i fatti dopo il ragionamento

Facebook delle mie brame

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Nel magico mondo di quelli che vivono i social come un peccato. Attenti al politically correct, col timore di esporsi e di essere etichettati. Perché condividere sentimenti e speranze, a volte, fa paura Socialnetworks | Blog diPalermo.it

Mi sbaglierò, ma credo che anche su Facebook ci sono “personaggi austeri” (vi ricordate la canzone di Guccini, l’Avvelenata?). In genere sono over 45. Giovani e giovanissimi sono più pragmatici e scafati e non si pongono tanti problemi. Dialogano su FB come fossero in pizzeria o al bar. Loro, gli austeri, invece no.

Rappresentano una punta avanzata rispetto a quanti non vogliono sentire parlare di Facebook perché “hanno altro da pensare che a queste cazzate”. Loro, invece, su Facebook ci sono, ma al minimo sindacale. Giusto per vedere che aria tira e sapere cosa fanno i loro amici. Vorrebbero cazzeggiare, ma non lo fanno. Muoiono dalla voglia di cliccare, commentare, postare, ma temono di esporsi, di compromettere la loro reputazione, di essere etichettati politicamente, o forse vivono nell’angoscia di dovere ammettere a se stessi che anche i fenomeni di massa hanno un loro fascino. Accade anche con il Festival di Sanremo.

Non so, è come se vivessero il loro profilo su FB come un peccato. Ogni tanto si fanno scappare uno sporadico commento e allora ti rendi conto di molte cose. Per esempio, che hanno un atteggiamento di sufficienza nei confronti di quanti pubblicano cose della loro quotidianità, come foto di animali, di bimbi, di ciò che hanno mangiato, di dove sono stati in vacanza e amenità varie. Oppure nei confronti degli “intimisti”, quelli che nei loro “stati” espongono problematiche esistenziali, familiari, di lavoro, sogni, speranze o semplicemente le loro riflessioni. Capisci che considerano disdicevole “spiattellare i fatti propri”, i sentimenti, condividere con altri momenti di gioia o di dolore, quasi fosse una sorta di devianza sociale.

Chissà, forse la pensano come alcuni esperti che studiando il fenomeno Facebook chiamano in causa addirittura la psichiatria, evocando il narcisismo, l’ossessione dei like, la libidine narcisistica. Certo, tutto nella vita è una questione di misura. Persino la mamma, se assunta in dosi massicce, può essere letale. Insomma sono quelli che #sisonosufacebookperò#.

Mi danno da pensare perché, se ci riflettiamo, Facebook è esattamente la fedele trasposizione, sul piano virtuale, di ciò che accade nella vita di tutti i giorni. Nei nostri momenti di convivialità, gli argomenti di discussione ricadono esattamente su ciò che viene “postato” su FB. I figli, il lavoro, la politica, il campionato, la cronaca, un episodio curioso o interessante che è capitato, l’ultima ricetta per cucinare le melenzane. Ed anche il narcisismo che imperverserebbe su FB e che molti, a detta degli austeri, userebbero per auto-promuoversi, è una radicata componente della nostra vita reale e ci riguarda tutti.

Il bisogno di essere gratificati o apprezzati è parte del nostro essere. Raccontare una barzelletta e provocare le irresistibili risate degli amici in un salotto, è una cosa che ti scatena le endorfine, aumenta la auto-stima. Esattamente come il numero dei “mi piace” che può ricevere un tuo post. Va da sé che accade anche il contrario. Raccontare una barzelletta che non fa ridere nessuno, o dire una cosa che cade nel disinteresse generale ti provoca un apprezzabile senso di inadeguatezza, talvolta di frustrazione. Avete presente quando “postate” un “stato” su FB ed un “mi piace” non lo trovate neanche a pagarlo? Uguale.

Tutto coincide insomma. Per loro, i personaggi austeri, invece non è così. Stanno su Facebook ma è come se volessero declinarlo al “politically correct”, o restare attestati sulla linea del “vorrei ma non posso”. E’ un vero peccato. Potrebbero raccontarci un sacco di belle cose. Se soltanto decidessero di sciogliersi, sono certo che renderebbero più allegro e divertente questo bellissimo gioco. Perché è di questo che si tratta. Un gioco, niente di più e niente di meno. E giocando, si sa, si cresce e si impara anche a volersi bene.

7 commenti

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  • 28 ottobre 2015 11:34

    Bisognerebbe spiegare a questi austeri personaggi a cui fai riferimento, che il cervello animale (quindi anche quello umano) possiede delle strutture del cervello che si chiamano “circuiti del piacere e della ricompensa”, noti come circuiti di Papez.
    Che gli piaccia o no, gli austeri, come li definisci tu, li hanno pure loro. Soltanto che si autoreprimono.
    Contenti loro, contenti tutti.

  • 28 ottobre 2015 12:23

    ma a che serve Facciadilibro?

  • 28 ottobre 2015 13:21

    C’è anche chi su facebook non è iscritto affatto, neanche al minimo sindacale e non ha neanche la voglia di farlo.
    Ragionando in questi termini si avrebbe che chi è iscritto e si espone al minimo ha la tentazione di esporsi al massimo e chi non è iscritto ha la tentazione di iscriversi.
    E entrambi sarebbero dei repressi.
    Vi giuro, io non vi sono iscritta e non ho alcuna tentazione. Giuro.
    Se dovessi avere il bisogno di aprire una pagina per qualche particolare ragione (per lavoro o per qualche attività) non solo mi esporrei al minimo, ma lo farei anche forzatamente.

  • 28 ottobre 2015 16:09

    Non sono iscritto su facebook, e non sono ne represso, ne inadeguato. E’ una scelta libera priva di qualsiasi tortuosita’ mentale a cui fa riferimento l’ autore del pezzo. Godetevi tranquillamente il vostro gioco, e non vi curate del gioco degli altri. Saluti.

  • 28 ottobre 2015 16:32

    Iscritto sin dalla prima ora, lo uso per quello che è e a me piace; se ne vale la pena commento, altrimenti leggo soltanto. Lo stesso fanno con me i miei amici (si FB).
    Gli estranei, come nella vita, restano tali.

  • 28 ottobre 2015 18:20

    ?

  • 30 ottobre 2015 18:33

    #sisonosufacebookperò# non si chiude l’hashtag

    Riscrivo visto che il mio fastidiosissimo commento era stato addirittura censurato….oh mamma mia

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