i fatti dopo il ragionamento

Nuovo cinema Sicilia

di

La morte che diventa attesa, negazione, speranza nella straordinaria opera prima di Piero Messina, sullo sfondo di una terra, la nostra, che colpisce ed ammalia Attesa | Blog diPalermo.it

Entrare al cinema e trovarci per caso il regista non è cosa che a Palermo capiti spesso. Sabato sera Piero Messina era lì. Ti ringraziava per avere scelto il suo film, emozionato come un padre al saggio di scuola del figlio piccolo. L’ho trovato addirittura tenero. Ha detto di avere pazienza con il suo film, di non fermarsi all’inizio, di lasciarsi trasportare. E in effetti le immagini potenti e suggestive su una Sicilia inedita, fatta di nebbie e strade scure alle falde dell’Etna, boschi e laghi, non solo mare, non solo sole, colpiscono e ammaliano.

L’attesa è un film importante. Sceneggiatura, scenografia, fotografia, recitazione e regia sono di alto livello. Messina, siciliano di Caltagirone, è preparato, ha studiato cinema e in un’epoca di pressappochismo imperante è una perla rara. La storia, liberamente tratta da “La vita che ti diedi” di Pirandello, è la storia di chi, come molti di noi, avendo perso anzitempo una persona che si ama, non riesce ad accettarne la morte e arriva a negarla, trasformandola in un’attesa che non può avere fine.

Juliette Binoche e Lou De Laâge, rispettivamente madre e fidanzata di Giuseppe, attendono il suo ritorno a casa per la Pasqua. La madre costruisce, prima di tutto per se stessa e poi per la ragazza, una verità tanto desiderata da sembrare reale. Sullo sfondo Caltagirone e le nostre processioni di Pasqua, pittoriche, straordinarie. Se i maestri si riconoscono – Messina è stato aiuto regista di Paolo Sorrentino – il Sorrentino che può emergere non è quello de “La grande Bellezza” ma quello di “There must be the place”, per il ruolo della musica che sottolinea e sostituisce, come fa nella vita, mille parole e quindi pagine di dialogo.

La scena del ballo, sulle note di Leonard Cohen, letta in maniera opposta dalle due protagoniste, richiama numerose scene care al cinefilo, da “Il Cacciatore” di Michael Cimino fino a “Io e te ” di Bertolucci. Infine se la bravura e la bellezza, qui dolorosa, della Binoche sono una conferma, la tenerezza e la freschezza di Lou De Laâge porta alla ribalta un’attrice giovane e bravissima, della quale sentiremo ancora parlare. Piero Messina firma un film che stringe le viscere e colpisce forte. Se questo è solo il primo lungometraggio…

1 commenti

Lascia il tuo commento
  • 28 ottobre 2015 16:37

    Ci sono luoghi nascosti, amori vissuti, persone conosciute, che non possono assolutamente più tornare indietro ma che al contempo pur nella loro complessità, restano sempre presenti in noi.

Lascia un commento