i fatti dopo il ragionamento

Il mostro su misura

di

La demonizzazione della Saguto e il pericolo di un'autoassoluzione collettiva. Anche di chi avrebbe il dovere di farsi, con onestà, qualche domanda Saguto | Blog diPalermo.it

Il blog diPalermo.it e coloro che lo tengono in vita hanno l’indubbio merito di offrire un luogo di confronto delle idee aperto a tutti, che è quello che manca alla nostra città e non solo a lei. Un luogo cioè dove si può tentare di ragionare insieme, con una dialettica che può solo far crescere tutti. Lo scopo quindi non è, o non dovrebbe essere, quello di ricercare il consenso, l’applauso, ma di verificare se le proprie opinioni convincono o se si devono modificare, e soprattutto di andare aldilà della pura cronaca e di tentare di trarre dai fatti qualche motivo di riflessione più generale.

L’ho presa un po’ alla larga prima di arrivare al motivo che mi ha spinto a scrivere. Il fatto è che ho letto l’articolo di Eugenia Nicolosi e mi sono interrogato sul perché abbia mietuto così tanti consensi, più di cinquemila condivisioni, mentre io avevo trovato moltissimi motivi di dissenso. Per di più, essendo anch’io un giornalista, le cose di cui si parla nell’articolo mi pongono anche interrogativi sulla professione.

Chiedendo anticipatamente scusa per la sinteticità, elenco le principali obiezioni che mi vengono da fare. La prima riguarda la pubblicazione dell’intercettazione di una telefonata della Saguto ad un’amica. Mi sembra evidente che il contenuto di quella conversazione (giudizi sprezzanti e antipatici, ma privati, non pubblici, su Lucia e Manfredi Borsellino) non avesse alcuna attinenza con l’indagine in corso. Da giornalista mi chiedo quindi perché è stata fatta uscire, perché uno o più inquirenti (magistrato o Guardia di Finanza, altre fonti non sono possibili) abbia offerto questa chicca che non serve ad avvalorare le tesi dell’accusa.

Uno schizzo di fango gratuito che serve solo a orientare in un certo senso l’opinione pubblica, e non vorrei essere nei panni del magistrato che dovrà decidere, perché è indubbio che la sua attività di giudice sarà pesantemente condizionata. Ma come giornalisti non dovremmo interrogarci sul pericolo di diventare strumenti di altri? Di essere cani di Pavlov che non sanno resistere alla prima polpetta e vi si gettano sopra con la bava alla bocca senza chiedersi la ragione di quel “regalo”? Il nostro lavoro è informare i cittadini, non celebrare processi sommari per il solo gusto di dare il via ad una lapidazione senza che l’accusato abbia modo di difendersi. Forse si venderà qualche copia in più di giornale, ma non si fa un servizio ai cittadini.

La seconda obiezione è che trovo fuorviante la demonizzazione di Silvana Saguto. Dire che è brutta, sporca e cattiva serve solo a distogliere l’attenzione sui meccanismi che hanno consentito, se così risulterà alla fine del processo, illeciti guadagni grazie al suo ruolo di magistrato. La verità è che chi doveva vigilare non lo ha fatto e che come minimo ha prevalso la logica del lasciar fare. Siamo poi così sicuri che ci troviamo di fronte ad un caso isolato, o non si dovrebbe chiedere di rivedere tutta l’organizzazione, con meccanismi di controllo soprattutto dove girano tanti soldi?

Vedo infine il pericolo che episodi come quello della Saguto vengano utilizzati strumentalmente per una autoassoluzione collettiva. È vero che non tutti possono contare sulle raccomandazioni, ed è questo che le rende “preziose”. Ma la mia impressione è che siano tantissimi, troppi, quelli che le cercano. E l’impiegato di Sanremo assenteista che su Facebook inveiva contro i disonesti non è un caso isolato. Sono tanti anche da noi. A Palermo, poi, dove è stato eletto sindaco un uomo come Vito Ciancimino, eurodeputato Salvatore Lima, dove Salvatore Cuffaro ha battuto a mani basse tutti gli avversari, ecc. ecc., qualche domanda ce la vogliamo fare?

