i fatti dopo il ragionamento

Il mondo parallelo di Ballarò

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La bellezza mischiata al puzzo della mafia e dell'ignoranza. E i blitz una tantum che vorrebbero riportare la legalità. Quando basterebbe solo la buona politica. E la buona volontà Orlndo Ballaro | Blog diPalermo.it

È un mondo incantato, fatto di colori che esplodono per diventare prima suoni, urla, e poi evaporare in odori. A Ballarò il tempo non esiste o, meglio, si ferma. Ci si perde tra sculture di frutta e verdura, intravedendo splendide cupole tra i teloni, e basta un raggio di sole che picchia nel punto giusto per portare la mente altrove, lontano, in Marocco o in Turchia, ammaliati tra decine di spezie. Si resta a guardare sbalorditi i pescivendoli che, per salvare la loro merce dagli attacchi del caldo, si trasformano in ingegneri del ghiaccio. Ballarò è una magia, la porta d’ingresso per una realtà parallela. Fatta inevitabilmente anche di mostri, personaggi lugubri coi canini lunghi già da bambini.

Inciampi in una delle tante basole distrutte ed ecco che l’incantesimo si spezza: alla bellezza si mescola il tanfo della mafia e dell’ignoranza, quella puzza di arroganza e prepotenza che è molto simile a quella della malapolitica, senza sogni e senza progetti, che semplicemente se ne fotte. Le note imponenti intonate dai banniatori vengono sovrastate non solo dal karaoke abusivo neomelodico ma anche dal rumore dei motorini dai quali vengono rubate decine e decine di collane in oro. E si concretizza l’eterna maledizione della munnizza, che più viene tolta e più si moltiplica.

Ballarò, come Napoli, “è na carta sporca e nisciuno se n’importa“. Del tutto inutili quindi i blitz della polizia di questi giorni per dire “lo Stato c’è, la legge pure” in un posto che da tempo segue altre regole, in un mondo parallelo. I controlli devono essere costanti, l’illegalità mai permessa. Mai. Non una tantum.

Proprio la stazione centrale di Napoli fino a una quindicina di anni fa era uno dei luoghi più squallidi partoriti e popolati dall’uomo. Non è stato il presidio militare a renderla ora vivibile, non è stata la repressione, ma una ristrutturazione totale, l’illuminazione, le panchine e un pianoforte a disposizione di tutti. Che viene suonato a tutte le ore e che – udite udite – nessuno ha mai pensato di rompere o rubare. E se a Ballarò si facesse lo stesso, prendendosene cura davvero? Se si aiutasse chi ci vive ad esprimere tutte le sue potenzialità, ad amare ciò che ha intorno, a ribellarsi a quattro orchi, a sentirsi parte integrante della città? Se chi vive appena più in là sentisse Ballarò come un pezzo della propria anima, un patrimonio, anziché un problema? Non servono soldi, ma buona volontà. Non servono chiacchiere, ma la politica, quella vera.

4 commenti

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  • 30 settembre 2015 09:02

    Un inizio potrebbe essere la presenza permanente delle forze dell’ordine durante la “vita notturna”, quantomeno in quartieri caldi come Vucciria, Ballarò e la zona del Massimo.
    E’ stato un bel pò deprimente, un pò di tempo fa, uscire dalla vucciria (dove era appena avvenuto un “fermo” ad una coppia) e trovare meno di cento metri dopo il posto di blocco della polizia.
    Se la presenza delle forze dell’ordine è limitata ai controlli delle auto si hanno soltanto due effetti: Chi ha realmente il carbone bagnato si limita a cambiare strada. Chi crea violenza e degrado all’interno delle zone, è perfettamente tranquillo ed immune dalle conseguenze dei propri gesti.
    Riguardo Ballarò, in tanti anni non ho MAI visto forze dell’ordine all’interno del mercato, che poi è anche la zona dei “pub” e quant’altro.

  • 30 settembre 2015 10:37

    Il pianoforte della stazione è complicato portarselo via (rubarlo)!
    Sono affascinato dalla Sicilia ma conosco Ballarò solo per quel che leggo. …chissà, forse un giorno andrò a salutare l’amico Francesco Massaro e mi ci porterà. Però conosco un tantino meglio Napoli e le parole di Sandra Figliuolo mi lusingano, ma in determinati luoghi -stazione compresa- mi sentirei come lei a Ballarò.

  • 30 settembre 2015 13:33

    Dovrebbeo prima dar fuoco alla feccia di Palermo, che ce n’è tanta, come l’erbaccia che cresce nei marciapiedi e mai tolta.

  • 30 settembre 2015 20:51

    Parliamo di Palermo? Dove a piazza politeama sempre gli stessi taglieggiano gli automobilisti da 30 anni a 5 metri da polizia, vigili e carabinieri? Dove uno vende cani nel “salotto” di Palermo?
    Bhò?

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