i fatti dopo il ragionamento

L’arte presa a calci

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Il miracolo della Villa romana di Patti, il lavoro misconosciuto dei volontari e la grandine della burocrazia che paralizza iniziative, eventi, entusiasmo. E stipendi Patti Villaromana1 | Blog diPalermo.it

Non conoscevo la Villa romana di Patti: la sorella povera della più nota realtà di Piazza Armerina, ma altrettanto bella anche se meno conosciuta. Venne fuori in seguito allo scavo di un tratto di autostrada, e l’impianto di due piloni ha distrutto per sempre parte del lato nord della villa. La costruzione del passaggio è stata subito interrotta per dare spazio agli scavi, ma un pezzo di pilone resta ancora lì, quasi un limite che separa la bellezza dall’incuria e dal pressappochismo.

E sempre lì, in un oceano infinito di tasselli dei mosaici che pavimentano la villa, armata di tutta l’attrezzatura necessaria e soprattutto di una grande pazienza e di un sorriso nonostante tutto, trovo una studiosa a lavorare, uno o due giorni dopo Ferragosto. Anzi, per la precisione, a rifare di sana pianta il proprio lavoro: la tettoia non copre abbastanza le superfici e le piogge hanno distrutto una ricostruzione certosina dei disegni musivi, durata tempo e pazienza. Lei mi confida la speranza che non piova di nuovo, perché altrimenti chissà, il suo lavoro potrebbe essere ripetuto una terza o una quarta volta.

Ne ho incontrati diversi, di questi angeli sorridenti che lottano perché il bene culturale sia anche un bene comune, fruibile a tutti e rispettato da tutti. Un lavoro fatto tessera per tessera, piastrella per piastrella, evento culturale per evento culturale, spendendo ogni energia per vendere i biglietti di una mostra il cui ricavato serve per il restauro di un’opera.

È un lavoro, il loro, senza tempo, senza orari e certe volte anche senza soldi. O, peggio, in cui i fondi reperiti con fatica e ostinazione si disperdono: e così uno stesso lavoro va ripetuto all’infinito perché manca una tettoia in grado di riparare veramente un mosaico dalle piogge.

A proposito di maltempo, poi, c’è la grandine di una burocrazia dai passaggi infiniti, che paralizza iniziative, eventi, entusiasmi. Un esempio su tutti è quello del museo Mandralisca di Cefalù, che rischia seriamente di perdere ben 114 mila euro, bloccati da lungaggini burocratiche che non hanno permesso di riscuotere in tempo la somma: sarebbe servita a pagare i dipendenti, che da mesi continuano a lavorare senza stipendio. Anche questa è pioggia. Anzi, grandine.

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