La differenza tra il suddito e il cittadino è che il primo si limita a mugugnare, e qualche volta a insorgere con grande violenza, salvo poi tornare a essere suddito di qualcun altro, mentre il cittadino si sente protagonista della vita pubblica, si organizza, si espone, e non vota Tizio o Caio perché è amico o perché gli ha fatto un favore. Continuando così, si può urlare e scandalizzarsi quanto si vuole, ma non cambierà mai nulla.


[ Immagine: di autore incerto disponibile su internet - Policy]

18 commenti

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  • 02 novembre 2015 08:18

    Caro Paolo,

    il rischio però, così ragionando, è che sia sempre colpa di qualcun altro. Che ci si perda a cercare chi, da dietro o da sopra, avrebbe dovuto fare e non ha fatto. Il timore è che diventi l’ennesino scaricabarile, anche questo non più tollerabile.
    I mostri esistono, facciamocene una ragione.

  • 02 novembre 2015 08:29

    Il benaltrismo è una piaga di questo Paese. L’indignazione è un passaggio ineludibile per trasformarsi da sudditi in cittadini.

  • 02 novembre 2015 08:45

    Etica giornalistica, questa sconosciuta… Per la prima volta mi sorprendo a pensare che ancora esiste qualcuno che mentre scrive, mantiene l’equilibrio tra il proprio impeto, la propria necessità di dichiarare, e il peso della responsabilità di quelle parole, nel saperle allinearle per tracciare un solco che aiuti a fare chiarezza e non sia solo una ricerca di sensazionalismo. Difficilmente in questi ultimi 20 anni ho trovato qualcuno che, nello scrivere, cercasse un’equidistanza tra la mente e la pancia, esattamente nel diaframma, un respiro che consentisse anche uno sguardo lungimirante. Abbiamo assistito, giornalisticamente parlando, ad una continua caccia alle streghe dai toni tutt’altro che plausiblli. Cambiano I soggetti destinatari della propria attenzione, ma non I modi dell’esercizio del proprio potere. Mi fa piacere leggere quest’articolo, potrei anche riconciliarmi con una figura che troppo spesso non ha bisogno di curarsi del riscontro delle proprie intuizioni, e miete vittime con una noncuranza e disinvoltura inaccettabile. Non conosco Paolo Corallo, ma mi fa venire voglia di essere ottimista e credere che ancora nasce chi sceglie di rendere conto alla propria etica professionale ma soprattutto personale. Da leggere.

  • 02 novembre 2015 12:04

    Premesso che non ho lasciato alcun commento nell’articolo di Eugenia Nicolosi, che comunque poteva fornire vari spunti che hanno ispirato i commentatori.
    E’ invece da notare che delle testate giornalistiche nazionali e anche locali si sono limitati a fornire tale contenuto e poco o nulla hanno parlato del resto.
    Per quanto riguarda i giornalisti che difficilmente sono indipendenti, una delle cose di cui io credo di essere immune, a rischio di sembrare senza cuore, è il tentativo di orientare l’opinione pubblica e fornire “valori”. Questo ruolo ”pedagogico” lo rifiuto in toto da tutti i media e tra l’altro seguo molto poco la tv, preferisco leggere, perché trovo nella lettura maggiore possibilità di critica e di riflessione (ma può essere un fattore soggettivo). Apprezzo in ogni caso le riflessioni e il parere personale dei giornalisti, come potrei apprezzarli da chiunque altro.
    A me personalmente tutte le chiacchiere (di qualsiasi tipo) sui figli di Borsellino, mi hanno stufato e come ho scritto altrove per me rappresentano poco in tutti i sensi. Quindi potrei anche essere predisposta per non dare peso a nulla a differenza di altri.
    Personalmente non ho demonizzato la Saguto, sebbene alcune cose mi sono parse sconcertanti e anch’io mi sono posta il problema del terreno culturale su cui poter valutare le magane. Ma ovviamente non c’è solo questo, ci sarebbero da fare altre riflessioni in tema, ma senza tentare di salvare oltre il dovuto né politici né magistratura.

