i fatti dopo il ragionamento

In mezzo a questo mare…

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Le mie lacrime di fronte all'ennesima tragedia dei migranti, l'odore della morte, il dolore e la rabbia per quei nostri figli senza nome che abbiamo tradito con promesse bugiarde Bare | Blog diPalermo.it

Il tanfo della morte lo senti subito. Il fetore si espande non appena la nave Poseidon, un gigante d’acciaio che porta con sé 52 cadaveri, attracca al porto di Palermo e la gru adagia sulla banchina il container frigorifero mezzo sghangherato e rattoppato. Non bastano neppure le mascherine a nascondere quell’odore di morte a cui non potrò mai abituarmi, e che riconosci da lontano. Altri morti, altre vittime di questo assurdo genocidio senza fine. E ogni volta, mentre osservo le stesse, identiche scene, il dolore e la rabbia si rinnovano.

Lo stesso dolore, e la stessa rabbia, che provai il 3 ottobre di due anni fa a Lampedusa, quando a un miglio dalla costa un barcone naufragò e inghiottì 366 persone. Quando nell’hangar dell’aeroporto vidi tutte quelle bare, l’una accanto all’altra, con quattro minuscole bare bianche coi resti di bimbi senza nome, piansi. Lo so, lo so, un giornalista dovrebbe sempre mantenere la giusta distanza di fronte alle cose che racconta. Ma a vedere quelle bare, e i parenti arrivati dalla Svezia, dalla Danimarca, dall’Inghilterra, aggrappati alle salme dei propri cari, con grida che ancora adesso rimbombano nelle mie orecchie, non si può restare insensibili.

Quella volta piansero anche Manuel Barroso, l’allora presidente della Commissione europea e l’allora commissario europeo per gli Affari interni Cecilia Malmstrom. E dissero: “Non dimenticheremo mai quelle bare, quella mamma morta con il bambino attaccato ancora al cordone ombelicale. Non deve succedere mai più”. Io gli credetti. Poi accadde ancora. E ancora. Una volta 25 morti, un’altra volta 49, poi quei 700 finiti in fondo al mare una domenica di primavera.

E venerdì sera altre 52 vittime. Corpi stipati come topi, con altri 150 superstiti, in una stiva alta appena un metro e mezzo e larga non più di quattro metri. Provate a immaginare duecento persone in uno spazio così angusto. Senza aria, luce, acqua lungo due giorni di traversata. Un testimone ha raccontato tra le lacrime: “Appena ci alzavamo per chiedere di prendere una boccata di ossigeno, dalla botola spuntava un aguzzino che ci puntava il coltello o ci dava bastonate”.

Li hanno trovati con la testa in giù, gli uni sugli altri. Il comandante della nave, un omone svedese alto e biondo, ancora ha l’orrore negli occhi. È stato lui ad aprire quella botola e a vedere quella scena agghiacciante. E la beffa è che non si sono neppure posti per seppellire in un cimitero questi poveri 52 immigrati, senza nome, senza identità. Da due giorni sono in un camion frigorifero dove resteranno ancora non si sa fino a quando. Un’altra strage. E domani ne racconteremo un’altra ancora. Tanto, dopo le lacrime di coccodrillo del Barroso di turno, non cambierà mai nulla.

(Elvira Terranova è giornalista dell’Adnkronos)

8 commenti

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  • 29 agosto 2015 08:48

    Una sola parola: agghiacciante
    Una tragedia epocale ed il dolore, autentico, di chi la descrive.
    Grande Elvira!
    Ennio Tinaglia

  • 29 agosto 2015 09:02

    Grazie Elvira per guardare con occhi mai distanti.

  • 29 agosto 2015 10:11

    Uno legge il post di Elvira ed è come si trovasse negli stessi luoghi, sentisse lo stesso tanfo, assistesse alle stesse scene agghiaccianti. Quando le parole valgono più di mille immagini cruente.

  • 29 agosto 2015 10:24

    Grande Elvira le tue parole la tua descrizione toccante e commovente

  • 29 agosto 2015 12:48

    Il post fa una fotografia della realtà quasi perfetta. Ma vi assicuro che essere sui luoghi, sentire quel tanfo e assistere a quelle scene agghiaccianti non è la stessa cosa!

  • 30 agosto 2015 06:47

    Si rinnova nei secoli l’olocausto dei più deboli
    Una grande vergogna.
    Tutti dobbiamo piangere.
    E’ dell’inferno dei poveri che è fatto il paradiso dei ricchi (Victor Hugo)
    Una mia poesia “La vedetta mediterranea” (“Della virtù”)( maggio 2.015).
    Grazie all’Aut

  • 01 settembre 2015 08:45

    Un esodo dì disperati senza meta e futuro .poveri disgraziati che se riuscono incolumi ad attraversare il Mediterraneo hanno come unico destino quello di finire in strutture di accoglienza o altrimenti di ingrossare le file degli adepti della criminalità organizzata.solo da qualche giorno molte nazioni,tra le quali l’Inghilterra, hanno chiesto all’ue di assistere l’italia .Non vorrei essere polemica .ma potevano aprire bocca prima.è da anni che chiedono aiuti europei.da soli non riusciamo a far fronte ad una situazione di assistere ed accoglienza di simile portata ,destinata a raggiungere cifre ben maggiori.solo una politica sinergica lungo le coste ed una che incida sui paesi d’origine possono essere idonee .politiche in grado di ripristinare lo stato di diritto e la democrazia.credo che occorra l’intervento oltre che dell’ue anche delle nazioni unite.rischiamo gravi conseguenze se lasciamo i territori di provenienza dei migranti in mano all’isis ed alle sue consorelle.

  • 01 settembre 2015 20:26

    Già, e chissà quanto ci resteranno visto che noi la “beffa” è di non avere né i posti né il personale per poterli infine cremare o tumulare.
    La “trazzera d’Europa” dà lezioni al mondo intero.
    E l’Inghilterra o meglio da Londra, se non ho sentito male, si vorrebbe chiudere l’accoglienza anche agli immigrati comunitari.

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