i fatti dopo il ragionamento

E tu di che calcetto sei?

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Il coraggio, l'altruismo, la fantasia e un buon defibrillatore a bordo campo. Viaggio semiserio nelle nostre partite settimanali. Per scoprire che il campo, in fondo, è come la vita Stop Calcio | Blog diPalermo.it

Se giochi a calcetto (rigorosamente calcetto, non calcio a cinque) e hai meno di quarant’anni godi solo a metà. Perché è solo dopo avere superato gli “anta” che un vero giocatore di calcetto lo riconosci dal coraggio, dall’altruismo, dalla fantasia e dalla necessità di un defibrillatore a bordo campo.

La partita settimanale di calcetto è un modo per passare una serata tra amici. O meglio, amici si è solo fino all’inizio della partita e poi si ritorna a esserlo sotto la doccia. Dal calcio di inizio fino al fischio del gestore dell’impianto che avvisa che l’ora è terminata, non si conosce più nessuno. Viene fuori in ognuno l’agonismo, l’ardore e la voglia di vincere a costo di sacrificare tibia e perone e rischiare infarti più o meno gravi.

Ogni partita di calcetto è caratterizzata dai suoi riti e soprattutto dai suoi personaggi. Ecco quelli che abbiamo individuato e siamo certi che almeno uno l’avrete incontrato, sempre che non vi ci rivediate.

La schiappa. Quando arriva un forfait all’ultimo minuto, per colmare il vuoto e per evitare un tristissimo 5 vs 4, si ricorre alla schiappa. In genere si trova lì per caso. Un accompagnatore, un cugino, un amico che si sentirà onorato per la convocazione last minute, ma che vi farà deprimere quando terrà a precisare: “Io di calcio non ne capisco granché, guardo solo la Nazionale quando ci sono i Mondiali”. Solo la necessità di ripristinare la parità in campo terrà a bada l’istinto di gridargli in faccia che la sua – senza calcio – è una vita pressoché inutile. La schiappa avvelenerà la partita con le sue giocate goffe e improponibili e quando un assist d’oro lo farà trovare solo davanti la porta completamente libera e svirgolerà il pallone a fondo campo, avrete voglia di cederlo in prestito – senza riscatto – all’Isis FC.

Il veterano. Il veterano è colui che gioca a calcetto da una vita. In genere ha 45/46 anni e quando trent’anni prima aveva iniziato a giocare a calcetto dimostrava già 45/46 anni. Insomma, praticare calcetto lo ha salvato da un invecchiamento precoce. Trent’anni di onorata carriera amatoriale, sempre agli stessi livelli, sempre la stessa tecnica, sempre lo stesso stile. Prevedibile nel gioco come il finale di un romanzo Harmony. Solitamente il veterano scende in campo sfoggiando maglie d’antan. Quella dell’Inter con lo sponsor Misura o quella rosanero che Campofranco gettò in curva dopo un Palermo-Giarre di Coppa Italia di Serie C.

L’ex professionista. Se dieci minuti prima dell’inizio dell’incontro un tizio compie una ventina di giri di campo con l’andatura obliqua da pastore tedesco significa che avrete a che fare con l’ex professionista. L’ex professionista guarda tutti gli altri con aria da snob, perché lui ha giocato per anni in Prima Categoria ed era titolare inamovibile nel Contessa Entellina. Lo riconoscerete pure dal logoro borsone con la scritta U.S. Avellino 1912, ricordo di una giornata al Partenio dove nel 1986 partecipò a un provino per la categoria esordienti mentre in lontananza – vi racconterà emozionato – dall’altra parte del campo si allenava Dirceu.

L’agonista. L’agonista arriva fischiettando la musichetta della Champions. Ogni partita di calcetto per lui è una finale. L’abbigliamento è da calciatore professionista, parastinchi compresi. Tocca l’erba sintetica e si fa il segno della croce prima di entrare in campo. Immagina spalti con 35 mila spettatori. Si sa, una partita di calcetto tra amici è “seria” solo nei primi cinque minuti. Poi dopo il 18-0 diventa cazzeggio. Lui invece sputa sangue e sudore fino all’ultimo minuto, di perdere non ne vuole sapere. Va su ogni pallone, si arrabbia con i compagni, fa l’allenatore in campo, pretende gli schemi, urla cose come “sei soloooooo…” “svegliaaaaa…” “recuperaaaa…..” “sull’avversariooooooo….” “portiereeeeeee…..”. I compagni, un po’ per compassione, lo assecondano e lo lasciano fare, fino a quando l’agonista riuscirà a metterla dentro esultando con le dita rivolte al cielo: “Questo è per te, nonno”. Da neuro.

L’organizzatore. Ha la faccia di uno che organizza, il modo di fare di uno che organizza, la sicurezza che di lui ti puoi fidare. Nella savana calcettistica, un capobranco è necessario. L’organizzatore è di due tipi, volontario o suo malgrado. Il volontario ha una rete comunicativa che manco Matteo Messina Denaro, convoca tramite tutti i mezzi di comunicazione disponibile i nove precettati, che si trovano senza l’alibi di non aver letto il messaggio, per cui o hanno un motivo valido per disertare (per valido si intende Tsunami, terremoto, maremoto, decesso di un parente ma solo se improvviso, già la lunga malattia non è un’esimente) o sono fuori per sempre dal giro. Nemmeno Conte spacca così tanto gli zebedei. L’organizzatore suo malgrado ha la faccia di quello che gli hanno appioppato una scimmia urlatrice con la diarrea e non sa come liberarsene. Ha organizzato per primo una partita che doveva restare isolata, si è trovato una massa di gorilla che lo vogliono a convocarli ogni settimana e a trovare alternative se ci sono assenti. Di solito va avanti disperatamente per qualche mese, fino a che trova l’altro fesso a cui mollare la scimmia urlatrice.