  • 02 novembre 2015 12:07

    Demonizzazione autoassolutoria? Schizzi di fango? Cuffaro? Ciancimino?
    Molto autogratificante senz’altro intessere bizantinismi di questo genere, gli stessi forse con cui si prepara a infarcire la sua sapiente difesa l’eccellente avvocato palermitano Buongiorno, che non poteva proprio trovare altra cliente, quando…quandola questione che rende unica il sapore del fango che la ricopre e che noi palermitani e siciliani tutti abbiamo dovuto inghiottirci, è una e una sola : la Sagunto è/era un magistrato. Un magistrato…. Ripetiamoci la parola e cerchiamo di farcela penetrare nel cervello, ottuso sicuramente da secoli di connivenze, lassismi, equidistanze
    Ergo schizzi e/o bombe di fango che emergono/convergono da/su questa vicenda ci indignano un tantino più di tante altre, anzi ci annientano.

  • 02 novembre 2015 12:52

    prponete nino di matteo presidente della sezione prevenzione ha tutto esperienza, conosce le problematiche della citta e che qualcuno finalmente dia solidarieta ad un un magistrato solo sembra di rivedere la storia di Falcone o aspettimo come sempre il peggio?

  • 02 novembre 2015 13:29

    Parto dal fatto che tutti abbiamo ragione; tutti siamo giudici sommari prima di un processo; tutti siamo amareggiati e delusi per circostanze che nemmeno dovrebbero esistere all’interno di un apparato dello Stato così importante come quello magistratura.
    Sono un poliziotto in pensione da due anni e gli ultimi miei 12anni li ho espletati alla Questura di Palermo in una della sezioni investigative dove le intercettazioni telefoniche e ambientali sono pane quotidiano. Su questo non aggiungo altro….
    Ma io voglio soffermarmi alle intercettazioni, e di là non si scappa, cioè quelle sono perchè conosco come si lavora nella Polizia Giudiziaria. Sacrifici, professioanlità e riservatezza assoluta e a volte anche, per la riservatezza dell’indagine, vi si lavora, come in uso nel nostro gergo, blindati allinterno delle sezioni operative.
    La domanda che mi sono sempre posta da sempre è la stessa: “chi fa uscire queste intercettazioni private dall apparato investigativo che nulla hanno a che vedere con l’indagine e quindi con l eventuale reato contestato al soggetto indagato? Non mi rifersico al caso Saguto, ma in genere.
    Vedasi anche il caso Crocetta per ultimo. Il privato e privato ma questo è un altro discorso.
    Ora vi dico, ritornando alle intecettazioni, cosa accade quando si chiude una intercettazione.
    Tutti i plichi, a fine operazione compresi dvd e brogliacci vengono sigillati. Per sigillati intendo con cera e timbro della sezione operante più firme sui plichi degli operatori. Poi vengono, con verbale di accompagnamento redatto da parte dell’Ufficiale di P.G., trasmessi a mano e depositati all’ufficio intercettazioni, nel nostro caso, alla Procura di Palermo. Questo per quanto riguarda la Polizia Giudiziaria e non aggiungo altro. Quindi come fanno i grandi giornalisti ad avere gli stralci delle trascrizioni e a volte anche le intercettazioni audio? Questo accade a livello nazionale e mentre la chiusura delle indagini non si è ancora conclusa già vengono tutti gli indagati processati.
    Mahhhhh!!!! mistero.

