i fatti dopo il ragionamento

Io, l’emarginato del pallone

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Il campionato di calcio, gli amici con l'ossessione del telecomando, il mio disinteresse dopo anni di onesta militanza. Diventato, con gli anni, una sorta di duro allenamento alla sopravvivenza sociale Image3 | Blog diPalermo.it

È iniziato il campionato di calcio, per la felicità di molti. Invece per me è iniziata una sorta di traversata del deserto. Non seguo il calcio ormai da anni. Eppure, prima compravo due quotidiani sportivi al giorno, seguivo il Processo del Lunedì (erano i tempi di Aldo Biscardi), andavo allo stadio ogni domenica (erano i tempi di Lopez, Volpecina, Montesano), seguivo 90° minuto, la Domenica Sportiva e quant’altro.

Amavo la ritualità tranquillizzante dei ritmi del calcio. Non perdevo i mercoledì sera tradizionalmente dedicati alle partite di coppa

Poi, da quando è cominciato il calcio di agosto, con i vari tornei, la fase degli anticipi, dei posticipi, le partite il sabato, la pay tv con il calcio h 24, è come se fossi andato in overdose. Anche l’enorme proliferazione di giocatori stranieri ha contribuito. Fino a quando dovevano essere non più di due per squadra, andavo a gonfie vele. Li conoscevo uno per uno. Poi, però, c’è stato il crollo e, con quello, il mio addio al calcio.

Ogni anno faccio buoni propositi. Provo a conoscere le formazioni, i nuovi acquisti. Tento di concentrarmi almeno sul Palermo. Nulla da fare. Non c’è verso di memorizzare il nome di un giocatore. Forse sono troppo vecchio.

Tutto questo mi pone in una condizione di vera e propria emarginazione. Sette giorni su sette, quale che sia il consesso in cui mi trovi, in trattoria, al bar, in salotto con amici, dal barbiere, il calcio la fa da padrone. Io non ho argomenti, non posso interloquire.

Qualche eccezione, a dire il vero, si realizza al ristorante. Se non si parla di calcio, si vira sulle diete dimagranti. E anche su quel versante, il mio contributo alla conversazione è equivalente al vuoto cosmico. Mangio di tutto, con gusto e anche in discrete quantità. Ma resto magro come un chiodo.

Io, ve lo giuro, ci provo a indirizzare la conversazione su altri argomenti. Ma è una sorta di mission impossible. Ad ogni modo è un mio problema e devo farmene una ragione.

Però li osservo, i patiti del calcio, i miei amici, quelli con cui mi capita spesso di trascorrere le domeniche. Li guardo col telecomando in mano. Da lontano, appartato in un angolo del salotto a discutere con le loro mogli e con la mia. Gaudenti, concentrati, comodamente seduti su un divano, commentano, esultano, soffrono, urlano. Poi, finita la partita, vogliono riassaporarne i momenti più significativi nei vari servizi che Sky propone.

E poi vogliono rivederla, ancora, 15-20 volte la stessa azione, e conoscono a menadito i vari canali che gliela mostreranno ancora, appena un secondo dopo, in una serialità impressionante. Il dito pigia il telecomando alla velocità della luce. La sincronizzazione dell’alluce con il servizio successivo è di rara perfezione. E tutto questo, non solo per la partita della squadra per cui tifano, o per quella di cartello. No, per tutte, dico tutte, le partite del campionato.

Alle 18 del pomeriggio di domenica sono ancora lì, stravaccati nel divano. Poi, aspettano il posticipo. C’è Sambenedettese-Spal. Non gliene frega niente. Loro sono di Palermo, tifano per il Palermo, o per l’Inter, o per il Milan, o per la Juve, che gliene potrà fregare di Sambenedettese-Spal? Non è certo Real Madrid-Borussia. Ma stanno lì, col telecomando in mano.

Nell’attesa del posticipo, ci sono da vedere gli altri gol. Quelli dei campionati degli altri Paesi. Arriva l’agognato momento. Le immagini della partita scorrono. Non un tiro in porta, non un gesto atletico, non un contropiede, nessuna punizione dal limite, non un’emozione. Eppure non demordono. I loro sguardi sembrano come calamitati dallo schermo, inespressivi, assenti, lobotomizzati. Si sentono un tantino in colpa per me. Ma io li adoro. Sono i miei amici. Mi butto anch’io nel divano. La voce del telecronista è per me una splendida ninnananna.

