i fatti dopo il ragionamento

Il mondo che vorrei (o no?)

di

Le pericolose insidie di un viaggio, il caos dentro e fuori di noi, la lista di buoni propositi per i giorni che verranno. Decespugliatore compreso Orlando Favola | Blog diPalermo.it

Viaggiare può essere assai pericoloso, perché rischi di vedere il mondo che vorresti, le città pulite e ordinate, i paesi con le casette a schiera, i villaggi di campagna con la chiesa, la drogheria in cui trovi tutto, altro che Harrod’s, il pub con gli amici che bevono birra, le donne col decespugliatore che sistemano il prato davanti casa, i vecchietti che passeggiano e pare non aspettino altro che tu vada a chiedergli informazioni, coppie di anziani che sorseggiano il the al parco e ragazzi in divisa che corrono a scuola.

E tu, dicevo, te ne stai a girare silenzioso, commosso e quasi spaventato da tanta disciplina, e pensi a quello che hai lasciato a casa, il caos, la disorganizzazione, il pressappochismo, questo nostro essere arabi – che è una condanna e non una ricchezza – o semplicemente la nostra vita scombinata. E insomma succede che mentre la vecchietta a cui hai appena ceduto il passo ti sorride e ti ringrazia, ma di nulla madame, sei percorso da un brivido di fugace felicità che ti mette strane idee per la testa.

Fai progetti, scrivi cose bizzarre, elenchi una serie di buoni propositi per la vita che verrà, tipo comprare un decespugliatore anche se sotto casa non hai un giardino ma una strada che si allaga alle prime piogge, andare ogni fine settimana al bosco della Ficuzza a fare il pic-nic con gli amici, parlare a voce bassa, dire ti voglio bene a chi vuoi bene, mangiare solo bio e lasciare il sushi ai giapponesi, sorridere, dire grazie e per favore, chiedere scusa quando sbagli ma anche quando sbagliano gli altri per non farli sentire in colpa, chiamare tua madre al telefono per chiederle come sta, usare il telefonino con moderazione, internet solo se necessario, andare sotto casa degli amici che non vedi da venticinque anni sfidando il fatto che possano pensare che tu sia diventato pazzo, promuovere pranzi di beneficenza, non curarti dei problemi contingenti e quotidiani – che vadano a farsi fottere -, imbottire le pareti di casa per non sentire i rumori di fuori, invitare i vicini il sabato alle cinque per due chiacchiere fra un the e un biscotto, fingere insomma che il mondo che vorresti è esattamente qui e non altrove. Poi però c’è questa sorta di maleficio che fa sì che, una volta tornato a casa, ti basta mezzo secondo per scordarti del decespugliatore e del the delle cinque, della lista di buoni propositi che hai messo da qualche parte e non trovi più e di una vita che non appartiene a me, a noi, ma agli altri. Per fortuna o purtroppo non lo scopriremo mai, nemmeno vivendo.


[ Immagine: fotomontaggio originale di diPalermo - Policy]

3 commenti

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  • 10 settembre 2015 11:38

    ma perchè gli arabi e non gli aragonesi o i castigliani???? voglio dire : magari la colpa è dell’Emiro Jafar??? gli arabi ( quelli che sbarcarono a Capo Granitola, non quelli di oggi) non si devono vergognare proprio di NIENTE: erano cosi ben organizzati che a quegli avventurieri di Normanni un ci parsi vieru… finiamola con la presunta ereditarietà … anzi: MAGARI ne avessimo ereditato qualcosa di ( quegli ) Arabi , ma dico.. Massaro… l’hai letto mai Il libro di Ruggero? ma perchè dobbiamo ascrivere le nostre nefandezze agli antenati? anzi, a proposito, da chi , degli infiniti conquistatori, abbiamo ereditato l’abitudine ( infantile) alla “lamentatio”? a me pare da nessuno, è fieramente tutta nostra e tutta contemporanea! ma la finiamo con queste pratiche onanistiche? lo sai cosa c’è che non va? è un problema umano ( di tutto il genere umano) la contraddizione tra la nobiltà dei propri ideali e le scelte ( di comodo) dettate dall’inerzia ( spagnola,caso mai, non araba) del quieto vivere..perchè , per citare Battiato: ” l’uomo è l’animale piu domestico e piu stupido che c’è”.. Qala’ mua’llimu’ll qariatì
    Kana aggiabalu fi-ggiabali
    A-ssalam ‘alaikum ‘alaiki
    Alana ana asskunu… ( Patriots ), sentimi a mia NON lo vogliamo il ” mondo che vorremmo” Gattopardi siamo, non Patrioti 😉

  • 10 settembre 2015 14:07

    Io, prendendo la prima parte dell’articolo, dico: sono appena tornato da Barcellona…ed è quanto dire, percho c’è stato, sa di cosa parlo.
    Ogni volta che torno da qualche viaggio, sono sempre più incazzato con questa città, io che l’ho difesa a spada tratta (verbalmente parlando) fino a un decennio fa. Incazzato sì, perché penso che noi non avremmo nulla da invidiare ad altre città per quello che ci offre questa terra.
    Non è colpa degli antenati; è colpa del presente! Della vastasaria della gente, della mancanza di rispetto per il prossimo e per quel senso di patriottismo che si racchiude nella solo e solita litania dell’aver il sole, il mare e u panino ca meusa.
    Anche se in età adulta, sono prossimo a lasciarla questa terra…perchè sono stanco.

  • 12 settembre 2015 07:40

    Quando sono fuori, il mio pensiero va subito al rientro, ormai siamo parte integrante di questo modus vivendi, non potremmo vivere diversamente.

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