i fatti dopo il ragionamento

Il vuoto di questa politica qui

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La querelle surreale tra il Pd e l'assessore Catania, un dibattito vecchio di secoli e il paradosso di una rissa di condominio che diventa il titolo di apertura del giornale Festa Unita | Blog diPalermo.it

Mi fa un effetto assai strano buttare giù qualche riga sulla querelle Pd/Catania nel giorno in cui Pietro Ingrao ci lascia. Come a voler sottolineare, ancora di più, la distanza siderale tra epoche. Molto più degli anni trascorsi tra l’ottobre 1949, data del primo Festival dell’Unità a Palermo, e la festa che si sta svolgendo in questi giorni ai Cantieri culturali. Non solo perché in quel 1949, con una Carta Costituzionale che non aveva neppure compiuto due anni, la riforma agraria era al centro degli incontri della festa e lo spazio degli odierni cantieri culturali era un sito industriale produttiv

La vera distanza sta, più che nel calendario, nella qualità della politica, nel ruolo e nel senso della stessa. Della politica e di chi “fa politica” oggi. Intendiamoci: la vicenda in quanto tale è davvero piccola cosa, decisamente meno appassionante di come sia stata dipinta da organi di comunicazione e social e decisamente ascrivibile a un – seppur grave – errore di grammatica politica da parte del Pd cittadino che ha scatenato per tre/quattro giorni un intenso e surreale dibattito. Fino a dipingere, e qui ci vuole una dose notevole di fantasia, Giusto Catania come cattivo maestro e mandante di una scaramuccia tra manifestanti e polizia davanti all’ingresso dei Cantieri.

Uno scontro, quello tra Pd e assessore, che si è presto trasformato in un duello vero e proprio sui social con tanto di offese personali. Ovviamente con la politica totalmente assente, cosi come la città e i suoi evidenti problemi. Ridotti, al massimo, a scenografia del duello rusticano. Ed eccolo l’abisso tra epoche, o meglio ere. Cos’è oggi il dibattito politico a Palermo, in Sicilia e in Italia? E non parliamo dei toni, quelli accesi ci sono sempre stati e spesso decisamente più sopra le righe rispetto ad oggi. Lo scarto sta nel merito più che nel linguaggio. Possibile che la polemica per la polemica sia l’unico terreno di confronto? Possibile che in una terra e in un Sud, visto il tema scelto dagli organizzatori, che più che decollare tende a precipitare, si discuta di inviti fatti, ritirati, rifiutati?

Un dibattito surreale, come se la politica palermitana fosse tutta centrata su questa vicenda. E forse sta proprio qui il cuore, vero, della vicenda. Una politica che dibatte, litiga, si insulta e parla solo e soltanto di se stessa. Cosi nuova negli strumenti, facebook e twitter, quanto cosi vecchia rispetto a quando si comunicava con i manifesti murari. Una politica che ha rinunciato a cambiare ad inventare. E nel vuoto anche una rissa di condominio può essere il titolo d’apertura di un giornale.


[ Immagine: foto simbolica di autore incerto, dal web - Policy]

2 commenti

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  • 29 settembre 2015 16:13

    Devo confessare di non aver seguito dall’inizio questa vicenda, ma se non ho capito male l’invito all’assessore Catania è stato ritirato dagli organizzatori della Festa dell’Unità dopo che questi ha aderito alla manifestazione che aveva come unico obiettivo la contestazione dell’iniziativa del PD. Il corteo è stato poi fatto ed è finito a scontri con la polizia che difendeva il diritto di far svolgere la Festa in santa pace. Non mi pare che i manifestanti volessero propagandare proposte per il progresso del Sud. A questo punto mi attendevo un invito all’assessore Catania a fare autocritica per l’adesione a quella manifestazione, invece si rimprovera il PD palermitano. La mia memoria si ferma molto prima del 1949 ricordato da Sergio Lima. ma arriva giusto a quel febbraio del 1977 quando venne aggredito Luciano Lama all’università di Roma. Ecco, dopo quel giorno non è stato più possibile parlare di dialogo. E con questi emuli di chi quarant’anni fa inneggiava e usava la P38 e che ora hanno imbrattato tanti muri di Palermo con il criminale slogan “10, 100, 1000 Acca Larentia”, nessun dialogo è possibile. Non so se i toni della polemica sono stati da lite di condominio, ma certi figuri non hanno nulla a che fare con la mia casa, e credo che tutti abbiano il dovere di scegliere da che parte stare, senza furbizie.

  • 29 settembre 2015 23:42

    “Cos’è oggi il dibattito politico a Palermo, in Sicilia e in Italia?”: poca cosa. Non un confronto di idee, ma di persone disposte a tutto pur di affermare il punto di vista personale o del gruppo di appartenenza. E la politica? Formalmente giustifica questi scontri, ma sostanzialmente è assente. D’altra parte se chi ha governato per circa 20 anni non ha fatto che sottolineare, vantandosene, la non appartenenza al mondo della politica, dicendone tutto il male possibile, qual altro risultato ci saremmo potuti aspettare?
    Da qui c’è chi pensa d’attraversare la storia scegliendo la stazione dove scendere e fermarsi, cioè scegliendo un anno, e i relativi avvenimenti, non tenendo conto di tutto il viaggio, dell’intero racconto. E stabilire che un certo fatto, vero peccato capitale, debba escludere qualunque dialogo con il peccatore.
    Certo a casa propria si invita chi si vuole. Ma quella di un partito non è una casa privata, e non aver invitato chi ha dimotrato contro potrebbe essere considerato un atto di debolezza. E poi manifestare non è reato. Siamo in democrazia.

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