i fatti dopo il ragionamento

Quel che Di Matteo non merita

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La condanna a morte per il magistrato usata come un vessillo sul processo sulla trattativa. Per rinfocolare l'infinita gara fra i buoni e cattivi. Siamo sicuri che sia la strada giusta? Nino Di Matteo | Blog diPalermo.it

Qualche giorno fa ho incontrato, nei corridoi del palazzo di giustizia, il dottore Nino Di Matteo. Ci siamo salutati. Il dottor Di Matteo è uno che saluta sempre. Anche per primo. Lui non lo sa, ma mi è sempre stato simpatico per il suo aspetto fisico. Ha un viso da ragazzo, e, chissà per quale sorta di meccanismo mentale, mi ha sempre fatto pensare a Garrone, il gigante buono del libro Cuore. Mentre lo vedevo allontanarsi circondato dagli uomini della scorta, ho pensato a quanto pesante e devastante debba essere la condizione esistenziale di un uomo che sa di essere “un morto che cammina” (La definizione non è mia, la prendo in prestito da un articolo di Saverio Lodato del 2 ottobre 2015.)

Il tritolo è pronto per questo magistrato il cui nome è ormai indissolubilmente legato al processo per la cosiddetta trattativa Stato-mafia. Era dunque naturale, forse inevitabile, che i due temi, quello della condanna a morte, e quello del processo sulla trattativa, finissero col saldarsi. Ormai da mesi si susseguono appelli e mobilitazioni volti a coagulare, sul dottore Nino Di Matteo, la solidarietà collettiva e quella istituzionale.

Il punto è che in questa sacrosanta mobilitazione della società civile, mi viene difficile distinguere le posizioni di quanti hanno sinceramente a cuore le sorti del dottore Di Matteo e di quanti, invece, guardano soltanto alle vicende del processo. Che ormai non è solo un processo. Si è trasformato nell’ennesimo match tra “buoni” (coloro che lo sostengono) e “cattivi” (coloro che hanno posizioni critiche che oscillano tra il negazionismo e il giustificazionismo).

E mi viene il dubbio che la condanna a morte di questo onesto e coraggioso magistrato possa essere usata come una sorta di vessillo, da agitare, con tutto il suo enorme carico emotivo, sullo scenario del processo. Niente più che un blasone da ostentare. E questo, Garrone, non lo merita.

6 commenti

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  • 13 ottobre 2015 10:10

    Trovo i tuoi articoli interessanti, ottimi spunti di riflessione e dibattiti a scuola, li farò leggere ai ragazzi delle classi terze e quarte superiori..servono a pensare a fermare l’attenzione su ciò che gli accade intorno, visto che, spesso sono distratti dalle mode e dalle tendenze effimere, e poi compito in classe.

  • 13 ottobre 2015 11:23

    bravo!

  • 13 ottobre 2015 12:33

    Articolo equilibrato e sobrio, perché quando si parla di mafia qualunque posizione manichea è sbagliata; Cosa Nostra si è sempre insinuata nelle sfumature di grigio, mai nel bianco e nel nero. Spero prò che l’autore, dietro le righe di questo bell’articolo, non voglia negare che una trattativa nel biennio ’92-’94 sia realmente avvenuta

  • 13 ottobre 2015 18:27

    Desidero ringraziare i commentatori per il loro apprezzamento.
    Quanto al commento di Fabio Giallombardo vorrei precisare che la mia posizione sulla questione della trattativa è assolutamente chiara. Ho già avuto modo di esprimerla pubblicamente proprio in un articolo scritto su dipalermo l’11 Aprile scorso.
    La sintetizzo: io, al posto dello Stato, in quella tragica estate del 1992, avrei trattato. Ad un costo ragionevole, ma avrei trattato.

  • 15 ottobre 2015 21:56

    Ma che importanza ha sapere chi ha veramente a cuore la vita di di matteo e chi il processo? Ha importanza solo conoscere la verità. E poi, condanna a morte di di matteo e raggiungimento della verità nel processo sono un tutt’uno. Stiamo tranquilli che di matteo non rischierà la vita se non verranno toccate le alte sfere.

  • 14 aprile 2016 19:23

    IO al posto dello STATO non avrei trattato! e cosa vuole dire ad un costo ragionevole? <

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