i fatti dopo il ragionamento

Il vilipendio del Gattopardo

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Gli strafalcioni dei parlamentari all'Ars e l'imbattibile record del romanzo di Tomasi di Lampedusa. Quando la corsa alla citazione diventa un buffo boomerang Gattopardo | Blog diPalermo.it

“Cambiare tutto per non cambiare nulla”. Se avessi un euro per ogni volta che la frase di Tancredi nel Gattopardo (o meglio la sua rivisitazione riveduta e scorretta) è risuonata tra le navate di sala d’Ercole sarei ricco, o quasi. Sono veramente tanti i discorsi all’Ars che bussano a prestito al libro di Tomasi di Lampedusa. L’effetto è, ovviamente, deleterio. Quando l’uso sconfina nell’abuso, l’orecchio non vuole più la sua parte e anche la citazione più dotta scatena l’orticaria.

Ma quanti quel “Gattopardo” che sembrano conoscere a menadito lo hanno mai veramente avuto tra le mani? E più in generale, quante delle frasi d’autore che infiocchettano il nulla cosmico di tantissimi inutili discorsi in aula sono figli di appassionate letture, piuttosto che di “google” o “wikiquote”? Pochissime, probabilmente. Il sospetto che parecchi deputati preferiscano navigare più che leggere è forte, alimentato dai numerosi scivoloni lessicali che, nel Palazzo che fu la culla della Scuola poetica siciliana (ironia della sorte), sembrano essere come le vie del Signore: infiniti. E così lapidare e dilapidare diventano sinonimi, i subbemendamenti abbondano, quantomeno nelle doppie, mentre l’aula si popola di Pippi e Lazzichinicchi.

E in passato era successo addirittura di peggio, con l’onorevole Palillo che approntava un frullato di mito e Bibbia per mettere in guardia i colleghi da una improbabile spada di Adamocle, mentre un albume di speranza (Crocetta non c’era) sembrava poter ancora tingere di rosa il futuro dei siciliani.

Per arginare la barbarie al galoppo ci fu, allora, chi cercò di correre ai ripari. Un pezzo della collega Ziniti raccontava all’epoca di una iniziativa (poi abortita) messa in cantiere dall’onorevole Sciangula per “multare” gli strafalcionisti seriali. Chissà, se fosse andata in porto, parecchi onorevoli avrebbero probabilmente perso l’eccitazione per la citazione e a salire sullo scranno ci avrebbero pensato due volte. Allora sì che sarebbe cambiato tutto, ma, nell’occasione, per non pagare nulla.

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