i fatti dopo il ragionamento

L’accettazione della morte

di

Il decesso di un paziente, i familiari che abbracciano medici e infermieri e le reazioni violente e scomposte a cui invece sono purtroppo abituato. E che un mio collega con una lunga carriera nel Regno Unito ricorda bene Medico | Blog diPalermo.it

Anni fa un cardiochirurgo da poco trasferitosi a Palermo dopo una lunga carriera nel Regno Unito, si stupì perché avendo comunicato ai familiari la morte del loro parente alla fine di un lungo intervento, questi avevano cominciato ad inveire contro di lui. E rivolgendosi a me, aveva commentato: “In Irlanda mi avrebbero ringraziato”. Il fatto è vero. E non me lo posso scordare. Non me lo posso scordare perché in quel momento ho capito quanto fossi abituato a quel tipo di reazione.

Perché qui dove vivo reagire alla comunicazione del lutto con la violenza, verbale, fisica, teatrale, scomposta, confusa, premeditata, vigliacca, prevenuta, giuridica, è la regola. E non c’entra se sei bravo oppure no. Se sei professionale oppure no. Se hai fatto tutto ciò che era nelle tue possibilità per salvare la vita al paziente. Quella reazione avviene a prescindere. Non si tratta di dolore, no, i sentimenti non c’entrano. È un problema di educazione. O, se preferite, culturale.

Poi però capita che un paio di giorni fa muoia un paziente, nonostante le cure. Capita, purtroppo. E capita che i familiari, pur provati dal dolore, ringrazino i medici e gli infermieri, anche con abbracci. E poi l’indomani tornino. Con un grande vassoio di dolci. Una vera lezione di vita.

(Andrea Guarneri è cardiologo)

14 commenti

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  • 12 settembre 2015 11:05

    Articolo bello e interessante.
    Le reazioni scomposte e violente alla comunicazione di un lutto sono il sintomo di un problema culturale.
    E’ il lato B dei grandi risultati che ha conseguito la ricerca in campo scientifico e dei progressi della medicina.
    Lentamente, ma inesorabilmente si sta facendo strada l’assurdo convincimento che la morte è un evento sempre e comunque fronteggiabile.
    Non è così. Bisogna farsene una ragione.
    Benvenuto ad Andrea Guarneri su dipalermo.
    Ennio Tinaglia

  • 12 settembre 2015 12:14

    La prima cosa triste in questa notizia sta nella morte di un paziente. Perchè è un lutto anche per noi medici. Perchè chi guarda solo cronaca nera sulla malasanità, forse non sa o non ci pensa, che nessuno di noi si sveglia la mattina col desiderio di nuocere a qualcuno. E forse non sa nemmeno che possiamo (addirittura) essere felici quando facciamo veramente bene oltre le nostre (umane e quindi potenzialmente fallaci) capacità, anche se magari il paziente non l’ha nemmeno ben capito. E, che sia chiaro, non siamo (solo) felici perchè (forse) in questo caso non arriverà la denuncia!

    La seconda cosa triste è che “questo” possa far notizia, ma forse solo per chi in questo lavoro (il più nobile del mondo) ci mette il cuore ancor prima della faccia.

  • 12 settembre 2015 16:53

    Andrea dici il vero!!! Spesso abbiamo assistito a questo tipo di reazione…. tu in veste di medico ed io di infermiere!!! Qui da noi , come tu stesso hai detto, e’ la regola!!!

  • 12 settembre 2015 17:15

    Complimenti non tanto o non solo per l’articolo, sintetico e ben scritto, ma per la professionalità e la capacità di analisi del proprio contesto sociale che riesce ad esprimere.

  • 12 settembre 2015 21:14

    No. E’ giusto aprire un’indagine, quando ci sono dei sospetti, per accertare eventuali inadempienze e responsabilità.
    I familiari che provati dal dolore abbracciano medici e infermieri tornando l’indomani con un gran vassoio di dolci è un sogno o una favoletta. Deve andare sul serio tutto liscio per arrivare a questo, raramente è il caso. Io ne so qualcosa. Mai mi sarei sognata di ringraziare qualcuno.

  • 12 settembre 2015 21:29

    Complimenti…uomini di cultura….ma ricordatevi che tutto il mondo è paese e che nn si fa’ di tutta l’erba un fascio. …l’ignoranza sta’ ovunque allo stesso modo e misura delle persone per bene …..io sono palermitana…e ho perso mia madre 5 mesi fa’ …e la prima persona che abbraccia fu il suo medico!!!!e ancora oggi siamo in ottimi rapporti sia con lui che con gli infermieri della clinica….e leggendo tutto questo mi sento offesa e indignata ..

