i fatti dopo il ragionamento

La foto di quel bambino

di

Il piccolo siriano morto sulla spiaggia, quell'immagine che svela il nostro senso di colpa e la pornografia feticista del dolore. Di questo abbiamo bisogno per capire il dramma più enorme del nostro tempo? Naufragio Lampedusa | Blog diPalermo.it

Quando ieri ho visto quella foto nelle agenzie mi sono sentita male. Ho pensato: siamo dei mostri. Incapaci evidentemente, se non ci sparano un bambino morto in faccia, di capire il dolore, la tragedia di chiunque debba scappare dalla sua terra. Ci serve il sangue, la bestialità, l’atrocità dell’effetto per evitare di affrontare con lucidità e razionalità la sua ben più complessa causa.

Quando guardi un film erotico la cosa che ti snerva è che non si vede mai abbastanza, che quando è il momento di arrivare al dunque, il climax si sgretola e spunta un camino ardente, una dissolvenza sfocata o un altro trucco che si porta via inesorabilmente la scena di sesso che aspettavi. La pornografia invece ti sazia: senza troppi giri, si susseguono orgasmi, tette, culi, armamentari vari e in primo piano. Ma c’è anche quella pornografia estrema, sempre più settorializzata e feticista che, se non hai proprio quella particolare inclinazione o fissazione, neppure ti eccita, in certi casi anzi ti provoca un senso di disgusto.

La foto del bimbo siriano appartiene a quest’ultima categoria: alla pornografia feticista del dolore. Chi appaga? Coloro che non si commuovono (più?) davanti a migliaia di persone che preferiscono sfidare la morte nel Mediterraneo pur di non crepare di miseria o di guerra e che pure sbarcano ogni giorno sulle loro coste, dietro casa. Quelli a cui il cuore, quando sentono i continui bollettini dell’ecatombe – 200, 300, 600, 800 morti – non pulsa, ma semplicemente tace. In altri termini, la morte sputata in faccia serve a chi non ha la fantasia e l’umanità necessarie per capire senza toccare con mano, per immedesimarsi senza essere.

Sono contraria ad ogni forma di censura, eppure mi chiedo perché siamo arrivati ad alzare l’asticella fino a questo punto. Anche perché non ho figli, ma non ho bisogno di questa foto per capire l’atrocità del mio tempo. Siamo diventati aridi e disumani a tal punto che il ragionamento non ci basta più? Siamo così assuefatti al dolore e allo schifo che l’ennesimo barcone sgangherato con 300 persone stipate, tra cui bimbi uguali a quello siriano, ci lascia ormai indifferenti? Che razza di bestie siamo se la commozione e l’indignazione ci scuotono solo di fronte alla crudeltà di quel piccolo corpo senza vita?

E quando l’avremo detto a tutti, tramite social, pubblicando migliaia di volte quest’immagine, che noi non ci stiamo e ci ribelliamo, domani cosa sarà cambiato? In Siria staranno meglio? I bimbi smetteranno di morire in qualunque angolo della terra? Diventeremo più accoglienti? Più umani e sensibili? Ecco, è questo il vero dramma: noi domani saremo esattamente gli stessi mostri di oggi che rispedirebbero a calci in culo nei loro Paesi tutti quelli che sono stipati nel Cara di Mineo, ma che darebbero un rene per salvare il bimbo siriano. Saremo solo appena più pornografi: la prossima foto dovrà mostrarci pure il sangue per commuoverci, ché il piccolo affogato l’abbiamo già visto.

11 commenti

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  • 03 settembre 2015 09:02

    Condivido integralmente la tua analisi. Il voyerismo dei tempi moderni è la degenerazione più sporca di ogni forma di rispetto. Ti rende vicino al dramma della migrazione se pubblichi la foto del bimbo, ma ti incazzi se scesi dai barconi qualcuno metterà ai loro piedi delle scarpe in gomma. Arrivano scalzi, e quei pochi che le indossano le hanno piene di buchi. Come la loro vita.
    Non serve pubblicare quella foto, se non a vestire di falsa morale buona parte di chi attraverso una condivisione ritiene di aver contribuito al cambiamento.
    Ma è soltanto un attimo. Un altro tramonto sta per calare e via con il click.

    Complimenti, Sandra.

    Giorgia Butera

  • 03 settembre 2015 09:58

    condivido, anche la riflessione di Giorgia B.
    Chi continua a far girare queste foto alla stregua di quelle delle torture sugli animali non lo fa per sensibilità, la trovo più una forma di perversione, che non basta mai.
    come dico spesso, non sono io che devo essere sensibilizzata. la colpa non è mia.
    la colpa è di chi non fa nulla per evitare tutto ciò.

