i fatti dopo il ragionamento

Quella chiesa un po’ Disneyland

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I turisti in bermuda e pareo mentre salutiamo un'amica andata via troppo presto. E pensare che basterebbe poco per proteggere il dolore di chi resta dalle orde di visitatori irrispettosi. Come fanno da altre parti Tourist Stop | Blog diPalermo.it

Non mi piace prolungare all’infinito gli elogi funebri, e queste righe non saranno niente di tutto questo. Ma oggi voglio tornare a parlare della mia amica Cristiana e del suo funerale sofferto. Non soltanto per il congedo da una persona che conoscevo poco ma che stimavo sinceramente, ma anche perché Palermo, quella delle chiese “orgoglio”, dove l’arte è un trionfo e la maestosità è pura evidenza, mi ha deluso.

La chiesa di San Giuseppe dei Teatini, ai Quattro Canti, è uno degli scrigni religiosi più preziosi della città. È la mia chiesa di riferimento, lì mi rifugio spesso per pregare, riflettere o semplicemente per mettere in stand-by la mia mente viaggiatrice. Ero lì anche per il funerale di Cristiana, assieme a decine di amici e colleghi, e quanto desolante è stato constatare come il dolore possa essere interrotto di botto da orde di turisti. Li ho visti fare ingresso in chiesa a più ondate, con la bandierina del caposquadra a guidarli verso una nicchia o verso la fonte miracolosa.

Tutti (o quasi) in canotta e bermuda (qualcuno aveva anche un semplice pareo da cui, tra uno svolazzo e l’altro, spuntava sfrontato il bikini). All’altare c’era padre Fernando, davanti il feretro della cara Cristiana, nelle prime file i familiari. Pochi passi appena ed ecco le orde di visitatori, con reflex e smartphone alla mano, a inquadrare capitelli, statue e bassorilievi.

Ho pensato a qualche viaggio fatto e qua e là per l’Italia e l’Europa. A Vienna, nelle chiese del centro, durante le funzioni sacre, i turisti entrano e possono solo scrutare in silenzio. A Budapest, dove il laissez-faire è una delle cifre stilistiche della città, la basilica di Santo Stefano ha un recinto “sacro”, inaccessibile a curiosi e visitatori durante le celebrazioni. A Bratislava, la bella cattedrale di San Martino è munita di un servizio di volontari che smistano nei corridoi i turisti, così da non disturbare fedeli e celebrante. Nessun divieto, per carità, ma semplici norme di buon costume che fanno sì che la fede possa essere vissuta con quella sacralità che merita.

È vero che la chiesa dei Teatini, durante l’orario delle messe, è vigilata dai padri della confraternita e da alcuni volontari. Ma ciò, considerata la fama turistica dell’edificio, non credo basti e ne ho avuto conferma. Amo Palermo, è la mia città adottiva: ne amo l’arte, il fascino, il caos. Ma è grande l’oceano che la separa dall’ambizione di essere come certe città europee, quelle che le visiti e il giorno dopo vuoi tornarci e magari ci ritorni una, due, tre, dieci volte e ci mandi pure amici, parenti e conoscenti. E dire che basterebbe così poco rendere visibile quella linea sottile che separa l’opportuno dal suo opposto, e salvare il dolore dal qualunquismo di chi lo ignora.

3 commenti

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  • 28 agosto 2015 08:00

    Splendido pezzo. Complimenti

  • 28 agosto 2015 09:55

    Avreste dovuto cacciarli via, con le buone o meglio con le cattive. E se poi non tornano a Palermo, tanto meglio. Di questo tipo di turisti meno ce n’è, meglio è!

  • 28 agosto 2015 11:43

    Ero lì anch’io. Ed ero talmente concentrato su cio che di meraviglioso in quelle ore stavamo perdendo un po tutti, che di turisti credo di non averne visto nemmeno uno. Tuttavia, la riflessione di Maristella è più che opportuna.

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