i fatti dopo il ragionamento

Quella mafia dimenticata

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L'arresto del boss Profeta, la folla di fans accorsi ad ossequiarlo e il nostro stupore. Che nasce, forse, da un pericoloso errore di sottovalutazione W La Mafia | Blog diPalermo.it

Perfino gli investigatori di razza sono rimasti stupiti – “ritorno a vent’anni fa” – nell’assistere al teatrino davanti agli uffici della squadra mobile inscenato da parenti e “fan” del boss Salvatore Profeta, appena arrestato. Era il 1998, quasi vent’anni fa appunto, quando i familiari di Vito Vitale, il boss erede di Riina, in attesa dell’uscita del parente dalla Mobile per essere trasferito in carcere, diedero vita a un vero e proprio assalto inveendo contro poliziotti e giornalisti. La più agguerrita la sorella Giusy, la boss in gonnella, anzi la boss in fuseaux.

Quasi vent’anni dopo stesse scene, come se il tempo si fosse fermato, come se non ci fossero mai stati arresti, pentimenti, decapitazioni di cosche, rastrellamenti vari, coscienze risvegliate, lotte contro la subcultura mafiosa, come se nulla ci fosse mai stato.

E se di analisi su quanto accaduto, più o meno condivisibili, ne sono state fatte parecchie, forse sarebbe necessario parlare del fatto che l’asse dell’attenzione, negli ultimi anni, si è troppo spostato sulla nuova mafia, sulla mafia 2.0, quella dei colletti bianchi, su quella delle cantilene dei convegni dei parrucconi dell’antimafia: “ormai è solo una cosa con la politica, infiltrata nelle istituzioni”, “non è solo in Sicilia, ma in tutta Italia”, “hai visto Roma, la vera mafia è lì” etc. Sulla mafia insomma che – secondo affermazioni generiche e diffuse – sarebbe cambiata. Che per quanto riguarda interessi economici e criminali, è vero. Ma forse si è troppo in fretta dimenticato che l’origine, il cuore pulsante della mafia, l’anima della mafia, che tiene in vita tutto, sta proprio lì, tra quei parenti e amici che ossequiano il boss appena ammanettato, che lo veneravano come un dio.

Perché gli aspetti della mafia che ultimamente in molti hanno visto e rappresentato come quasi marginali, folcloristici, tanto da stupirsi se ancora oggi si verificano fatti del genere, rappresentano invece i rudimenti su cui ancora oggi, come ieri, si basa l’intero sistema mafioso. Si tratta di quelle robuste fondamenta che – come si è visto – continuano comunque a resistere ai pure tremendi colpi che lo Stato ha inferto negli ultimi vent’anni, e che meriterebbero forse dalle parti coinvolte nella lotta alla criminalità organizzata un’attenzione diversa.


[ Immagine: di autore incerto disponibile su internet - Policy]

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