i fatti dopo il ragionamento

La banalità del ladro

di

I continui furti nel reparto di Oncoematologia pediatrica, le speranze tradite dei piccoli malati e la realtà che ti mortifica. Perché c'è stato un tempo in cui volevamo cambiare il mondo Image | Blog diPalermo.it

A proposito del furto del televisore in ospedale. Si parla tanto di umanizzazione delle cure. Umanizzazione è una brutta parola che indica come negli ospedali si debbano creare ambienti meno asettici, protocolli di accoglienza, personalizzazione delle cure. E anche i televisori, nel loro piccolo, fanno parte di questo.

Quando abbiamo iniziato un percorso di crescita del reparto di Oncoematologia pediatrica, siamo stati avvisati dai “grandi” che la storia era complessa, tutt’altro che facile, e ci veniva detto con quel disincanto amaro che Sciascia racconta mirabilmente e che da siciliana mi ha sempre dato molto fastidio.

Noi paladini, noi giovani pieni di belle speranze, credevamo che perfino in Sicilia si potesse organizzare un reparto di oncologia pediatrica, e siccome avevamo visto gli altri reparti nel resto del mondo, avevamo la presunzione di poterci riuscire. Abbiamo speso e spendiamo tutte le nostre energie per questo scopo, ognuno con le proprie capacità, dai medici agli infermieri, dagli psicologi ai volontari, dalle associazioni alle mamme e ai papà.

Siamo andati avanti così tra governatori, assessori, direttori, manager, più o meno capaci e attenti, che si susseguivano con progetti, ristrutturazioni, traslochi. E noi che non possiamo fermarci perché i bambini continuano ad arrivare con il loro forte bisogno di salute. Abbiamo conosciuto tutte le difficoltà e le sfumature della nostra Sicilia malconcia, di una Sicilia saccheggiata negli anni o semplicemente trascurata. E ci siamo ritrovati a percorrere delle strade importanti, all’inizio impervie e paurose, e lo abbiamo fatto con la caparbietà di chi raccoglie una sfida. Abbiamo capito nel nostro cammino cosa significhi solidarietà sia nelle macro manifestazioni, quali le partite di calcio, la raccolta di fondi, gli spettacoli, le sponsorizzazioni, i regali, ma soprattutto nella vita quotidiana delle mamme e dei papà in cucina, nelle stanze, in sala d’attesa.

Perché al centro ci sono proprio loro, i bambini di tutte le età affetti da tumore, che si trovano ad affrontare percorsi di cura molto complessi. Le famiglie che gravitano all’interno sono lo specchio della nostra società. Ricchi, poveri, belli, brutti, buoni, cattivi, dotti, ignoranti, bianchi, neri, di destra, di centro, di sinistra, apolitici, educati e non, tutti insieme a condividere esperienze simili.

E poi c’è il ladro. Non si sa se sia sempre lo stesso, ma c’è. Lui entra nelle stanze, ruba i giocattoli, i televisori, le console dei videogiochi, i pupazzi, e lo fa con cadenza casuale ma metodica, nonostante sappia che i bambini quegli oggetti li usano. Nonostante gli articoli sui giornali, nonostante lo sdegno, gli antifurto, le videocamere, nonostante i rischi e gli eventuali rimorsi.

Ho cercato di immaginarmelo il ladro: poverissimo con otto figli, o affetto da cleptomania, o cattivissimo come i cattivi dei cartoni che per colpa sua i bambini non potranno vedere per qualche giorno, minorenne, analfabeta, pieno di debiti, strozzato dai cravattari, affamato, disperato, drogato in astinenza. E in ogni caso, comunque stiano le cose, fa parte anche lui di quella tristemente famosa “banalità del male”.

So soltanto che dopo che amiche ed amici, associazioni, club, genitori, hanno regalato qualcosa per il reparto, con entusiasmo, appresa la notizia di quest’ennesimo furto, non ho voluto neanche guardare il vetro rotto e i fili strappati. Mi sono mortificata perché è come se questa gente che ha riposto la fiducia in noi, spendendo dei soldi in questo momento di crisi, fosse stata tradita. I sistemi di sicurezza ci sono, giuro, ma vengono aggirati. E quando succedono queste cose ricordi gli avvisi di quelli che ti sfottevano perché volevi cambiare il mondo.

Spero che il ladro abbia comprato il latte per i suoi otto figli. Ma sono certa che se avesse conosciuto la nostra realtà, drogato o no, cattivo o no, cleptomane o no, anche lui si sarebbe reso conto. E non avrebbe rubato mai più. Forse.

(Delia Russo è dirigente dell’unità operativa di Oncoematologia pediatrica dell’ospedale Civico di Palermo)

1 commenti

Lascia il tuo commento
  • 02 settembre 2015 11:50

    Se i sistemi di sicurezza vengono aggirati con questa facilità, è facile pensare che l’autore sia qualcuno che gravita nel contesto di quell’ospedale. Qualcuno che ha fatto il callo, grazie alla quotidianità, anche alla tragedia di un bambino ammalato di cancro.
    Poi penso a come sono transitati e sono stati assunti in alcuni servizi – grazie ai nostri sempre illuminati politici – determinati personaggi, provenienti da bacini tutt’altro che “lindi”, e mi dico che 1+1 in genere fa 2, salvo smentite.
    Qualcuno che conosceva bene la Sicilia (ed il mondo), che disprezzo ma al quale al contempo non posso non riconoscere un’intelligenza superiore, diceva che a pensar male si fa peccato, ma molto spesso ci si azzecca.

    Voglio sperare che quei quattro spiccioli raccattati con questi furti siano veramente serviti a sfamare qualcuno…

Lascia un commento