  • 03 settembre 2015 10:57

    Sandra, mi ha colpito il tuo articolo.
    Quando cerco di spiegare cosa penso di fronte a queste immagini pubblicate barbaramente su ogni dove, i più mi dicono ” Ma è necessario, la gente deve vedere cosa succede per capire…”
    Ma cosa ancora dobbiamo vedere? Le immagini pornografiche sono quelle che spiegano tutto senza lasciarti niente. E il niente è quello che ci meritiamo, perché domani saremo qui a commentare altri articoli, altre foto e altre storie di cui ci dimenticheremo dopo un’ora.

  • 03 settembre 2015 11:02

    Sono parzialmente d’accordo con l’analisi.
    E’ vero che ormai siamo arrivati molto oltre con certe immagini e che questo rischia di portarci a un nuovo livello di assuefazione, ma il vero problema è che non tutti siamo uguali e non tutti ragioniamo alla stessa maniera.
    Oltre a persone che hanno il senso dell’assurda atrocità del nostro tempo, ci sono persone che si alimentano con l’odio e le notizie distorte. Sono quelli che fanno le collette per non avere negli alberghi delle loro città i rifugiati, quelli che bloccano gli autobus in transito e via dicendo.
    Penso che queste immagini siano più rivolte a loro, magari riescono a smuovere un briciolo di sensibilità e a indurli a capire che non è l’odio o il razzismo la soluzione.

  • 03 settembre 2015 11:35

    Peggio della pornografia è la rivendicazione forzata di un’idea originale, il desiderio d’affermare un pensiero controtendenza di fronte allo sgomento generale. La foto del bimbo non è affatto d’origine voyeuristica, ed è assurdo l’accostamento con la pornografia feticista: una forzatura del genere è soltanto sintomatica di un relativismo spiazzante e preoccupante, che cerca d’indagare finalità diverse in quella che, invece, è una naturale reazione di fronte alla vista di una tragedia ingiusta e, probabilmente, evitabile. Sembra che l’ansia d’essere letta abbia avuto il sopravvento sulla stessa sensibilità umana, sull’empatia, sulla pietà.
    Molto più limpido il messaggio di Aljazeera: “If this photo doesn’t change Europe, what will?” che stigmatizza la durezza dei cuori europei, di cui l’articolo tuo è un esemplare.
    La foto è il più chiaro segno che a far le spese di tutto ciò sono degli innocenti, dei bimbetti vestiti di tutto punto, come solo la cura di una madre può fare, che avrebbero dovuto essere in un parco a ridere e scherzare tra amichetti. Null’altro dice questa foto: ci mette di fronte alle nostre responsabilità.

  • 03 settembre 2015 12:25

    Condivido assolutamente l’analisi di Vincenzo. Faccio per grazia di Dio parte ancora di quella categoria di esseri umani che un cuore l’hanno ed i sentimenti li vivono, senza bisogno di pornografia di immagini di qualsivoglia genere. Di contro ritengo che una volta le guerre erano fatte di uomo contro uomo.. Uomo che per ucciderne un altro doveva sparargli o affondare il coltello nella sua carne.. Ed il costo di quella vittoria lo pagava fino all’ultimo giorno della sua vita. Oggi chi uccide lo fa premendo un tasto.. O ancor da più lontano con una telefonata, ed uccide in un colpo centinaia e centinaia di esseri umani.. Probabilmente solo pensando di rendersene conto. E noi qui a guardare siamo spettatori. Spettatori ai quali puoi proporre indifferentemente un feroce film di guerra od un servizio del Tg su una strage in Afganistan senza che si vada a letto con una reale contezza della differenza… Col cervello saturo di informazioni simili.. Riproposte giornalmente.. Ed il dito pronto a cambiare canale a caccia di veline e rilassante cabaret. A questo punto una immagine del genere forse, e dico forse, può ricondurti.. Riconnetterti, alla tua umanità .

