i fatti dopo il ragionamento

Le lacrime di un poliziotto

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Jasmine, il suo sbarco in Sicilia dopo un viaggio dalla Nigeria, due mani che si stringono e la solidarietà ritrovata. E di cui abbiamo bisogno Mani | Blog diPalermo.it

La routine. Le formalità di rito. L’accompagnamento di un cittadino straniero. Un sali e scendi per tutto lo Stivale in una giornata di fine estate ancora umida e calda. Una cittadina straniera questa volta. Nazionalità nigeriana, 25 anni, due figli, lo sbarco sulle nostre coste dopo un viaggio dalla Nigeria alla Libia. Un bravo poliziotto che sa fare il suo mestiere sa che non può lasciarsi andare alle emozioni, che quel cinismo con cui affronta le vicissitudini del suo lavoro diventa un’esigenza, un’autotutela. E il bravo poliziotto parte presto per affrontare un lungo viaggio insieme a una collega e a Jasmine (il nome è di fantasia), due figli piccoli lasciati nel suo Paese dal quale è scappata per tentare di garantirgli un futuro migliore.

Ritardi, coincidenze saltate. La giornata sembra non finire mai e Jasmine non dice una parola. Chiusa, diffidente. Non accetta cibo, nemmeno un bicchiere d’acqua. Il bravo poliziotto rispetta la scelta di Jasmine, si adegua. Fino a quando, a tarda sera, in un bar di una città qualunque, Jasmine decide di aprirsi e di raccontare la sua storia. I figli, il viaggio sul barcone, la paura di non sopravvivere, l’arrivo in Italia. Il poliziotto, stanco – chissà a che ora tornerà a casa – quasi istintivamente chiede a Jasmine se adesso è felice di trovarsi insieme a loro. Jasmine annuisce e piange.

Il poliziotto, esperienza da vendere e tanti anni di servizio alle spalle, infrange quelle regole non scritte – il distacco, il tenere a bada le emozioni – e piange anche lui. Poi con le sue manone stringe quelle di Jasmine. Le mani paterne di lui, quelle insicure di lei, un attimo che la collega del poliziotto non si lascia sfuggire e immediatamente immortala. Lasciando così traccia di un momento che non può che fare bene a Jasmine, al poliziotto e a chiunque creda nella solidarietà tra gli uomini.

1 commenti

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  • 11 settembre 2015 15:11

    Questo è un momento di solidarietà umana, che la collega del poliziotto non si è lasciato sfuggire, “immortalandolo”. Ma se la poliziotta si fosse girata a guardare da un’altra parte, una foto d’archivio avrebbe assicurato lo stesso risultato al racconto.
    I segni di certi moti dell’animo, anche di mani che si stringono, non chiedono d’essere regalati ad altri, ma solo condivisi da chi ne è coinvolto, in questo caso il bravo poliziotto e Jasmine. Non mischiamo per forza tutto. Le migliaia di “condivisioni” internet sono un’altra cosa.

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