  • 02 novembre 2015 13:33

    Condivido.
    Ennio Tinaglia

  • 02 novembre 2015 21:06

    Mi sembra ci sia una larga tolleranza sia per la pubblicazione delle intercettazioni che per chi le fornisce, al massimo si rischia come nel caso Crocetta di essere denunciati per aver diffuso il falso.
    Tra l’altro non credo che escano fuori le intercettazioni più determinanti.
    Qualcuna che ho avuto modo di leggere, con non pochi omissis, mi ha dato l’impressione che ci fosse in ballo qualcosa di più di un clientelismo o l’attività di un ufficio di collocamento, perché questo lo sospettavo anche in passato.
    In fondo la corruzione è un’ulteriore degenerazione del clientelismo e quest’ultimo, in particolare da noi, è in buona parte causato dalle carenze di opportunità ed occupazione. C’è poi un clientelismo fisiologico strutturale che è generale e non riguarda solo la Sicilia, come anche la corruzione.
    Il problema principale è che la Saguto, oltre ad essere un giudice che secondo le comuni aspettative dovrebbe essere una figura integerrima per il suo delicato ruolo, operava in una sezione che si occupava di sequestri, misure di prevenzione, viste come il bene che si contrappone al male, nell’ottica di un saldo apparato e con leggi adeguate allo scopo.
    Mentre il mondo politico è già inserito secondo il comune sentire in una zona nero grigia ma più per non riuscire a soddisfare le esigenze del popolo che per le malefatte dei suoi esponenti. E le due cose si fondono soltanto se le malefatte vengono pensate come la causa del malessere sociale.
    Poi abbiamo anche avuto l’esaltazione l’idealizzazione del ruolo della magistratura che è sembrato contrapporsi al nefasto potere politico. Ma di fatto la magistratura sebbene goda di una certa autonomia, non per questo è scollegata con la politica, anzi in un certo senso è fin troppo politicizzata.
    Per quanto riguarda invece le leggi, mantenendoci sulle misure di prevenzione, ci sono state negli anni un susseguirsi di modifiche che forse molti non conoscono.
    E le leggi non vengono emanate dalla magistrature, una modifica, un pacchetto è stato adottato ad esempio durante il governo Monti che ha anche prolungato i tempi previsti in caso di sequestro.
    Mentre tutto quello che ho letto su possibili revisioni riguardava il compenso dell’amministratore. Non so se c’è anche altro, ma non ho letto nulla in proposito.
    Se il caso Saguto non ha avuto grande risonanza a livello nazionale ma solo locale, a parte le chiacchiere sui Borsellino, occorre forse aspettare che si chiuda per capirci meglio, ma non mi sembra che ci sia molto interesse a rendere il caso all’opinione pubblica e quindi ad operare, sotto i riflettori, delle sostanziali modiche.

  • 03 novembre 2015 07:21

    Non credo che un giudice serio e onesto, si faccia condizionare dagli schizzi di fango , il giudice dovrebbe decidere la colpevolezza o l’ innocenza dell’ imputato sulla base delle prove certe. Ritengo poi che anche gli schizzi di fango a cui fa riferimento Paolo Corallo sui Borsellino, diano all’opnione pubblica l’ idea del grado di moralita’ della persona che ha commesso i presunti reatii. Concordo che le funzioni esercitate dai magistrati dovrebbero essere controllate e verificate da altri per evitare che la troppa autonomia del singolo non porti ad altri reati.

  • 03 novembre 2015 10:22

    Non sono palermitano ma leggere che dopo 23 anni dalle stragi di Capaci e via d’Amelio una cricca di sodali “servitori dello stato” abbia pensato e creato un sistema di manciugghia per se stessi e per gli amici degli amici, ed apprendere che tutto il sistema si sia retto semplicemente a “cassette di frutta e verdura”, ho letto poco la su repubblica l’azione difensiva dell’Avvocato Giulia Bongiorno, mi fa letteralmente vomitare… Avrei preferito che tali soggetti esimi, fossero stati più vicini alle esigenze delle famiglie dei testimoni di giustizia, dei collaboratori di giustizia, ed invece …. il sistema, ha privilegiato figli di avvocati, di ragionieri, di commercialisti, di amici degli amici, dei prefetti, dei colonnelli della Dia… etc etc etc … QUESTO E’ SOLO SCHIFO!!!

  • 03 novembre 2015 11:43

    Non demonizzare certo che demonizzo ….. il demonio va demonizzato un magistrato che dovrebbe fare delle indagini ed invece si fa condizionare sulle decisioni dagli amministratori giudiziari , assume , licenzia , decide di far fallire aziende per conti personali, spese , chiede soldi agli amministratori spese folli e sputa pure su i figli di uno dei pochi eroi palermitani non va demonizzata ?!? stiamo scherzando … dobbiamo urlare a voce alta siamo persone non stupidi cretini da raggirare …. schizzi di fango ? intanto nessuno si è accorto dello schizzo perchè si mimetizzava alla grande, forse perchè il composto è lo stesso e poi quella è stata come la ciliegina sulla torta come una firma, insomma come un SELFIE con dietro i palermitani , le leggi , i poveracci , le isituzioni , gli altri magistrati , Falcone , Borsellino ed anche i suoi figli !!!

