i fatti dopo il ragionamento

Riprendiamoci Palermo

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Le ferite del "sacco" politico-mafioso e il sogno visionario di due giovani architetti. Che parte dalla ricostruzione di un gioiello liberty che fu abbattuto per far posto a un parcheggio. Avete mai sentito parlare di villa Deliella? Piazza Cispi Villa Deliella | Blog diPalermo.it

C’è uno squarcio nel cuore di Palermo. Ce ne sono tanti, è vero. Ma villa Deliella è lo squarcio per eccellenza. La sua distruzione è una beffa che sa di sadismo. È la stessa prepotenza che negli anni del “sacco” di Palermo aveva salutato lo scempio di ville liberty con il triste slogan “Palermo è bella, facciamola più bella”, ripetuto – chissà con quale convinzione – da mafia, politica e da certa borghesia e nobiltà compiacente, a cui non importava un fico secco dell’arte né del volto di Palermo.

Era il 28 novembre del 1959, mancavano pochi giorni prima che la Villa (capolavoro liberty di un certo Ernesto Basile) venisse sottoposta a vincolo storico-monumentale integrale. Occorreva fare presto, e presto si fece: una demolizione lampo, che portò via in un attimo arredi, maioliche, stoffe, sculture. Tutto un mondo che grida ancora giustizia. Oggi – nell’area che il piano regolatore destina ad attrezzature museali culturali ed espositive – c’è uno squarcio: un parcheggio. Le forme aggraziate, l’eleganza del Basile, la storia di una città di cui villa Deliella era uno dei simboli sono state sostituite da neon asfittici e da un andirivieni di auto: strano modo di intendere le attrezzature museali.

Quest’anno, il 28 novembre cade di sabato. Un anniversario importante, colmo di vergogna, che è ancora possibile riscattare. In quella data si riunirà un tavolo tecnico per aprire alla città la petizione per chiedere la ricostruzione della villa del Basile. L’iniziativa parte da due architetti giovani e visionari quanto basta per fare storcere il muso a chi pensa che ormai la situazione è questa e così dobbiamo tenercela: Danilo Maniscalco e Giulia Argiroffi che lanciano su twitter l’hashtag #ricostruiAmovilladeliella. Quello che è stato e quello che sarà, insomma.

Una nota a margine: c’è un’altra città che ha avuto il suo sacco, ben più grave, in termini di danni ai beni culturali, del terremoto che la devastò nel 1908. Si chiama Messina: alle sue chiese e ai suoi palazzi – che gli eventi naturali avevano risparmiato – ha pensato l’uomo, smontandoli pezzo per pezzo e confinandoli al museo regionale. Per fare posto ad altre splendide brutture.


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9 commenti

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  • 04 novembre 2015 14:58

    Non riesco a capire se davvero questa operazione possa essere un segnale positivo. Sicuramente è espressione del sentimento nostalgico di cui è intriso il popolo palermitano rispetto alla questione del sacco. Questo sentimento che testimonia un rapporto con la città intesa ormai come “paradiso perduto” non mi entusiasma. Capisco il valore simbolico che questa ricostruzione potrebbe assumere ma continuo a credere che la direzione dovrebbe essere, se non quella di demolire, almeno quella di evitare di continuare a costruire: il palazzo (ri)costruito pochi anni fa in via Maqueda all’altezza di discesa dei giovenchi non ha trovato quasi nessuna opposizione lla sua costruzione, peraltro abbastanza inutile considerando che lo spazio poteva essere sfruttato per creare una zona di verde in un centro storico che non ne ha quasi più. Per non parlare della periferia dove si continua a cementificare inutilmente.

  • 04 novembre 2015 15:26

    Mia nonna mi raccontava spesso di una bellissima villa, sorgeva in via Libertà dove adesso c’è quell’orribile palazzaccio in vetro che ospita una delegazione comunale e un call center.
    Conosceva bene i proprietari, spesso andava a prendere il thè nei pomeriggi invernali e ne decantava sempre i meravigliosi interni liberty.
    Qualcuno sa di cosa parlo?

  • 04 novembre 2015 16:37

    Mi sono sempre chiesto chi fossero i proprietari di queste splendide ville abbattute per far posto a orribili alveari. La mafia e costruttori analfabeti sono certo colpevoli ma proprietari cialtroni, nobili o pseudo nobili, ne sono stati certamente complici.

  • 04 novembre 2015 18:52

    @Turiddu. Ti segnalo un sito ricco di fotografie dell’epoca che ci fanno capire cosa fosse Via Libertà un tempo. Il villino di cui parli credo fosse Villa Rutelli, sita all’angolo con Via La Marmora. Ecco il link:
    https://laguilla.wordpress.com/ville-non-piu-esitenti-di-via-liberta/
    Inoltre ti segnalo una collana splendida edita da Dario Flaccovio con due libri in particolare di grande pregio: “Via Libertà ieri e oggi” e “Via Notarbartolo ieri e oggi”. Gli Autori, due studiosi benemeriti cui dovrebbe andare la gratitudine di tutti coloro che amano la nostra città sono: Adriana Chirco e Mario Di Liberto. Saluti

  • 05 novembre 2015 00:03

    Al netto di tutto, picciotti, mizzica quanto è comodo però quel parcheggio. Benedizione.

  • 05 novembre 2015 10:36

    Mille grazie Vitogol!

  • 05 novembre 2015 13:46

    Condivido in buona parte il commento di George.
    Solo che il problema non credo stia nell’estensione dell’area su cui sono state realizzate le costruzioni, ma l’eccessiva densità di costruzioni a discapito della vivibilità e della circolazione stradale. Poi ci sono anche strade che ancora oggi non sono state aperte, nel completo disinteresse.
    Diciamo che la scelta fatta potrebbe essere stata vantaggiosa sul piano economico anche per le casse comunali, ma scriteriata sul piano urbano. Sembrano sorte a casaccio.
    E qui mi sembra esserci qualcosa in più della presenza della mafia. Tra l’altro che io sappia non c’erano in ballo solo imprese di mafiosi.
    Come per la demolizione delle ville in via Libertà c’era la compiacenza dei nobili, il sacco sembra essersi attuato con una compartecipazione, c’era proprio un orientamento generale che si è mantenuto nel tempo.
    Io per mio conto qualcosina la demolirei nel centro storico, senza ricostruirvi più nulla.
    Ma quando si parla di demolizioni i palermitani sembrano allarmarsi rievocando eventi passati.
    Per la realizzazione della via Roma a fine 800 c’è stato un piagnisteo che trascina anche ad oggi e in via Roma per lo più sono state demolite abitazioni popolari in cattive condizioni.
    Ma a me la via Roma sembra più un pugno sull’occhio perché il resto è rimasto invariato che non per la via stessa.

  • Pingback: Riprendiamoci Palermo | ricostruiAmovilladeliella

  • 10 novembre 2015 12:58

    Bravo Zelig
    Non dimentichiamo che i palazzi furono venduti ai costruttori, non certo espropriati.
    La mafia ha mangiato ma i nobilotti pure

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