i fatti dopo il ragionamento

L’antimafia in pizzeria

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Pizza | Blog diPalermo.it

Sei chili di ventresca di tonno, più una cassetta di gamberoni. In regalo, naturalmente. L’ultimo risvolto dell’inchiesta sulla gestione familistica dei beni sequestrati, con il dono gastronomico di un amministratore giudiziario al magistrato che nominava gli amministratori giudiziari, in occasione di una cena col prefetto ospite d’onore, suscita più sorrisi che indignazione. Sembra tratto da un film con Alberto Sordi, racconta l’eterna Italietta in cui il potente sollecita l’omaggio del suo sottoposto, che a sua volta lo ottiene dall’anello successivo di una ben oliata catena feudale.

Visto però che non di commedia all’italiana si tratta, ma di giustizia malata e di antimafia in panne, converrà fermarsi un attimo a ragionare anche su ventresca e gamberoni. Formulando due possibili interpretazioni dell’episodio.

Prima ipotesi: il regalo alimentare è parte di un accordo tacito sulla gestione dei beni tolti ai boss: favori e cortesie in cambio di incarichi. Seconda ipotesi: nessun patto di dare e avere, solo una collaudata amicizia, tale da indurre un giudice a richiedere la materia prima per un suo banchetto privato a un imprenditore che casualmente si trova ad amministrare un albergo sotto sequestro.

Nel primo caso il sistema è bacato perché corrotto dallo scambio fra interessi. Nel secondo pure, perché basato sul conflitto di interessi. Morale: la prossima cena antimafia facciamola in pizzeria.

(Fabrizio Lentini su Repubblica.it)

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