i fatti dopo il ragionamento

La cultura della mazzetta

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Lo scandalo tangenti in Sicilia, la corruzione come stile di vita e gli imprenditori che imboccano la via della legalità solo a tempo scaduto. Ecco perché codice penale e manette non bastano più Image2 | Blog diPalermo.it

Quante bustarelle vengono recapitate in quest’istante, mentre scrivo, in Italia? Quanti accordi sotto banco vengono siglati? Quante gare vengono truccate e quanti concorsi vinti da raccomandati? Assai. Troppi. E questo perché la corruzione è uno stile di vita, una cultura (squallida) in cui i migliori non sono i più bravi, ma i più furbi e finché ci sarà qualcuno disposto a vendersi, a scendere a patti, a scegliere le scorciatoie, ci sarà sempre qualcun altro che potrà comprare, ricattare e trasformare i diritti in lussuosi privilegi. Ecco perché pensare di eliminare la corruzione solo col codice penale e le manette è semplicemente un’idiozia.

L’imprenditore Massimo Campione, che con le sue dichiarazioni ieri ha fatto arrestare tre persone, racconta di aver pagato tangenti per anni a funzionari pubblici brutti, sporchi e cattivi. Tuttavia, a Campione, non gli è mai passato per la testa di denunciare: servilmente si è sempre piegato alla legge del più furbo e, chissà, per tanto tempo si è sentito molto furbo pure lui. Senza preoccuparsi di alimentare un sistema ingiusto, di lasciare in eredità ai suoi figli una società basata sulle clientele e le minacce anziché sul merito, sul coraggio e sulla dignità. Quando poi l’hanno fermato con la contabilità delle mazzette, lui mica ha ammesso subito: ha provato a fare il furbo un’ultima volta e, solo dopo, ha confessato. Non per eroismo, ma perché non aveva via d’uscita.

Quante ce ne sono di persone così oggi in Italia? Sono la maggioranza o la minoranza? Se si pensa che persino un giudice può finire sotto inchiesta per corruzione, c’è da credere che questa cultura della compravendita – che svuota di ogni valore gli ideali più belli, come l’onestà, la giustizia, l’eguaglianza – sia maledettamente diffusa. I cattivi quindi non stanno solo da una parte e non sono cioè solo quelli che chiedono soldi in cambio di favori: altrettanto cattivi, o forse di più, sono quelli disposti a pagare.

Eliminare la corruzione dipende da ciascuno di noi e in ogni istante della nostra vita. Possiamo scegliere se diventare complici di un sistema distruttivo che favorisce gli idioti senza ideali ma disposti a pagare o se indignarci e opporci in nome di qualcosa di migliore.

In questi giorni per la verità sembriamo un esercito compatto contro lo schifo scoperchiato al palazzo di giustizia e l’indignazione diffusa suona come una speranza: Silvana Saguto è il mostro a sette teste e noi siamo i duri e puri che la sconfiggeremo. Ma questa purtroppo è un’altra idiozia: il mostro l’abbiamo creato noi e anche lo schifo perché, come Campione, non abbiamo detto no quando era opportuno, non abbiamo denunciato i ricatti e le pressioni quando era il momento. Smettiamola quindi di prenderci in giro: tanti, troppi, in questo Paese non sanno – per cultura – rinunciare a trenta denari oggi in cambio di un mondo (forse) migliore domani.

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