i fatti dopo il ragionamento

Cercavamo manodopera…

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Migranti | Blog diPalermo.it

L’esercito di disperati che invade la Vecchia Europa mi riporta al 1990. Quell’anno vivevo ad Amsterdam e – dovendo lavorare alla tesi di laurea – iniziai una ricerca sul campo che analizzava i problemi di multietnicità in Olanda. Dovendo inquadrare il problema in un contesto piú ampio, iniziai a studiare vari trattati sull’immigrazione e incontrai tantissime persone che avevano vissuto sulle proprie spalle il doloroso distacco dalla propria terra e il razzismo.

Varie teorie attribuiscono la paura per lo straniero all’incontro con i conflitti repressi e inconsci della propria cultura e società. Paura per la perdita dei propri valori, certezze, sicurezze, felicità, chiarezza dei ruoli, protezione, sdradicamento culturale. Ma attrattiva al contempo, poiché lo “straniero” è alternativa a ciò che è tradizionale, familiare, conosciuto, ed incita a varcare i limiti stabiliti. Gli immigrati diventerebbero in pratica quelle figure che creano paure e attraggono allo stesso tempo, perché risvegliano tutti quei desideri che sono stati sacrificati al progresso sociale e al diventare adulti.

Ovviamente, la constatazione di differenze tra individui non causa ripercussioni: è l’interpretazione e valutazione delle differenze a svantaggio dell’altro che costituisce discriminazione, razzismo. Ancora oggi gli immigrati restano cittadini di seconda o terza categoria e l’incontro tra differenti culture crea pericolose conflittualitá. Vari studiosi considerano l’invasione degli immigrati come una sorta di nemesi storica, una specie di rappresaglia da parte di chi per secoli ha dovuto subire un processo di civilizzazione imposta con la forza e arroganza.

La conclusione della mia tesi dimostrava che anche in quella apparentemente isola felice che rappresentava l’Olanda, il razzismo era tutto tranne che inesistente. Questo principalmente perché la condanna alla inattività (a cui sono destinati oggi quasi tutti i disperati che lasciano la morte sicura per una speranza di vita) crea problemi e conflitti. La disoccupazione contribuisce infatti a stigmatizzare gli stranieri che vengono avvertiti come un peso da chi lavora, col risultato di aumentare i pregiudizi. Ma soprattutto, si evidenziava chiaramente come in Europa al cambiamento delle migrazioni e della figura degli immigrati, non è corrisposta la tanto auspicata societá multiculturale.

(“Wir riefen Arbeitskräfte, es kamen Menschen” (cercavamo manodopera, arrivarono uomini), Max Frisch).

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