  • 12 settembre 2015 21:36

    Che poi quanto è scritto sono grandi fesserie perché non si distinguono i casi.
    Ho avuto dei conoscenti con parenti malati terminali che di certo non se la sono presi con i medici e l’elemento culturale non c’entra proprio niente.
    Cioè si presentano una grande varietà di casi di malasanità, di carenze ospedaliere, ritardi , inadempienze, da risultare fessi se in tutto questo ci si inchina e si ringrazia. Non lo fa nessuno.
    Sono molto autoreferenziali certi commenti.

  • 12 settembre 2015 21:57

    I miei familiari già sanno che se io dovessi trovarmi malata grave e chiamando l’autombulanza viene offerto solo un certo ente ospedaliero (che non nomino) sono autorizzati a lasciarmi morire in casa.
    E sono disposta a scriverlo anche in un testamento.
    Poco mi importa se in quell’ente si sono salvati in tanti. Per me è chiuso, finito, con tutti i medici e infermieri al seguito. E purtroppo non sono l’unica, perché diversa gente che conosco poi mi confermò che mi era capitato il peggio.
    Quindi io l’accettazione della mia morte ce l’ho tutta.

  • 13 settembre 2015 08:55

    Mi sembrano due comportamenti completamente anomali, uno da esagitato l’altro da esaltato. Che responsabilita’ puo’ essere attribuita a un medico che ha fatto tutto cio’ che poteva per salvare la vita al parente, e non capisco cosa c’e da festeggiare portando il vassoio di dolci. Due situazioni che esulano dal buon senso.

  • 14 settembre 2015 19:22

    Mi spiace ma sarò spietato. Noi palermitani, quando ci comportiamo così, intendo come hanno fatto quei malsani dei parenti dell’uomo deceduto subito dopo il ricovero, facciamo veramente schifo. Io per primo. E ne faccio anche una questione culturale. Più basso è il ceto sociale e peggio è la reazione. E una specie di ostentazione pubblica del dolore (ma se è ostentata e pubblica quanto è veritiera?) che deve essere violenta e non composta perchè se non ci fosse stata questo tipo di violenta esternazione chi avrebbe pubblicato la notizia? Invece i parenti sono finiti su tutti i giornali e tv così si è compiuta la liturgia tipica del ceto sociale di appartenenza del povero defunto che a bocce ferme si vanteranno di aver esternato tanto dolore spaccando l’ospedale e prendendo a botte e spintoni guardie e pazienti. Perchè il defunto meritava di essere celebrato con tanta violenta reazione. Tutti devono sapere quanto ci è dispiaciuto e quanto soffriamo, insomma, una specie di affaire Casamonica a Palermo. Per carità di Patria non mi soffermo poi sul fatto che mi è sembrato di aver letto che qualche parente del defunto voglia denunziare l’ospedale e magari guadagnare qualche euro di assicurazione laddove accertato il dolo o la mancata osservanza di qualche protocollo medico ospedaliero. Ma non era meglio come facevano sin dall’antico Egitto, in Grecia e a Roma perfino, assoldare una bella squadra di prefiche? Ti immagini figura?

  • 15 settembre 2015 13:45

    Sig. Igor, il comportamento malsano del caso in questione riportato dalla stampa, non rientra neanche esattamente in tema, in quanto mi sembra comportare dei reati. Non pensavo che si parlasse di questo, altrimenti avrei dato il mio dissenso.
    L’elemento “culturale” lo dovrebbe invece valutare nella diffusa tendenza ad andarsi a curare altrove, nel nord Italia, in cliniche private, cosa che non è possibile fare sempre e ancora meno in casi di emergenza.
    Quello che ho indicato può essere un termometro per valutare il livello di fiducia dei cittadini, nelle strutture ospedaliere locali.

  • 15 settembre 2015 14:14

    L’assenza di fiducia non necessariamente dipende da una valutazione del singolo medico o infermiere, ma da tutta l’organizzazione, dalle carenze di posti, di forniture e materiale ospedaliero al comportamento in generale.
    Qui sembro l’unica che abbia avuto a che fare con problemi di malattia di familiari e con ospedali.
    Quelli di Palermo, grosso modo li conosco tutti, per un motivo o per l’altro.
    L’assenza di fiducia non può determinare l’assoluto rispetto o addirittura l’abbraccio e il ringraziamento, con guantiere di dolci, salvo in casi molto rari. Per lo più malati terminali, ma senza dolci.
    I casi di malati terminali insalvabili è inutile pure citarli, e onestamente non conosco gente che solo per questo se la sia presa con i medici. Ma persino in casi di tumore, io ho sentito gente che dubitava e si chiedeva se altrove il paziente non avesse avuto più possibilità. Anche i casi di tumori non tutti sono uguali. Neanche in questi casi c’è stato il “ringraziamento”.
    Infine benché l’affabilità e la disponibilità del medico o dell’infermiere possa avere una sua importanza anche per il paziente, non si cerca in genere più di tanto la cordialità, ma la professionalità, la competenza e l’organizzazione nell’assistenza.

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