerale mediatico. E mediatico più che sostanziale sembra essere pure il pedigree pseudomafioso di Vittorio Casamonica. Impossibile capire quali condanne definitive abbia effettivamente riportato, chi sia esattamente, anche se ce lo presentano improvvisamente come il più grande boss della Capitale.

La sua carriera nelle cronache comincia negli anni Novanta, quando viene definito semplicemente “nomade”. Dopo qualche anno, risulta magicamente affiliato – forse – alla banda della Magliana e poi pure (niente meno che) “boss degli zingari”, per le sue origini sinti. Infine, diventa “ex zingaro”, invischiato in storie poco chiare di droga e usura, con una serie di auto di lusso sequestrate in base “alla legislazione antimafia”. Un personaggio talmente di spicco che nell’archivio della più importante agenzia di stampa italiana, l’Ansa, una sorta di Bibbia per i giornalisti, non c’è traccia di come siano andati a finire le varie inchieste e processi a suo carico.

Dunque, a voler prendere per buona almeno la verità giudiziaria, non ha alcun precedente per mafia, Casamonica. Che boss sarebbe? Certo non uno del calibro di Bernardo Provenzano o Totò Riina, per esempio. Ammettiamo pure che il titolo gli sia stato riconosciuto a furor di popolo, nelle carte non c’è. E il prefetto che non sa nulla, la questura che non sa nulla, il comando provinciale dei carabinieri che non sa nulla e persino il prete che non sa nulla, sulla scorta di cosa avrebbero dovuto bloccare questo funerale in stile Orfei, più che hollywoodiano?

A dirla tutta, Casamonica è sicuramente un grande tascio, uno non propriamente rispettoso delle leggi, ma boss sembra una parola decisamente eccessiva. La mafia, intendo quella delle stragi e degli intrallazzi ai massimi livelli, cerca in genere il silenzio e non certo il clamore, men che meno quello mediatico. Perché deve contenere assolutamente fenomeni come quello dell’indignazione collettiva di queste ore. Il rumore, i flash, le bacheche dei social piene di ricostruzioni mafiologiche non fanno affatto bene agli affari dei boss. Magari la mafia fosse così visibile, così pacchiana.

Il problema dunque per me è un altro: chi s’indigna quando – nell’ombra – si truccano gare d’appalto e si dilapidano fondi europei? Quando la mafia si infiltra – in pelliccia e col sorriso, senza tante parole – negli uffici pubblici? Nei Comuni? E quando – anche per un pacco di pasta, mostrando il suo lato “buono” e “umano” – compra voti? Dove sono tutti questi che oggi urlano, chiedono spiegazioni? I partiti che si dividono, i cittadini pronti a salire sulle barricate (seppur virtuali)? Non vedono perché non c’è la carrozza coi cavalli, non ci sono i petali di rose.


[ Immagine: dal magazine Panorama - Policy]

3 commenti

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  • 22 agosto 2015 08:33

    E’ la stessa cosa che ho pensato anche io relativamente all’indignazione generale della politica.
    Ma ho capito che il punto era proprio questo: il circo mediatico e’ attorno all’increscioso evento, i riflettori sono accesi e puntati bene, e allora quale migliore occasione per smacchiarsi dopo gli scandali che hanno visto coinvolto mezzo partito nelle vicende di mafia capitale?

  • 22 agosto 2015 11:24

    Resta il fatto che in un momento di disorientamento come questo, in un Italia in cui non sembra piu esistere un’etica, una morale, il senso della giustizia… e anche del bello, i mediocri sembrano trovare un terreno facile su cui attecchire! Non ci sono giustificazioni: questo spettacolo orribile doveva essere bloccato sul nascere!

  • 22 agosto 2015 21:20

    non capisco questo articolo: va bene che il clamore è strano, in quanto nn fa che attirare l’attenzione su di loro, cosa che qualunque organizzazione criminale deve evitare e vuole evitare. Ma dire che sol perchè nn sarebbe eventualmente riconosciuto come un boss allora sarebbe quasi giustificato che nessuno avrebbe dovuto “sapere” di vittorio casamonica, mi pare assurdo. Era un criminale: usura, droga, appalti, politica, relazioni con la ‘ndrangheta. Esattamente come riina e provenzano

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