  • 03 settembre 2015 13:06

    mi si scusi: a cosa serve una pagina di ” giornalismo” come questo? a niente, direi, asp, a niente di concreto e reale, intendo dire.
    emotività è la parola chiave. colpire basso, allo stomaco, che quello lo abbiamo tutti, la testa invece…
    mai come adesso “l’informazione” esacerba gli animi, tanto da sembrare questo e nessun altro il vero scopo perseguito.
    la domanda è: lo si fa lucidamente o ciecamente? questo è il dilemma! è un discorso globale sul potere mediatico…
    ” il sonno della ragione genera mostri” e noi, con le nostre esternazioni estemporanee su TUTTO, ( meglio sarebbe dire su quello che ci viene propinato) proprio nel tempo in cui chiunque ha i mezzi per esprimersi” pubblicamente ” , sebbene in modo virtuale, proprio adesso, siamo piu strumentalizzati e strumentalizzabili che mai.
    però … un po si esagera… mah! una filippica contro la pornografia che è piu pornografica della pornografia che vorrebbe combattere… alla faccia del caciocavallo! no, perchè inserire discorsi sui film erotici ecc e poi accostarli addirittura alla morte di quel piccolino.. boh… a me pare evidentemente una forzatura, e anche una porcata.. basta, mi siddiò…

  • 03 settembre 2015 16:47

    Che razza di bestie siamo: (in questo caso parlo di me)
    Bambino siriano: la guerra in Siria è stata appoggiata dall’occidente, in particolare dagli Usa, in particolare con il nuovo singolarissimo metodo, cioè armare e fomentare le fazioni ribelli, cosa avvenuta anche in Libia, salvo poi ritirarsi parzialmente se tali milizie appaiono sgradite, lasciando il disastro.
    Per la Libia confondiamo ciò che avviene a causa dell’Isis con ciò che avviene a causa di un “naturale” disordine e ancora con ciò che probabilmente sarebbe avvenuto in ogni caso saltando gli accordi con Gheddafi, che a quanto pare contrastava i flussi migratori subsahariani, anche in maniera poco simpatica.
    E mentre è vero che ci sono profughi siriani, sono quasi assenti i profughi libici.
    Di bambini come di gente che muore o è morta in Siria, come in Libia, in Iraq o anche in altre nazioni ce ne sono in abbondanza, non ci sono solo i disperati nelle carrette o pressati ai confini dell’Europa dell’est.
    Dobbiamo piangere per chi in particolare, solo per i naufraghi?
    Prima di mare nostrum e triton anch’io pensavo che c’era un grave problema che l’Italia e l’Europa dovevano affrontare. Dopo, cioè adesso, non penso niente e non so neanche se saranno capaci di affrontarlo e secondo quali ragioni. Risulta chiaro che dal mare nostrum in poi nulla mi è piaciuto.
    Non possiamo tutti superare la nostra bestialità. Ognuno di noi ha dei limiti.
    Io non piango a comando di altri.

  • 04 settembre 2015 08:55

    Se molta gente può permettersi di giocare con l’armamentario dei razzisti alla Salvini è proprio per questa sorta di Bon Ton della informazione. Il Voyeurismo ha una sua nobiltà , come certa pornografia. Raccontare la realtà senza nascondere che dietro al racconto ci sono sangue,morti, corpi straziati non ha nulla a che fare con il feticismo ed è pornografia, nel senso originiario del termine, mostrando crudemente i fatti. altrimenti la morte diventa solo un lenzuolo sopra un corpo. Estranea alla nostra società, che non fa altro che nasconderla. La potenza delle immagini può scardinare l’indifferenza. Raccontare l’orrore dovrebbe essere la missione del giornalista. Ma forse , gentile Sandra , lei pensa che sia invece riciclare ovvietà per parlare ad un pubblico che si commuove alternativamente per i morti in mare, il cane smarrito a Mondello e i sapori perduti di una Sicilia che non c’è più .

  • 04 settembre 2015 22:52

    Fantastica riflessione.

  • 07 settembre 2015 21:06

    Ed oggi ho letto della Francia che vorrebbe partecipare ai raid contro l’Isis in Siria, accodandosi agli Usa, e contrapponendosi ad Assad.
    Mi ricordo che è stata l’interventista europea anche nel caso della Libia, aprendo poi alla partecipazione al conflitto vero e proprio di diverse nazioni europee (tranne Germania come altri paesi dell’est europa) a cosa le sia servito non so, perché di fatto mi risulta che l’Italia sia stata tra le uniche nel riuscire a salvaguardare anche nei momenti più difficili i suoi interessi in Libia.
    Non è un grosso problema combattere (sinceramente ) l’Isis per me si potrebbe fare pure domani. Ma la Siria è un campo di guerra delle potenze internazionali, e francamente di abbattere Assad personalmente non mi interessa molto, come non mi interessava combattere Gheddafi e di esportare la democrazia nel mondo.
    Si parla e si è parlato molto (male) della Germania ma io ho spesso trovato peggiori altre nazioni, Italia compresa.

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