i fatti dopo il ragionamento

La magia che ci serve

di

Cinema Paradiso 3 | Blog diPalermo.it

Amate il cinema? Siete una di quelle strane creature che appena si spengono le luci e partono i titoli di testa pensa che stia per cominciare la magia? Adorate i vecchi film e gli happy end? Ricordate a memoria le battute dei vostri film preferiti come quel personaggio di Tornatore in Nuovo cinema Paradiso? Allora Tutto può accadere a Broadway è il film per voi.

Oppure vi piacciono i film di atmosfera newyorkese con le battute perfette e una colonna sonora jazz come nel miglior Woody Allen, dove gli attori recitano come fossero parti di un’orchestra e nella storia del film la vita e la scena si confondono? Allora Tutto può accadere a Broadway è il film per voi.

Oppure infine volete solamente un’ora e mezza di evasione pura, di divertimento leggero e semplice che vi regali risate e pura piacevolezza? Bene, Tutto può accadere a Broadway è il film per voi. Un regista di lunga esperienza, Peter Brogdanovich (ricordate Ma papà ti manda sola?) con un cast effervescente, mette in scena un film delizioso che è la sua dichiarazione d’amore al cinema.

Con il meccanismo classico della commedia degli equivoci, la storia di Isabella, Izzy la squillo, che realizza il suo sogno di diventare attrice, viene raccontata allo spettatore tra citazioni cinefile, registi che redimono prostitute, primedonne tradite da mariti ed ex amanti, commediografi timidi ed impacciati, terapeute alcolizzate e sostitute terapeute nevrotiche e meravigliosamente folli, detective improbabili dai travestimenti posticci, giudici maniaci ed altro ancora in un crescendo scoppiettante con piccola sorpresa finale.

Il titolo della commedia originale è Squirrels to the nuts, scoiattoli alle noci, e se lo vedrete capirete perché, ed è anche questa una citazione che viene fuori da un vecchio film in bianco e nero, Fra le tue braccia, di Lubitsch, uno di quelli che magari vi ha fatto sognare. Perché il cinema serve anche a questo, a farci sognare, a regalarci un po’ di magia, perché come dice la protagonista del film, “tutti abbiamo bisogno di un po’ di magia, no?”

2 commenti

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  • 06 novembre 2015 11:38

    Ho visto il film dopo aver letto questa recensione molto ben scritta e accattivante.
    Purtroppo, però, siamo lontani anni luce dall’eleganza e comicità di Woody Allen, film con trama piatta, da commediola superficiale. Non si capisce il motivo per cui uno deve andare con le escort se ha per moglie Kathryn Hahn e soprattutto a che pro regalare 30.000 dollari a testa. Gli equivoci su cui si regge il film sono abbastanza scontati e possono al massimo far sorridere.
    Ad ogni modo il titolo originale è “She’s funny that way”, anche se il progetto inizialmente era “Squirrels to the nuts”, come leggo su wikipedia. Saluti.

  • 07 novembre 2015 03:28

    Solo per fare una precisazione.Risale a più di un decennio fa il progetto di questa screwball comedy originariamente intitolata “Squirrels to the Nuts” (da una battuta di “Fra le tue braccia” di Lubitsch) e scritta da Bogdanovich con Louise Stratten. La morte improvvisa di John Ritter, per la quale era stata pensata, l’ha messa in stand-by fino a quando due tizi che rispondono ai nomi di Wes Anderson e Noah Baumbach non hanno deciso di farle da produttori, per il tramite del comune amico Owen Wilson. È anche a loro, dunque, che dobbiamo essere grati per questi novanta minuti di spassosa evasione, oltre che ad un cast brillantemente assortito, che dimostra di conoscere i tempi comici particolari di questo genere di commedia tanto quanto il necessario repertorio facciale.
    Peter Bogdanovich, maestro indiscusso e cinefilo eccellente, cammina in solitaria da quasi cinquant’anni, infilando salite e discese sul sentiero fisso del piacere di fare cinema e di ricordarne l’età dell’oro. Ma attenzione. “Memory is not a videocamera”, fa dire alla sua protagonista in questo film: il ricordo non è una replica scientifica e irregimentata, nel ricordo convivono la libertà, l’errore, la distanza che tutto abbellisce e perdona. Esattamente come piace a Isabella, che ama sostituire il termine “escort” con “musa”, credere (ancora) che andare a teatro voglia dire farsi sorprendere, e che il finale non sia un buon finale se non lo si spruzza con un po’ di rosa.
    Uso da sempre a “ripresentare” il rétro (nel senso di riportarlo al presente più che di ringiovanirlo), Bogdanovich sembra qui recuperare soprattutto da un passato abbastanza recente (ma a sua volta carico di memoria cinematografica) qual è quello del miglior Woody Allen, riprendendone l’attore, i personaggi, la struttura del racconto a flashbacks, il gioco dell’arte che imita la vita che imita l’arte…
    Imogen Poots, novella dea dell’amore, e Jennifer Aniston, meravigliosamente “svitata”, conducono una corsa che, specie nella prima parte, è divertimento puro e culmina nell’unità di luogo e di tempo della scena del ristorante. Nel seguito, il gomitolo si allenta, ma il sorriso non si spegne.

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