Il falloso. Per lui non siamo in un campo di periferia, ma in una partita dal valore patriottico, manco fosse Scozia-Inghilterra, o Palermo-Catania. Picchia come un fabbro, morde come un bulldog cui hanno appena dato un calcio nel culo, impreca contro chiunque osi protestare mostrandogli la caviglia appena sezionata e la carne sanguinolenta. Approfitta biecamente dell’assenza di un arbitro. Di solito quando si fanno tornei organizzati viene subito sbattuto fuori dopo cinque secondi, oppure è cognato dell’arbitro e il tutto diventa una mattanza.

Il fighetto Per nemesi è spesso avversario del succitato. Non puoi nemmeno sfiorarlo, non puoi nemmeno pensare lontanamente di pensare di sfiorarlo. Finisce subito a terra urlando “piano cazzoooo!!”. Solitamente viene offerto come vittima sacrificale al falloso, loro innescano un duello personale con riti di cannibalismo e gli altri 8 giocano tranquilli.

Il ragazzino. Di solito figlio di uno dei partecipanti, chiamato a tappare un buco. Peccato che il virgulto giochi titolare fisso nella primavera della Sampdoria e sia capocannoniere con 42 gol al solo girone di andata. Il risultato è che nove agonizzano per andare appresso ai suoi ritmi, lui fa il bello e cattivo tempo e irride chiunque con tunnel, finte e rabone. Alla fine dice anche “ma mi sono contenuto e ho tenuto il ritmo basso”. Di solito lo trovano cadavere sulle siepi vicine al campo, l’assassino è proprio il padre, che era suo avversario.

L’irritante. Non ha nemmeno i fondamentali. Sembra giochi con le infradito. Se fa battimuro con la palla lei neanche torna indietro tanto lo schifa. Ma ha una caratteristica sinistra. Sta sempre davanti alla porta avversaria, qualsiasi cosa facciano i compagni lui è lì. Non appena gli arriva la palla, lui tira e per culo, congiunzione astrale, capriccio degli dei, culo (già detto ma repetita iuvant), fa una caterva di gol a partita, come Inzaghi, cioè totalmente privo di ogni senso logico nel mondo del calcio. Il suo segreto è non pensare, appena ha la palla tra i piedi la scaglia in porta tirando solo di punta. E quando gli va male un gol comunque lo segna, di chiappa, di anca, o nel peggiore dei modi, provando a tirare una bomba e lisciando clamorosamente, ma spizzando quanto basta per mandare il portiere bestemmiante da una parte e la palla dall’altra. In squadra lo tengono non perché bravo, ma perché caro agli dei.

12 commenti

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  • 25 settembre 2015 09:18

    Tutto ineccepibile, per uno come me che da 35 anni gioca (prima a calcio a 5 e poi a ) calcetto; ma credo che manchi una figura che col passare degli anni abbiamo conosciuto un po tutti : U ZICCUSU !! Non credete? Buona giornata.

  • 25 settembre 2015 09:27

    Fantastico pezzo ultra-veritiero compresa l’assenza dello ziccuso

  • 25 settembre 2015 14:24

    Geniale. Chapeau!

  • 25 settembre 2015 14:34

    Eccezionale pezzo ! Oltre al già citato “ziccuso” mi permetto di precisare che l’analisi pecca in una semplice cosa . Chi amava il calcio non gioca a calcio a 5 ma vira sui campetti del calcio a 7 . Che consentono alla fantasia di distante lanci degni del miglior Platini ! Salvo poi nella realtà essere la copia sbiadita di quelli di Jajalo !

  • 25 settembre 2015 14:34

    Di disegnare ( non di distante ) errore dettato dal t9

  • 25 settembre 2015 14:56

    A grande richiesta ..

    LO ZICCUSO. Lo ziccuso è quello che da bambino quando giocava per strada se ne usciva con “il pallone è mio e decido io”, detto con un piglio che nemmeno le femministe e il loro utero. E tutti a sottostare al ricatto pur di continuare a giocare. Lo ziccuso resterà tale pure in età adulta. Pretenderà rigori per falli subiti a centrocampo, gol di mano convalidati in nome della “mano de dios”, gol validissimi annullati per falli che solo lo ziccuso ha visto, punizioni da battere dal centimetro quadrato che lo ziccuso indicherà con il tono di Badoglio. Lo ziccuso la vorrà sempre vinta e – visto che il pallone non è più suo – il ricatto sarà che “se non si fa come dico io, non vengo più a giocare con voi” oppure a chi si permetterà di mettere in discussione le sue decisioni ricorderà quel debituccio in sospeso o di essersi speso per quel piacere che “se non era per me che chiamavo il mio amico infermiere, quella risonanza tra sei mesi la facevi”.

  • 25 settembre 2015 16:25

    Senza contare che a volte, lo ZICCUSO, è stato capace pure di andarsene e fare finire la partita in 9, per una deviazione in un fallo laterale.
    Grazie ancora, comunque.

  • 25 settembre 2015 23:54

    Un po’ di buon umore non basta mai… Bravo!!! 🙂

  • 26 settembre 2015 08:08

    Pezzo godibilissimo

  • 26 settembre 2015 10:02

    SPETTACOLARE pezzo!!..Bravi!!Per completezza di esposizione VA citato lo ZICCUSO detto anche TIRILLUSO!!

  • 29 settembre 2015 08:59

    manca un giocatore quello che dà la garanzia per vincere ovvero lo STOPPER TIGNOSO…. difende la squadra come se fosse la finale di champions league e fa sempre un gollazzo a partita di alta fattura….

  • 08 ottobre 2015 18:30

    Dirceu.

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