i fatti dopo il ragionamento

Le donne che non vogliono più

di

La rivolta delle prostitute nigeriane della Favorita costrette in schiavitù dai loro protettori e la loro richiesta d'aiuto che abbiamo il dovere di ascoltare. Perché non ci siamo più altre Omayama Violenza Donne | Blog diPalermo.it

C’è una banda che suona, stasera. Saranno gli strascichi della festa di santa Rosalia. Immagino una processione di uomini, bimbi, e donne. Loro mi sembra di vederle. Chissà se qualcuna non stia chiedendo alla santa di esaudire la sua preghiera, che formula muovendo appena le labbra, gli occhi bassi, attenta a non rivelare neanche con un accenno la propria richiesta impossibile. Il suo è un sogno da niente. Lei non lo sa, ma molte donne lo condividono: vivere senza le botte, vivere da donne libere, magari riscattandosi da sole. In tante non alzano la testa anche perché economicamente dipendono dall’uomo.

A proposito di dipendenza economica e di donne: le prostitute nigeriane di Benin City, arrivate come tante a Palermo con la promessa di un lavoro da baby sitter o da colf, ridotte in schiavitù e costrette a pagare un riscatto enorme, stanno provando ad alzare la testa. Tra le prime a farlo fu Isoke, di cui abbiamo raccontato la storia; ora sono un gruppo, che chiede al Comune un aiuto concreto nella propria battaglia. Perché a nessuno sfugga che mentre si lotta si devono pagare le bollette, l’affitto, il latte per i bambini. Perché con delle promesse un po’ più solide, è possibile che anche altre donne schiave, con i corpi e le anime piene di cicatrici, abbandonino la paura e la strada.

E a proposito di strada: Omayama, tunisina di 33 anni, mediatrice culturale a Messina, la sua l’aveva trovata. Aiutare i migranti, accoglierli e fare da interprete: è stata massacrata a bastonate dal marito senza tanti complimenti. Era rincasata tardi quella sera, e, peggio ancora, non voleva tornare in Tunisia e abbandonare la sua via, conquistata a fatica e con determinazione. Una storia che fa male, come tutte quelle che raccontano di violenza, di possesso e di sopraffazione fisica e psicologica. Solo che stavolta la notizia è stata ripresa dai media sottotono. Evidentemente ci sono morti di serie A e di serie B. Come per il calcio.

2 commenti

Lascia il tuo commento
  • 08 settembre 2015 09:14

    Più che vivere senza le botte, Omayama si sarebbe accontentata solo di vivere. Ma il marito non gliel’ha permesso.
    A volte succede, si sarà pensato… e qui non si è letto alcun commento. E i media? Distratti da altre morti. Con foto.

  • 08 settembre 2015 15:58

    Valdonato, io mi sono invece chiesta a cosa fossero dovuti tutti questi articoli – post strappalacrime, tutti di fila e anche molto vaghi, che nessun tema in particolare affrontano.
    Per carità non voglio criticare nessuno o il blog, la mia è solo l’esternazione di una domanda che mi sono posta.
    Sulle prostitute nigeriane c’era un articolo su Espresso, trovabile nel web, dal titolo: tra i migranti le prostitute schiave. Così dalla Libia aumentano le vittime. Inchiesta di Piero Messina e Francesca Sironi 14/7/2015, che rende meglio l’idea.

Lascia un commento