i fatti dopo il ragionamento

Mi chiamo Paolo, ho 11 anni

di

Un bambino che sogna di essere più di quel che è, un pranzo veloce che mette la mia vita allo specchio e la speranza che il suo futuro sia migliore di quel che finora è stato il suo passato Bambino | Blog diPalermo.it

C’è una parte di me che crede di essere Paolo. Paolo è un bambino di 11 anni (dice lui) che ho incontrato davanti al tribunale di Palermo. Secondo me, al massimo ne ha 9. Ma lui forse vuole sentirsi grande senza esserlo. Perché crede, probabilmente, che essere grande sia più facile. Che si possano fare molte più cose. Che si possa tenere il mondo per le palle. Forse pensa questo Paolo che, alle 12 e mezza di un giovedì di fine ottobre, sta davanti al tribunale. A scuola dice di esserci andato. Dice che lo zaino lo ha lasciato a casa e che i compiti li ha già fatti.

Dice che deve rimanere fermo lì ad aspettare la zia che, alle quattro e mezza del pomeriggio, deve portarlo a casa. Non ha ancora pranzato, Paolo, e per questo, io e miei colleghi, lo portiamo con noi al bar. Ma glielo spieghiamo che lui, al bar con gente che non conosce, non ci deve andare. Lui mi risponde dicendomi che se vede che la gente ha gli occhi “brutti”, scappa. E io ci credo. Ma non lo so se è così. Paolo è solo un bambino che ha 11 anni. Ma che secondo me ne ha solo 9.

Si vergogna a dirmi che vuole la Coca Cola. E si vergogna pure quando, a portargliela, è una ragazza che gli sorride chiedendogli quanti anni abbia. E lui risponde sempre 11. Forse ce li ha davvero a questo punto. Vuole fare il poliziotto, dice. Nella sua testa di bambino non per applicare la legge. Ma per picchiare. E forse per farsi rispettare. Chissà che vita fa, Paolo. Che deve aspettare la zia fino alle quattro e mezza del pomeriggio. Quando sta diluviando e lui non ha nemmeno il giubbotto con il cappuccio.

Ho guardato Paolo pensando al suo futuro e al mio passato. Che forse, un po’, è stato come quello di Paolo. Che si racconta storie perché gli piace sognare. E che la zia, in realtà, non la deve aspettare. Perché se ne va via quando noi saliamo in auto per tornare al lavoro. E spero che il futuro di Paolo sia diverso dal suo passato. E se fosse migliore del mio io sarei felice per lui, anche se non lo saprò mai. Perché Paolo ha 11 anni. Anche se, per me, ne ha soltanto 9.


[ Immagine: Giosetta Fioroni, Bambino solo, 1968, smalti su tela - Policy]

1 commenti

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  • 03 novembre 2015 10:28

    Potrebbe essere la storia di ognuno di noi.
    Da ragazzi, da adulti, continuamente ci siamo trovati a delle “sliding doors” .
    Al famoso treno che perdiamo, che lasciamo volontariamente, che scartiamo.
    Chissà, il fato, il destino, o cos’altro.
    Di certo per essere dove siamo abbiamo scelto, operato, deciso- Anche Paolo se vorrà potrà raggiungere il suo scopo il suo sogno di ragazzino- chissà, sarà pure possibile che un giorno lo sapremo, dall sua voce direttamente.

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