4 commenti

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  • 04 settembre 2015 09:19

    Siamo alle solte, una via di mezzo non si riesce propio a trovare. Invece siamo bravi a farci del male, estremizzando o da un lato o dall’altro.

  • 04 settembre 2015 10:53

    Io una volta ho visto (per intero) Nardò-Nissa (serie D) su uno dei canali di RaiSport. E’ finita 3-3, giuro che è stata bellissima. Devo preoccuparmi?

  • 04 settembre 2015 18:22

    Un consiglio. Si rivolga ad uno psicoterapeuta per mettere sotto analisi i suoi amici.

  • 08 settembre 2015 11:53

    Domenica scorsa, un pò per dovere un pò per piacere sono stato a Villa Niscemi per uno stage organizzato dall’Ordine dei Giornalisti e dalla Federazione Calcio in concomitanza con la partita di qualificazione per gli europei che l’Italia ha sostenuto con la Bulgaria la sera stessa.
    A dire il vero l’incontro faceva parte di una serie di incontri – mi scuso per la ripetizione del termine – programmati per acquisire dei punteggi minimi necessari per ottemperare alla legge148/2011 che obbliga tutti gli iscritti agli Ordini professionali a seguire corsi di formazione con cadenza programmata. Non sono completamente fuori dal mondo o almeno credo, ma non immaginavo assolutamente che dietro l’organizzazione di una “semplice” partita di pallone pur di caratura europea fosse necessario uno spiegamento di mezzi, uomini e risorse il cui dispiegamento mi ha lasciato francamente perplesso. Orbene, ho scoperto tra le altre cose che: in Italia sono solo 14 gli stadi omologati per far giocare incontri di questo tipo (mi è parsa strana l’esclusione dello stadio di Bari….) che il delegato Uefa (una specie di manager designato appunto dall’Uefa) ispeziona lo stadio prima dell’incontro mattone per mattone, che gli spogliatoi degli atleti pallonari miliardari devono avere determinate caratteristiche (tipo docce con soffioni particolari, pavimentazioni speciali, collegamento wi-fi frigo vetrine con tutto il ben di dio possibile a temperature controllate ed altre amenità alcune delle quali talmente futili e modaiole che mi sono chiesto se fossero prodrome ad una sfilata di alta moda a Palazzo Pitti piuttosto che ad un molto banale incontro sportivo tra 22 miliardari in mutande che inseguono un pallone coccolati, serviti e riveriti manco fossero premi Nobel! Giusto per dirne una, il delegato Uefa va a misurare financo la lunghezza dell’erba del campo di gioco che se fuori range può inficiare lo svolgimento dell’incontro. Tutto attorno questo circo Barnum ruotano una serie di personaggi perlopiù quarantenni vestitissimi Dolce e Gabbana con camicie di voile di cotone bianco candido e cravatte con logo, ovviamente forniti di smartphone d’ordinanza, con incarichi all’apparenza prestigiosissimi ed altisonanti come immagino gli stipendi: capo ufficio stampa della federazione, vice, responsabile della comunicazione, responsabile rapporti con i media, responsabile acquisti, responsabile viaggi, addetto al presidente della Figc, addetto agli arbitri ed al loro confort, autista del presidente e mi soffermo qui per carità di Patria! Non parliamo poi delle incombenze di chi detiene i diritti di trasmissione della partita: un tot di telecamere hd, moviole digitali sui quattro angoli del campo, una tempistica predefinita post partita per le interviste ai giocatori (i poveri miliardari sono stanchini e devono farsi subito la doccia per poi correre a prendere il charter) e via dicendo. Mi spiego adesso come mai un biglietto di gradinata possa costare fino a 60 euro (fonte sito Palermo Calcio). Giusto per fare un paragone, la federazione scherma italiana vanta 148 tra medaglie d’oro olimpiche e titoli mondiali sia di squadra che in singolo, quella di tiro a volo 25 titoli olimpici e una decina di titoli mondiali. Non mi pare che questi atleti molto più titolati di un Pirlo o di un Buffon qualsiasi siano accompagnati in pedana a fare sport in sedia gestatoria ne che abbiano particolari privilegi legati al loro status. Anzi, ricordo con perfezione nell’edizione dei mondiali di scherma tenutisi a Catania nel 2011 – ebbi la fortuna di assistere a qualche incontro – che i vari Montano Pizzo e Cassarà vincitori del titolo mondiale nelle varie armi, arrivavano alla chetichella in taxi, non dormivano in resort di lusso e non avevano servitù ed attachè al seguito. Tutto molto understatement. Ma si sa l’Italia è pallonara…

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