  • 03 novembre 2015 11:59

    Spero, ma so di illudermi, che la stessa sensibilità e lo stesso spirito garantista ce lo abbiate quando sotto indagine è un politico

  • 05 novembre 2015 09:41

    Cronache da un Paese civile: un giudice è stato sospeso da funzioni e stipendio pur avendo goduto della migliore difesa possibile; senza la quale il procedimento sarebbe stato monco, da Stato illiberale. C’è da essere soddisfatti. E lo debbono essere anche coloro che, eventualmente, si fossero trovati in disaccordo con gli argomenti della difesa, perché tutto si può discutere, ma la linea difensiva la stabilisce l’avvocato, a prescindere da qualunque opinione contraria, la quale, non avendo per oggetto la difesa dell’imputato, è di nessuna importanza. Un esempio: se per noi la pietra dello scandalo in questa triste storia è stata rappresentata da gamberoni e ventresca, l’avvocato difensore si è limitato ad ammettere solo frutta e ortaggi. Così va il mondo in democrazia: a ognuno la sua parte.

  • 11 novembre 2015 12:47

    Io , come lei, mi stupisco per le 5mila e passa visualizzazioni del pezzo sulla Saguto, ma a lei sembrano tanti, a me sembrano pochissime, Palermo vanta piu’ di 1milione di abitanti, per cui, cosa vuol dire che 950mila persone sono daccordo con le collusioni,col malaffare,con le tangenti???? avallare certi comportamenti solo perche’ “dovuti al sistema” significa cercare qualcuno che faccia sparire dalla faccia terra la Sicilia che e’ meglio.

  • 11 novembre 2015 13:10

    Bel post, mi ha fatto riflettere; ma a occhio e croce il fango schizza perché tutta la questione ne è piena, e non certo perché qualcuno lo abbia creato ad arte.
    Farei una differenza fra il demonizzare e l’indignarsi. Dal sito della Treccani, per assicurarmi di non essere in errore, riporto:

    indignazione: “risentimento vivo soprattutto per cosa che offende il senso di umanità, di giustizia[…]”

    demonizzare:”considerare, rappresentare, raffigurare o condannare come un’essenza o un’emanazione demoniaca, attribuendo a persone o cose qualità, forza o volontà perverse, malvagie, diaboliche, o comunque malefiche o deleterie”

    A me sembra che l’indignazione sia salutare e, nella fattispecie, che il post di Eugenia Nicolosi non demonizzi alcunché; l’ho letto partendo da questo post e anche lì ho trovato spunti di riflessione interessanti:
    in quanti avevano notato che la commozione di Borsellino fosse scaturita non direttamente da un ricordo del padre, quanto dall’evidenza che le battaglie da lui combattute sono ancora in corso e più insinuose e attuali che mai? La presenza di un nemico strisciante, annidato proprio fra coloro i quali si dichiarano paladini della legalità e della lotta alla mafia.

    Possiamo discutere sull’opportunità che alcuni stralci andassero pubblicati o meno, ma confido (sono troppo fiducioso?) nella professionalità dei magistrati che dovranno giudicare la vicenda nel merito.

  • 11 novembre 2015 13:38

    Ciao a tutti, commento solo ora perché ho appena visto questo post, per caso.
    Sono abbastanza d’accordo nel ritenere diPalermo un luogo di confronto aperto a tutti e non metto bocca sull’operato di cronisti che impregnano di fango pezzi di cronaca. Io comunque, del caso Saguto per lavoro non mi sono occupata. Da cittadina ho espresso per iscritto quanto sentito quella sera, senza nemmeno troppo indugio o riflessione. Mi piace pensare che questo sia uno spazio aperto per il confronto 🙂
    Le intercettazioni sono ahimè venute fuori, forse è un bene che la gente si svegli, forse non si sveglia nemmeno a timpulate, non so. Purtroppo una volta di pubblico dominio non possono che diventare oggetto di confronto e discussioni, aperte a tutti.

  • 11 novembre 2015 23:01

    insidiose, non insinuose. oops.

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